Intel e l'esperienza tecnologica

Il chipmaker mette in mostra i risultati delle sue ricerche altre rispetto a processori e chipset x86 ubiqui. Perché in un futuro molto prossimo, dice Intel, la tecnologia andrà più che altro vissuta. E non necessariamente solo su PC

Roma – Torna l’appuntamento annuale con il Research Day di Intel, manifestazione aperta al pubblico in cui il produttore della stragrande maggioranza dei microchip che alimentano le capacità di ogni genere di dispositivo digitale (PC, smartphone, tablet, set-top box, media center, TV…) mette in mostra i risultati delle ricerche di Intel Labs . Ricerche “alternative” ai microprocessori e ai chipset ma non per questo meno importanti nell’ottica di un computing sempre più distribuito, pervasivo, nanoscopico e ubiquo .

L’idea di tecnologia che anima le ricerche dei labs di Intel da un po’ di tempo a questa parte è molto diversa dall’approccio tradizionale all’informatica e al computing: i ricercatori si sono focalizzati sul tipo di “esperienza” della tecnologia, sulle modalità in cui tale esperienza avviene e su chi ha bisogno di cosa per soddisfare i propri bisogni di homo tecnologicus sempre circondato da gadget, connessioni telematiche e pannelli LCD luminescenti.

Non a caso, durante il Research Day di quest’anno, il CTO di Intel Justin Rattner ha annunciato l’istituzione di un nuovo laboratorio chiamato Interaction and Experience Research con a capo l’ Intel Fellow Genevieve Bell. “Oggi Intel tocca molte cose presenti nella vita delle persone invece del semplice PC”, ha detto Bell, e la nuova divisione di ricerca e sviluppo “partirà dalle fondamenta di 15 anni di ricerca per indagare nei modi in cui le persone usano, riusano e mantengono le tecnologia dell’informazione e della comunicazione”.

Nella pratica in Interaction and Experience Research si faranno strada abilità e tendenze diverse e complementari rispetto a quella ingegneristica e tecnica , e il laboratorio coprirà ambiti come le scienze sociali, le ricerche sul design e l’interazione uomo-macchina, l’antropologia e tutte quelle discipline utili a sviscerare il rapporto simbiotico tra uomo e tecnologia nei suoi elementi caratterizzanti.

I ricercatori di Intel promettono di impiegare Interaction and Experience Research per sviluppare tecnologie all’avanguardia capaci di sfruttare proficuamente il 3D, gli input gestuali, le interfacce aptiche e “cose che non so nemmeno come potremmo descrivere al momento”, chiosa Bell.

Alfonso Maruccia

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  • tunele scrive:
    facebook auth
    Chi sviluppa per facebook conosce questa notizia da due mesi. Infatti l'annuncio nel cambiamento del meccanismo di autorizzazione delle app di terze parti è stato dato da facebook esattamente due mesi fa. In sostanza mentre prima esistevano solo due tipi di autorizzazione principale, quella standard e quella estesa, dove la prima ti permetteva di accedere a tutte le informazioni dell'utente, mentre la seconda ti permetteva di accedere ad alcune infomazioni offline, adesso occorre richiedere esplicitamente una autorizzazione per ogni classe di informazione richiesta dall'app. Ad esempio se si vuole accedere alle foto c'è una autorizzazione apposita, se si vuole accedere allo stream publish ce n'è un'altra eccetera. Riguardo le informazioni pubbliche dell'utente invece, quanto riportato nella notizia è vero ma incompleto. Infatti solo le applicazioni che hanno fatto la migrazione alle nuove Graph API possono accedere alle info pubbliche dell'utente senza richiedere alcuna autorizzazione, semplicemente perché appunto queste info sono pubbliche per chiunque, sito internet, singolo utente o facebook app che sia, è sufficiente una get all'iurl pubblicodella graph api relativa all'utente in questione. Invece le applicazioni facebook che ancora mantengono le vecchie Rest API, devono richiedere esplicitamente i permessi di acXXXXX anche alle info pubbliche dell'utente. Per quanto ne so pochissimi sono passati alle nuove Graph Api perché è una novità introdotta da facebook da soli due mesi e quindi non considerata ancora sufficientemente stabile. Lo stesso facebook sconsigliava le app già esistenti di migrare subito alle nuove API.
    • vodka scrive:
      Re: facebook auth
      ecco questo è il tipo di commento che vorrei leggere su PI.Perchè non ci sono le stelle come su Gizmodo?
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