Intel si prepara all'era dei nanometri

Il big di Santa Clara ha illustrato i suoi piani per il passaggio, il prossimo anno, alla tecnologia di produzione da 90 nanometri, la stessa che porterà il Pentium 4 oltre i 3,2 GHz. Anche AMD è pronta al balzo


Milano – Il prossimo anno alcuni dei più grandi colossi dei microchip migreranno i loro processi produttivi dalle attuali tecnologie a 0,13 micron verso quelle a 0.09 micron, ossia 90 nanometri (nm): un nanometro corrisponde a un miliardesimo di metro. Intel, che la scorsa settimana ha illustrato i propri piani in merito, sarà una delle prime ad adottare la nuova tecnologia a 90 nm, tecnologia per altro già impiegata nella produzione di chip SDRAM da 52 Mbit: questi chip di memoria racchiudono 330 milioni di transistor nello spazio di 109 mm quadrati, più o meno le dimensioni di un’unghia.

“Mentre alcune aziende stanno lentamente passando al processo di produzione a 130 nm (0,13 micron) su wafer da 200 mm, Intel si sta evolvendo verso la più avanzata tecnologia a 90 nm impiegando esclusivamente wafer da 300 mm”, ha affermato Sunlin Chou, Senior Vice President e General Manager del Technology and Manufacturing Group di Intel. “Questa combinazione consentirà a Intel di realizzare prodotti migliori e ridurre i costi di produzione”.

Questo nuovo processo a 90 nm combina transistor a prestazioni più elevate e a minore consumo di energia con la tecnologia “strained silicon”, connessioni in rame ad alta velocità e un nuovo materiale dielettrico a bassa costante k. Per la prima volta tutte queste tecnologie verranno integrate in un singolo processo di produzione che, a partire dalla seconda metà del prossimo anno, verranno utilizzate per spingere i Pentium 4 con core Prescott a frequenze di clock superiori ai 3,2 GHz.

Più o meno nello stesso periodo anche AMD ha pianificato il passaggio, per la sua famiglia di chip ClawHammer, ad un processo produttivo a 90 nm. ClawHammer, la cui introduzione è attesa per la fine dell’anno, sarà il primo membro della linea di chip a 32/64 bit Hammer, e adotterà inizialmente un processo a 0,13 micron con tecnologia Silicon On Insulator (SOI). L’adozione dei 90 nm consentirà anche ad AMD di spingere le proprie CPU oltre i 3 GHz e, in futuro, di integrare due core Hammer sullo stesso chip (una tecnica simile a quella HyperThreading di Intel). Fra circa un anno AMD conta di rilasciare un modello di ClawHammer 4400+, ossia capace di offrire prestazioni paragonabili a quelle di un ipotetico Pentium 4 a 4,4 GHz.

Ecco ulteriori dettagli sulla tecnologia a 90 nm di Intel.


Il nuovo processo a 90 nm di Intel si baserà su transistor di 50 nm di lunghezza (lunghezza del gate), che Intel definisce i più piccoli transistor CMOS (Complementary Metal Oxyde Semiconductor) con le prestazioni più elevate in produzione. In confronto, i transistor più evoluti prodotti attualmente, alla base dei processori P4, misurano 60 nm.

“I transistor piccoli e veloci – spiega Intel – sono gli elementi di base di processori estremamente veloci”.

Questi transistor hanno uno spessore del gate oxide (ossido di controllo) di soli 5 strati atomici (1,2 nm). Il gate oxide sottile aumenta la velocità dei transistor.

Intel ha integrato in questo processo la propria implementazione della tecnologia strained silicon grazie alla quale la corrente circola più rapidamente incrementando la velocità dei transistor. Il big di Santa Clara sostiene che questo processo sarà il primo del settore ad implementare la tecnologia strained silicon nella produzione.

Il nuovo processo adotta poi connessioni in rame con un nuovo materiale dielettrico in ossido drogato (evidentemente Intel non teme i controlli antidoping) con carbonio (CDO, Carbon Doped Oxide) che, anche in questo caso, permette di aumentare la velocità del segnale all’interno del chip e ridurre il consumo di energia. Intel ha spiegato che questo materiale dielettrico viene implementato in un semplice design di stack a due strati di facile produzione.

Come si è detto in precedenza, a febbraio Intel ha utilizzato il proprio processo a 90 nm per realizzare chip SRAM da 52 megabit che implementano celle SRAM di dimensioni pari a un micron quadrato, circa cento volte inferiori a quelle di un globulo rosso. Le piccole celle SRAM consentono l’integrazione di cache di dati più grandi nei processori, con il conseguente aumento prestazionale. Questi semiconduttori sono stati prodotti nello stabilimento di sviluppo della tecnologia a 300 mm di Intel (denominato D1C) a Hillsboro, Oregon, dove è stato messo a punto il processo.

“Il processo a 90 nm di Intel viene oggi sperimentato attivamente e nello stabilimento di sviluppo vengono prodotti continuamente nuovi wafer e chip”, ha affermato Mark Bohr, Intel Fellow e direttore dell’architettura e dell’integrazione del processo. “Entro il prossimo anno, Intel sarà la prima azienda a utilizzare il processo a 90 nm nella produzione in volumi”.

Il primo processore a 90 nm di Intel integrerà sette strati di connessioni in rame e, per la sua fabbricazione, viene utilizzata una combinazione di apparecchiature per litografia con lunghezza d’onda di 248 nm e 193 nm. L’azienda prevede inoltre di riutilizzare circa il 75% degli strumenti impiegati nell’attuale versione a 300 mm del processo a 0,13 micron, riducendo i costi di implementazione e fornendo un set di strumenti già testati per la produzione.

Il processo a 90 nm verrà introdotto nella produzione in volumi nell’impianto D1C e trasferito ad altri stabilimenti per la produzione basata su wafer da 300 mm all’inizio del prossimo anno. Intel prevede che entro il 2004 il processo a 90 nm sarà utilizzato in tre stabilimenti di produzione basati su wafer da 300 mm.

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  • Anonimo scrive:
    Catastrofismi e retorica facile
    Comprendo sia il pensiero di Da Empoli che di Mantellini, ma in entrambi i casi non trovo nulla di nuovo e onestamente colgo un po' di ingenuita'.E' mai esistito un periodo storico in cui non vi fosse una separazione intellettuale o culturale tra chi era in grado di elaborare le notizie e chi no? Purtroppo questa divisione e' sempre esistita, e continuera' ad esistere allo stesso modo.La crescente facilita' d'accesso alle informazioni e' senz'altro una cosa positiva. E' la base per lavorare sull'elaborazione.Aggiungo a tutto questo che cinquant'anni fa erano ben piu' le persone che non avevano mai fatto una telefonata. L'evoluzione sociale e culturale di un pianeta con sei miliardi di persone non puo' che procedere lentamente e gradualmente, senza bisogno di catastrofismi e allarmi poco costruttivi.
  • Anonimo scrive:
    Da Empoli ha ragione
    Da Empoli ha ragione. Aggiungerei anche che la difficoltà a filtrare l'informazione per noi realmente interessante o utile comporta un inevitabile eccesso di "rumore" dentro al quale rischia di scomparire la nostra reale capacità cognitiva. Staccare la spina è un diritto e una necessità.
  • Anonimo scrive:
    ormai siamo qui, viviamo!
    specificare la faccenda del block notes e dell'uso "spropositato" della tecnologia oggi, mi fa un po' ridere.Sono un anno più giovane dello scrittore citato ... ma non posso dire più di essere proprio "giovane" ... non me ne voglia Mantellini ... :-) ... ma ormai si vede che io sono un po' vecchio ... e lui parecchio di più :-)))))A parte questo, penso che se mi presentassi oggi a 17 anni con un notebook per scrivere appunti direttamente nel pc o se ci scrivessi il tema, non dovrebbe essere visto in maniera strana ... Perché "strano" non è mettersi su una panchina col block notes e la matita.Eppure per me è stata una perdita di tempo, al di la del piacere grafomane che io stesso provo nel sentire la punta dello strumento che scrive sulla carta... poi hai dovuto trascrivere :-)))
  • Anonimo scrive:
    punti di vista...
    Ogni mezzo tecnologico è potenzialmente utile alla nostra personale evoluzione intellettiva, il problema è l'approccio completamente sbagliato dei media nel diffondere quelle che loro chiamano informazioni che in realtà sono nozioni di cose che non conosciamo e che erroneamente (una volta "informati") pensiamo di conoscere.Si danno risalto a notizie inutili e ci vengono raccontati solo i fatti che colgono la nostra immaginazione o che creano dibattito. Questo perchè l'informazione nella nostra epoca è un prodotto da commercializzare che ha come fine unico fare il maggior numero di ascolti.Se è vero che la conoscenza rende liberi, lo stesso non vale per l'informazione.
    • Anonimo scrive:
      Re: punti di vista...
      condivido pienemente. Il troppo stroppia......bisogna SELEZIONARE.
    • Anonimo scrive:
      Re: punti di vista...
      Sono d'accordo, proprio anche considerando il commento fatto sull'insegnare la statistica ai bambini.Il rischio é che si ripeta la stessa cosa che avviene nei licei e nelle università dove si impara la statistica ma non il suo significato.Il risultato di un calcolo statistico é sostanzialmente un numero (o molti numeri): ti viene insegnato come ottenere quel risultato ed a volte ti viene anche spiegato che scopo ha quel numero ma nessuno, dico nessuno, ti insegna CHE COSA VUOL DIRE, ovvero qual'é il suo significato all'interno della situazione in cui é stato calcolato. Il numero puoò essere giusto ma si può applicare in qualle situazione? Mi dice qualcosa? E' utile per risolvere il problema da cui sono partito?Questa é la vera conoscenza, queste risposte, se uno riesce ad ottenerle, sono il risultato di un buon insegnamento, il resto é puro e semplice "nozionismo".Ricordiamoci che tutti, ma proprio tutti i professionisti, raramente ricordano a memoria le formule, i teoremi, se ne hanno bisogno andranno a riprenderli e se saranno bravi sapranno come utilizzare quegli strumenti.Lo stesso vale per tutte le altre discipline ed in senso più lato può essere tranquillamente applicato al flusso delle informazioni.Alle persone non vanno date informazioni ma strumenti (e buon senso) per utilizzarle: con questi strumenti una persona saprebbe anche quali informazioni scegliere dal vastissimo catalogo che abbiamo oggi a disposizione.Se non si hanno gli strumenti il rischio e di essere AFFOGATI dalle informazioni, dove il respiro comincia veramente a mancare perché non si sa più neanche perché si stanno "bevendo" tutte quelle informazioni.Abbiamo inventato il "mare delle informazioni", ora mancano solo i "corsi di nuoto"!!!
      • Anonimo scrive:
        Re: punti di vista...
        - Scritto da: Oldjack
        Questa é la vera conoscenza, queste
        risposte, se uno riesce ad ottenerle, sono
        il risultato di un buon insegnamento, il
        resto é puro e semplice "nozionismo".Questo continuo, scandaloso equivoco tra Cultura ed informazioni, tra Conoscenza e nozioni, è un vero e proprio leit-motiv di troppe insensatezze che si leggono al giorno d'oggi. Incluse le reiterate divagazioni del Mantellini, che ai terzomondisti darebbe internet prima del pane: forse fraintendendo pesantemente il Nobel Amartya Sen, confondendo le libertà civiche che includono l'informazione pubblica ("mai si è verificata una carestia in un Paese in cui la stampa fosse libera") con l'apparente libertà di scorrazzare e di bersi qualsiasi idiozia offerta da internet. Oppure per riaffermare che, nella sua personale visione, mandare l'uomo sulla luna e infilarsi un osso nel naso hanno la stessa identica valenza culturale, deinde non esiste "primato" della civiltà Occidentale. Deja-vu, Mantellini, ed anche un pò noioso. Non mi dilungo sul tipo di analisi che tale visione produce: se la tensione verso l'universalismo significa decontestualizzare ed omogeneizzare, appiattire o ribaltare sistemi di valori fondanti, ben vengano le analisi "sbagliate" perchè relative alla NOSTRA cultura ed in essa centrate.Ma le informazioni, specialmente quelle di internet (un calderone indistinto ed incontrollato, nel quale chiunque può togliersi lo sfizio di obnubilare il prossimo con il proprio repertorio di pessime comprensioni, spacciandole per verità rivelate) non servono a chi non sa elaborarle, operare distinzioni, stabilire gerarchie e analogie, assimilazioni ed accomodamenti. Il risultato netto è che trascorrere ore a "guardare" internet non aumenta di un microgrammo la cultura nelle zucche dei "navigatori" privi di un background forte, di una metodologia, o se preferite di una solida libreria di algoritmi e regole d'inferenza che insegnino, in qualche modo, a mettere assieme le informazioni. In un contesto sistematico ed ordinato, s'intende, assieme ad altre nozioni, informazioni, e concetti già acquisiti, possibilmente leggendo libri sensati o ascoltando le lezioni di ottimi Maestri.Troppo spesso le informazioni reperibili su internet sono inutili, false, distorte o strutturalmente incomplete, e fingere di ignorarlo è una colpevole mistificazione: come è tendenzioso ignorare che tutto, il vero, il falso, l'incompleto diventa perfettamente equivalente per chi non ha stumenti logici per distinguere la veridicità. Ed ecco che le considerazioni sul digital divide basato sulla capacità personale non sono altro che una pacifica presa d'atto dello status quo.Elargire un fiume d'informazioni sconnesse e contraddittorie non è certo sufficiente a soddisfare l'utopia di portare la Cultura in tutte le teste, in misura uguale. Ed infastidisce chi saprebbe anche cosa cercare, ma viene sommerso da cumuli di spazzatura insensata ed inutile, in questo bel sistema in cui il rumore supera, ormai di molti ordini di grandezza, il segnale utile. Il compito di acculturare l'universo Mondo, peraltro, è destinato al fallimento nel suo afflato egualitaristico, per una mera questione di dotazioni individuali che pare ben compresa intuitivamente dal Da Empoli e riflette una naturale dicotomia culturale tra la "minoranza colta e wired" ed i minus habens quanto a Cultura e strumenti logici, quelli che leggono meno di un libro all'anno (circa il 60% in Italia); discrasia già spiegata fin nelle sue motivazioni, con rara lucidità e profondità d'analisi, dal Maestro Hans Eysenck, che in tale campo ha precorso sia il concetto di costruzione individuale del sistema conoscitivo dovuto a Piaget, sie le moderne evoluzioni verso complessità, autoreferenza e limitazione di cognitivisti come Maturana, Varela, Mingers, che danno ampiamente conto di ineliminabili, profonde differenze conoscitive tra esseri umani, senza troppi scandali. Senza dimenticare, a latere, le straordinarie analisi socioculturali di William A. Henry (che probabilmente il Mantellini troverà il modo di infilare nella stessa categoria di "scomodi" in cui relega sistematicamente il Professor Clifford Stoll, per qualche terziaria questioncella formale). L'idea del Mantellini, come di alcuni altri, che questo naturale gap culturale ed intellettivo possa essere colmato elargendo ex bono et aequo, per via elettronica e facilmente fruibile, uno sciocchezzaio inconsistente, ma in dosi massicce, è semplicemente da scartare a priori. La televisione ebbe almeno il pregio di portare in tutta l'Italia del dopoguerra una lingua unica, poichè in televisione tale lingua si parlava: internet non si sa neppure che lingua parli, in senso ovviamente allegorico.
        • Anonimo scrive:
          Re: punti di vista...

          in questo bel sistema in cui il rumore supera,
          ormai di molti ordini di grandezza, il segnale
          utile.Gran bella frase!
        • Anonimo scrive:
          Re: punti di vista...
          - Scritto da: Attilio
          deinde caro attilio,non mi sarei mai aspettato di dover organizzare una risposta a qualcuno che usa in un post su Internet la parola "deinde" (accrescendo ne converrai il rumore di fondo della rete internet stessa e lo spaventoso gap fra chi sa e chi no ;). Pur tuttavia, travolto ed intimorito dalle tue citazioni mi permetto solo di contestare questa tua ultima frase.
          L'idea del Mantellini, come di alcuni altri,
          che questo naturale gap culturale ed
          intellettivo possa essere colmato elargendo
          ex bono et aequo, per via elettronica e
          facilmente fruibile, uno sciocchezzaio
          inconsistente, ma in dosi massicce, è
          semplicemente da scartare a priori. Non ho mai pensato ne scritto nulla del genere.E non darei certo Internet prima del pane a nessuno. Sono tue speculazioni per giunta leggermente sciocche. Ho solo scritto che trovo discutibile che si parli esclusivamente dei rischi dell'accesso quando di fatto il mondo soffre ancora di un pauroso deficit di accesso alle informazioni.Quanto al resto: sui cognitivisti come Maturana, Varela, Mingers, sulle straordinarie analisi di William A. Henry, sul Maestro Hans Eysenck e sulle imperdibili intuizioni di Piaget, alzo una prevedibile bandiera bianca. Riparliamone quando avro' una minima infarinatura in proposito (diciamo fra una decina d'anni).Dici che
          Il compito di acculturare l'universo Mondo,
          peraltro, è destinato al fallimento nel suo
          afflato egualitaristico,puo' darsi tu abbia ragione.Pero' trovo sia una strada che vada tentata. Non vorremo mica lasciare le sorti del pianeta in mano a 4 stronzi, no? :-)cordialita'M.
          • Anonimo scrive:
            Re: punti di vista...
            - Scritto da: massimo mantellini
            non mi sarei mai aspettato di dover
            organizzare una risposta a qualcuno che usa
            in un post su Internet la parola "deinde"Caro Mantellini, dove saremmo senza un pizzico di salace goliardia ? La quale, all'indomani del tramonto del perbenismo bigotto, si esplicita non più con la coprolalia a buon mercato, ma per antinomia con qualche aulico arcaismo, di quelli con accanto la crocetta perfino nel Dizionario della Crusca :-)
            E non darei certo Internet prima del pane a
            nessuno. Sono tue speculazioni per giunta
            leggermente sciocche. Chiamiamole iperboli... e, come tutte le iperboli, virano al ridicolo, in una esagerazione caricaturale di pensieri e tendenze.
            Ho solo scritto che
            trovo discutibile che si parli
            esclusivamente dei rischi dell'accesso
            quando di fatto il mondo soffre ancora di un
            pauroso deficit di accesso alle
            informazioni.Sicuramente discutibile, come tutto nelle scienze sociali, ma non per questo meno veritiero. Tanto più che internet non risolve il problema, ed aggiungo purtroppo. E' certamente utile disporre di analisi universalistiche, di un punto di vista elevatissimo, nella condivisione dell'idea fondamentale che solo il Sapere e la consapevolezza rendono liberi. Ma bisogna anche misurarsi con i "dettagli", l'hic et nunc, contare le differenze (che spesso sopravanzano numericamente le affinità). La varietà dei punti di vista è l'unico approccio verso la complessità. E, come ricordato, la discrasia tra elite colta e non comprendenti (politically correct, come operatore ecologico...) è sempre esistita, in qualsiasi epoca storica, a prescindere dalla diffusione di informazioni scritte ed orali.

            Il compito di acculturare l'universo
            Mondo,

            peraltro, è destinato al fallimento nel
            suo

            afflato egualitaristico,

            puo' darsi tu abbia ragione.
            Pero' trovo sia una strada che vada tentata.
            Non vorremo mica lasciare le sorti del
            pianeta in mano a 4 stronzi, no? :-)Sono d'accordo con riserva. Analogo con modifica: mi piacerebbe che si ricordasse più spesso che l'informazione, internettarda o stampata o con segnali di fumo, è solo mezza mela, che sostanzialmente serve a poco se non si sa dove e come sistemare questa ridondante offerta di dati, numeretti, idee, fatti e fatterelli. E quindi, se la strada è indubitabilmente da percorrere, cerchiamo di farlo parallelamente alla diffusione di Cultura. Che certamente è meno facile di una dozzina di click su puppone, suonerie per cellulari e MP3.
          • Anonimo scrive:
            Re: punti di vista...

            E quindi, se la strada è indubitabilmente da
            percorrere, cerchiamo di farlo
            parallelamente alla diffusione di Cultura.
            Che certamente è meno facile di una dozzina
            di click su puppone, suonerie per cellulari
            e MP3.Non trovi che la tua visione di Internet sia troppo limitata? Anche se tu parli per iperboli, non puoi certo negare che, se così ti riferisci alla Rete, ne hai un'opionione poco nobile.E perdona il mio dialogare plebeo e poco forbito.
          • Anonimo scrive:
            Re: punti di vista...
            Splendido dialogo, veramente bello. Grazie ma ... anche questo e' show?!
  • Anonimo scrive:
    Imparare un METODO
    Sono convinto esista una insidia "overdose". Che a mio avviso si applica a tutti i campi del vivere umano. C'è una moltiplicazione di "voci" per le stesse orecchie. Con pesanti implicazioni in tutto il nostro vivere. E' diventato difficile, ad esempio, scegliere con criterio un servizio di telefonia, o una buona assicurazione, nel moltiplicarsi di offerte coin margini di paragone limitati dalle sottili diversità.Una (piccola) difesa è effettivamente la ricerca di un proprio spazio di "disintossicazione": scoprire che vivere una giornata senza giornali, cellulare, tv, non fa crollare il mondo, nemmeno il proprio. Io mi creo uno spazio di questo tipo ogni giorno, e periodicamente uno o più giorni interi.Ma l'implicazione letale che vedo pesante per il futuro me la suggeriscono i miei piccoli nipoti.Nell'inseguire a ogni costo la necessità di bere questo flusso di nozioni li stanno già intossicando.Sono arrivati a insegnare statistica alle elementari. A bambini che per la loro età non hanno i mezzi culturali per elaborare e che dovrebbero appunto apprenderli a scuola e nell'età evolutiva. Invece ci si da' gran pena di rimpinzarli di "cose utili". Al posto del metodo si privilegia l'apprendimento del "merito" delle cose?e se si comincia da bambini?
    • Anonimo scrive:
      Re: Imparare un METODO
      Caro obe,nota al merito per avere saputo portare questo argomento importantissimo nel quotidiano.Non é solo una questione di "quanto Internet/TV/giornali" ci assorbiamo ma del fatto che purtroppo la cosa sta investendo tutti gli aspetti della nostra vita quotidiana.Oggettivamente non é possibile spendere tutto il tempo che ci vuole per scegliere fra differenti servizi (telfonia,internet, assicurazioni, piani finanziari, etc. etc.) ed anche fra differenti prodotti (ma avete visto quanti modelli di TV ha la Sony, differenti ognuno per poche cose...).Non é neanche possibile non farlo perché a meno di non essere Paperoni (chi non ha un paio di milioni di Euro nel cassetto..!!) si rischiano solo delle grosse i...late scegliendo senza prima fare almeno una piccola analisi.Penso che oramai siamo arrivati alla saturazione e che un'ulteriore inasprimento di questo flusso continuo porterà forse all'aumento delle malattie mentali ma sicuramente ci toglierà sempre di più quella gioia di vivere senza la quale il poco TEMPO che ci é tato dato perde inevitabilmente il suo valore.
  • Anonimo scrive:
    la comprensione
    di un libro un lettore capisce non quello che c'e' scritto, ma solo quello che *puo'* capire
    • Anonimo scrive:
      Re: la comprensione
      - Scritto da: ABC
      di un libro un lettore capisce non quello
      che c'e' scritto, ma solo quello che *puo'*
      capireAnche di un posting direi
    • Anonimo scrive:
      Re: la comprensione
      - Scritto da: ABC
      di un libro un lettore capisce non quello
      che c'e' scritto, ma solo quello che *puo'*
      capireA parte questo attacco all'autore dell'articolo, penso che il contenuto dell'articolo si muova effettivamente un po' fuori dal problema appunto della "comprensione".Premetto che il libro in questione non l'ho letto. Però, come utente _wired_, sento personalmente questo problema di overdose da informazione. Dato che mi muovo continuamente tra decine di fonti, e non ho un tempo infinito, mi trovo a dover limitare appunto il tempo speso per la comprensione.Ma se a tutt'oggi l'informazione è il bene di maggior valore nella nostra economia, una limitazione nella comprensione implica una limitazione nello sfruttamento dello stesso bene.Di qui il digital-divide, chi riesce a sfruttare al meglio il bene in oggetto ottiene un vantaggio immediato.
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