Intercettazioni delle URL, brivido verde

In Irlanda alza polvere la decisione del Governo di tenere traccia di tutti i siti web visitati dagli utenti di telefonia mobile. Dati che saranno resi disponibili senza la garanzia di un magistrato
In Irlanda alza polvere la decisione del Governo di tenere traccia di tutti i siti web visitati dagli utenti di telefonia mobile. Dati che saranno resi disponibili senza la garanzia di un magistrato

Roma – Sta suscitando perplessità la richiesta di assistenza formulata dalla Polizia irlandese agli operatori di telefonia mobile, una richiesta che chiede non solo la conservazione della lista di tutti i siti visitati attraverso il telefonino ma anche la consegna di quei dati alle forza dell’ordine su richiesta, senza bisogno di un ordine specifico della magistratura, ovvero senza le tradizionali tutele di diritto.

Secondo Irish Times l’obiettivo dichiarato dal Garda Commissioner è poter accedere ai dati in qualsiasi momento in caso di inchiesta, senza lungaggini.

La richiesta ai provider, formulata in una missiva ufficiale inviata loro dalla Polizia irlandese, pare eccedere di gran lunga i limiti delle direttive europee sulla data retention . Direttive che vietano espressamente di conservare i contenuti delle comunicazioni elettroniche: come già dichiarato dal Garante della privacy italiano , che ha messo al bando ogni possibile registrazione delle URL, poter verificare a quali siti si accede si configura come una intercettazione dei contenuti , e consente una mappatura della persona attraverso l’analisi dei suoi interessi, bisogni, ricerche e via dicendo. Una misura invasiva, dunque, che può essere disposta solo in casi specifici e di particolare gravità e, soprattutto, solo dietro specifico ordine di un magistrato.

Fino a questo momento, solo Vodafone in Irlanda ha confermato di aver ricevuto la lettera della Polizia ma è noto che gli operatori ne stiano parlando. È d’altra parte probabile che incontri sulla strada dell’applicazione almeno alcuni ostacoli. Il vicecommissario locale alla privacy, Gary Davis, ha già dichiarato che “la direttiva (europea, ndr.) non prevede la retention dei contenuti, e se invece così avvenisse sarebbe assai preoccupante”.

In queste ore c’è anche chi ricorda come la bozza di recepimento della direttiva europea nell’ordinamento irlandese, dove peraltro si effettua una data retention da anni sulle comunicazioni digitali, escluda esplicitamente la registrazione dei contenuti delle comunicazioni stesse. Proprio come avviene in Italia, e come è appunto previsto dalla normativa comunitaria, l’obiettivo della retention è limitato a tutti i dati che caratterizzano le comunicazioni , ad esempio l’orario di accesso ad Internet, l’IP utilizzato, o quello di spedizione di una email e a chi.

Va detto, peraltro, che secondo una celebre presa di posizione dei Garanti europei della privacy, anche la sola retention dei dati del traffico e non del contenuto si configura come intercettazione e dovrebbe quindi essere trattata come un fatto di assoluta eccezionalità e non un mezzo da applicare indistintamente a tutto. Un parere che fa scuola e disegna un quadro di tutele dell’individuo che cozzano però con le propagandate esigenze di sicurezza e non a caso, dunque, viene semplicemente dimenticato nelle stanze dei bottoni europee, e non certo solo in quelle irlandesi.

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09 11 2008
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