Intercettazioni USA, tutto superfluo

L'intelligence ha fornito al Congresso il rapporto sul programma di intercettazioni messo in piedi dal presidente Bush. Pochi gli elementi di novità, unanime la condanna sulla sostanziale inutilità del tecnocontrollo

Roma – Ha i crismi dell’ufficialità ma non spiega praticamente nulla che non si sappia già, e per di più sembrerebbe sorvolare sulle questioni più spinose: è il rapporto non classificato degli Ispettori Generali del Dipartimento della Difesa (il Pentagono), Dipartimento di Giustizia, CIA, NSA e DNI sul President’s Survelliance Program , il piano dedicato all’intercettazione delle comunicazioni da e verso gli Stati Uniti avviato da Bush jr. che è sfociato nella discussa immunità retroattiva delle telecom e nella chiamata in causa della politica e delle sue responsabilità.

Il rapporto conferma che il programma è stato messo in atto sin dalle prime settimane seguite agli attentati dell’11 settembre, e la sua esistenza era nota a svariati membri del Congresso inclusa l’attuale speaker della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi, che allora rivestiva la carica di House Intelligence Committee Chairman .

Viene confermato anche il ricorso ad “attività di raccolta senza precedenti” che non sembrerebbero essere giustificate dalle motivazioni addotte da Bush sulla necessità di sorvegliare le comunicazioni dei membri di Al-Qaeda .

Oltre a stabilire che esistevano altri programmi di intercettazioni oltre a quello antiterroristico il rapporto non va oltre, limitandosi a parlare di “Altre Attività di Intelligence” e a raccoglierle tutte assieme sotto l’espressione-ombrello di “President’s Survelliance Program”. Un programma potenzialmente esteso a una nazione di oltre cento milioni di cittadini eppure talmente confidenziale da essere stato vagliato da pochissimi esperti legali, si osserva nel rapporto condannando un simile modo di agire.

In quanto ai risultati, poi, si parla di “un ruolo limitato” giocato dal Programma negli sforzi complessivi antiterrorismo dell’FBI. La maggior parte degli ufficiali dell’intelligence interpellati dagli ispettori generali “ha avuto difficoltà nel citare specifiche situazioni” in cui la sorveglianza “ha contribuito in maniera diretta” alla riuscita dei suddetti sforzi, dice ancora il rapporto. Non solo i diritti dei cittadini statunitensi sarebbero stati abbondantemente violati, suggerisce il documento, ma tutto ciò non avrebbe nemmeno avuto una utilità pratica per quanto minima.

Alfonso Maruccia

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