Internet, una generazione di stressati

Chi usa internet, scrive e riceve messaggini, trasmette e riceve posta elettronica, legge.. rischia l'infostress. Ci lavora un ricercatore australiano che parla di una generazione di drogati, drogati da informazione
Chi usa internet, scrive e riceve messaggini, trasmette e riceve posta elettronica, legge.. rischia l'infostress. Ci lavora un ricercatore australiano che parla di una generazione di drogati, drogati da informazione


Roma – Se ne parla da anni e sull’argomento è stato scritto di tutto ma rimangono ancora molti punti di domanda sulla possibile esistenza di uno “stress da informazione”, quando l’informazione diventa eccessiva e “circonda” la persona, che ne viene così “assediata” entrando in uno stato tutt’altro che salutare.

A voler chiarire il punto è ora un ricercatore australiano, Neville Meyers, che parte dalla considerazione che l’ infostress potrebbe consistere nell’assunzione da diversi media, internet in particolare, di una grande quantità di informazione in un tempo non sufficiente a… digerirla.

Meyers, che svolge le sue attività presso la Queensland University of Technology , ha intenzione di focalizzare le proprie ricerche su quei lavoratori che per esigenze di impiego hanno a che fare molte ore tutti i giorni con diverse fonti di “input”, dagli SMS al web, dalla televisione alla posta elettronica.

“I nostri cervelli – ha spiegato lo scienziato – sono capaci di elaborare quantità infinite di informazione ma ci si può trovare con troppa informazione, e troppo velocemente. Questo può provocare una sorta di paralisi da informazione”. L’ infostress , questa la teoria, provoca ansia, incapacità di prendere decisioni e persino malattie.

Lo studio di Meyers si avvarrà della collaborazione di 300 “cavie” alle quali sarà applicata una sorta di “scala” studiata da Meyers per misurare “l’esposizione” all’ information overload .

Secondo Meyers esistono fondamentalmente tre tipologie caratteriali identificabili nel modo in cui l’informazione viene gestita: chi va a caccia informazioni, chi aspetta di riceverle e chi cerca di procrastinare il contatto con le stesse.

Tra le possibili soluzioni ad un problema di infostress, Meyers ipotizza una diversa educazione ai mezzi di comunicazione. Una buona idea, per esempio, sarebbe quella di non collegarsi ad internet dopo una certa ora o spegnere il cellulare ogni volta che sia possibile. “Mi chiedo – ha affermato Meyers riferendosi ai tanti suoi studenti che passano lunghe ore al computer – se quella che stiamo crescendo non sia una generazione di drogati di informazione”.

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03 07 2003
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