Internet a banda larga invade le scuole italiane

Lo racconta un alto funzionario del Ministero dell'Istruzione in una intervista con PI, per chiarire gli obiettivi dei progetti che stanno partendo ora rivolti a docenti e ad alunni nelle scuole di tutta Italia. Internet@Scuola


Roma – C’è il computer ma c’è anche Internet nel presente e nel futuro delle scuole italiane, uno dei settori nei quali c’è più bisogno di una forte spinta all’innovazione. Per capire quanto sta accadendo e il senso di quello che si sta facendo, Punto Informatico ha incontrato Alessandro Musumeci, Direttore Generale del Servizio Automazione Informatica e Innovazione Tecnologica presso il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca).

Punto Informatico: Il Ministero vuole dotare entro un anno tutti i docenti italiani di una casella di posta elettronica. Qual è lo scopo?

Alessandro Musumeci: L’iniziativa prende il nome di “Posta Docente” e costituisce il primo passo per un progetto più ampio che prevede la creazione di nuovi canali di comunicazione fra scuola e famiglia con l’aiuto dell’informatica.
E’ esperienza quotidiana di tutti infatti la difficoltà nel mantenere un collegamento stabile scuola-famiglia che assicuri quella sinergia di intenti educativi che può assicurare la crescita individuale, culturale e sociale dei nostri figli; travolti dalla frenesia della vita di tutti i giorni, viene a mancare quel rapporto in cui la scuola si affianca alla famiglia per educare, orientare e guidare gli studenti, contribuendo alla formazione di una identità e di una cultura giovanili fondate sui valori della vita umana, del rispetto delle diversità e della solidarietà.

Il progetto Posta Docente mette a disposizione di ogni insegnante italiano una casella di posta elettronica nome.cognome@istruzione.it, accessibile in modo riservato e sicuro, utilizzabile non solo per la comunicazione con gli studenti e le famiglie, ma anche per qualunque connessione e scambio di esperienze, didattiche e pedagogiche, con altri colleghi.

Viene così creata la più grande WEB community italiana, una comunità virtuale di oltre 800.000 docenti, che mette a disposizione in rete i propri servizi, le esperienze, la cultura, il supporto sociale a tutte le famiglie italiane.

PI:Quali sono i vantaggi concreti per il docente dall’adozione dell’email “ufficiale” del Ministero e dall’ingresso in questa Community?

AM: Il progetto, in realtà, è parte di un progetto di più ampio respiro, che partendo dalla centralità della famiglia e dello studente nel processo educativo, metterà a disposizione dei docenti italiani una serie di strumenti telematici per:

– creare un punto di informazione stabile con le famiglie, al quale qualunque genitore può accedere per misurare ad esempio il profitto dei propri figli e l’andamento delle attività scolastiche;
– migliorare la comunicazione con gli studenti, utilizzando tutte le moderne tecnologie (posta elettronica ma anche SMS sui cellulari) per smistare informazioni rilevanti per l’ambito scolastico;
– formarsi in modo sempre più efficace, non solo sull’utilizzo delle nuove tecnologie, ma anche sul complesso bagaglio culturale necessario per la didattica, utilizzando moderni strumenti di e-learning;
– utilizzare software didattico ed esperienze realizzate da altri docenti, in modo da integrare il materiale tradizionale per la didattica e l’insegnamento, con applicativi didattici che possano essere utilizzati interattivamente fra docenti e studenti a scuola e a casa;
– accedere a tutte le fonti del sapere, mettendo a disposizione non solo esperienze e progetti svolti da altri docenti, ma anche l’accesso alle banche dati del Sistema Bibliotecario Nazionale, con la possibilità di ottenere prestiti o copie parziali di volumi nelle biblioteche nazionali, attivando le richieste per via telematica;
– consultare normative, esperienze, e ogni altra fonte rilevante di sapere e di informazione nel complesso mondo scolastico.


PI: Stiamo evidentemente parlando di un “ambiente di lavoro” allargato che supera i confini fisici e di orario tradizionali…

AM: Le risorse, con il progetto Posta Docente, saranno disponibili non solo da scuola, ma anche da casa, con l’aiuto di un normale personal computer collegato ad Internet, in qualunque orario e giorno della settimana, rendendo libero il docente di organizzare nel modo più efficace la sua attività didattica ed il colloquio con gli studenti e le famiglie.

PI: Per accedere alla casella stessa si presuppone che l’insegnante abbia il comodo accesso ad una postazione informatica. Sarà così?

AM: La disponibilità di infrastrutture, anche informatiche, nelle scuole italiane è ormai diffusa (ricordiamo come siano presenti ad oggi oltre 500.000 personal computer nelle strutture scolastiche e come siano stati stanziati recentemente ulteriori fondi per il potenziamento di tali dotazioni e per le reti a larga banda), ed è analoga la diffusione dell’informatica anche nelle famiglie italiane (oltre il 60% delle famiglie italiane con figli in età scolare, è dotata secondo Federcomin, di personal computer).

PI: Esiste un rischio “digital divide” per quelle famiglie che non potranno dialogare con i docenti via email non avendo attivato, per i motivi più diversi, l’accesso ad Internet?

AM: Il rischio esiste ed è il motivo per il quale il governo ha inserito nella finanziaria 2003 un’apposita norma per incentivare l’uso della banda larga nelle famiglie; comunque l’uso delle tecnologie è ormai molto ampio ed allineato agli standard europei ed in crescita in particolar modo, vedi rapporto Assinform 2002, nelle classi medio-basse delle famiglie in quanto “il costo di un PC è ormai paragonabile a quello di un televisore di fascia medio-alta” (vedi anche rapporto suindicato sull’uso delle tecnologie nelle famiglie).

PI: Faccio l’avvocato del Diavolo. Se attraverso l’email le famiglie potranno dialogare con il docente non si tradurrà tutto questo in un onere suppletivo per il corpo insegnante? Rispondere alla posta toglie tempo…

AM: I docenti italiani stanno già rispondendo con entusiasmo all’utilizzo delle nuove tecnologie, sia da casa che da scuola. Ricordo solo come nel recente corso di e-learning per docenti neoassunti il 73% delle connessioni siano state fatte da casa, spesso in orario serale. Per incentivare questa volontà di autoformazione e di dialogare con le famiglie, anche fuori dall’orario di lavoro è stata inserita nel contratto integrativo dei docenti 2002-2003 la disponibilità di 35 milioni di euro per interventi di autoformazione, che prevedono anche l’incentivo all’utilizzo della banda larga e della posta elettronica.


PI: Uno dei grossi ostacoli sulla via dell’Innovazione nella Scuola è l’aggiornamento del corpo docente e l’impatto culturale del computer e di Internet non ancora completamente assorbito nè “sfruttato”. Quale reazione vi aspettate con il progredire del progetto Internet@Scuola?

AM: Quello dell’impatto culturale sul corpo docente è forse il problema più grosso; per indirizzarlo abbiamo varato un piano di formazione per 180.000 docenti che parte il prossimo mese (i dettagli sulla circolare 116 ).

PI: La Web Community, i corsi, le caselle di posta elettronica. Quali sono le piattaforme software scelte per questi progetti? Verranno utilizzati sistemi e applicativi open source?

AM: Buona parte del sistema informativo del Ministero utilizza già da tempo prodotti Open Source come Linux o Apache per applicazioni “mission critical” come ad esempio il portale Web del Ministero o il sistema di autenticazione della posta elettronica.
Nel mondo della scuola, dell’università e della ricerca tali sistemi sono piuttosto diffusi (secondo una recente indagine dell’Osservatorio Tecnologico del MIUR il 13,2% delle scuole ha adottato soluzioni Opensource, e sono decine le università italiane che adottano tali sistemi senza contare il mondo della ricerca), tant’è vero che nella recente circolare 114 sulle tecnologie si indica l’Open Source come una delle possibili strade per potenziare le infrastrutture nelle scuole, riducendo al tempo stesso i costi di acquisizione del software.

PI: Rinnovare il “parco PC” e portare l’ADSL in tutte le scuole italiane. Basteranno 81 milioni di euro per farlo?

AM: Ovviamente no; il ruolo della scuola, dell’università e della ricerca, come ribadito anche dal Ministro Stanca a SMAU 2002, è quello di fare da catalizzatore per l’innovazione tecnologica nel nostro Paese, lasciando ad altri il ruolo di fare gli investimenti per dotare l’Italia di banda larga in maniera diffusa.
Di certo 81 milioni di euro contribuiscono, grazie alla forte riduzione di prezzo degli ultimi anni nel passaggio dalle tecnologie ISDN ad ADSL a dotare una buona parte degli istituti di accesso ad Internet economico e veloce; il nostro piano prevede entro la fine del prossimo anno di arrivare in banda larga al 50% degli Istituti (oggi sono il 18%) e al 70% entro la fine del 2004.

Nel frattempo stiamo sperimentando altre tecnologie (nell’isola di Lipari abbiamo connesso, in collaborazione con Ancitel, una scuola ad Internet via satellite, e a Grosseto stiamo lavorando con ENEL in alcune scuole con collegamento Powerline su rete elettrica), e collaborando con Fastweb per il cablaggio a fibra ottica delle scuole (in Lombardia, Liguria, Lazio e Campania).

PI: Molti lettori di Punto Informatico sono studenti di ogni età. Molti hanno scritto in questi anni al giornale per raccontare i progressi ma anche le delusioni di un investimento informatico poco attento alle reali esigenze di studio e di crescita. Internet@Scuola e i progetti che vi ruotano attorno suscitano nuove speranze. In che modo gli studenti sono stati e saranno coinvolti nel progetto?

AM: I giovani devono essere i principali attori dell’innovazione tecnologica nella scuola. Devono chiedere ai loro insegnanti e dirigenti scolastici di poter utilizzare tali infrastrutture sia in orario scolastico che extrascolastico e possono ormai utilizzare una serie di applicativi e servizi anche dalle loro abitazioni, utilizzando un normale accesso Internet.
L’intero sistema scolastico va ormai in questa direzione per avvicinare sempre più la scuola alle famiglie, abbattendo i tradizionali vincoli di spazio e di tempo imposti dalle aule scolastiche, grazie al contributo delle tecnologie di rete.

intervista a cura di Paolo De Andreis

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