Informatici, a cosa serve l'Università?

Un lettore prova a rispondere alla fatidica domanda. Prosegue il dibattito su ruolo e prospettive degli specialisti, degli ingegneri e degli informatici
Un lettore prova a rispondere alla fatidica domanda. Prosegue il dibattito su ruolo e prospettive degli specialisti, degli ingegneri e degli informatici


Roma – Egregia redazione di PI, In riferimento alla lettera Informatica, qualità dell’ingegnere? e a molte altre simili vorrei evidenziare alcuni punti importanti . A me sembra che con queste lettere di ingegneri/non ingegneri che lavorano nel campo dell’informatica (e i dottori in scienze dell’informazione ce li dimentichiamo?) si è raggiunta una visione molto chiara di come stanno le cose.

D: A cosa serve l’università?
R: A creare uno status mentis che potremmo definire del problem solver. A imparare ad applicare logica e raziocinio alla soluzione di un problema. E, inoltre, ad affrontare argomenti nuovi padroneggiandoli in poco tempo per ottenere buoni risultati.

Che poi ci sia qualcuno che non capisce questo e, invece, impara a memoria (e bara agli esami) e poi si sente un grande solo perchè ha un pezzo di carta, questo è sicuramente un guasto.

D: È necessario andare all’università per diventare un buon progettista e/o programmatore?
R: NO. Chiaramente la stessa cosa che si può imparare all’università la si può ovviamente imparare da auto-didatti.

Quindi… a cosa/chi serve l’università?

Chiaramente a chi avendo i denari da spendere e il tempo da investire vuole avere dei maestri competenti che lo aiutino ad imparare e a esplorare la via maestra della conoscenza. E qui direi che è responsabilità di queste persone anche giudicare e monitorare la qualità dell’insegnante. Se un professore è ignorante e non insegna bene è chi lo paga (il cliente) che per primo deve protestare per mantenere la qualità e il senso del corso. Questo gli studenti universitari NON LO FANNO e quindi danneggiano se stessi e la propria futura professionalità.

Quindi non c’è ragione che un laureato appena uscito dall’università pretenda di avere “tutto e subito” con un posto di comando e un grosso stipendio. Semmai, partirà come gli altri dalla base e poi se son rose fioriranno. Se ha investito bene i suoi denari nella giusta combinazione di maestri e impegno personale allora prevarrà sugli altri concorrenti. Altrimenti avrà comunque quel che merita.

Una postilla: a quando una università che non finisca mai dove chiunque può fare i corsi che vuole perchè gli servono in quel momento o li ritiene utili? Non ci dovrebbe essere più la laurea ma un attestato per ogni esame così uno dimostra solo quello che ha fatto personalmente: il suo percorso formativo.

Ancora di più, i titoli accademici dovrebbero avere un tempo di validità. Oggi ho preso la laurea in ingegneria, tra 3 anni scade a meno che non abbia lavorato nel campo specifico. Che senso ha per uno che si è laureato in ingegneria 20 anni fa dire che è ingegnere quando ha fatto selezione del personale tutto il tempo?

Alfonso Luciano

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02 01 2005
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