Interviste/ Il futuro della flat è di nicchia

Cosa c'è dietro il crollo delle flat? Qual è stato il ruolo di Telecom Italia? Quali gli scenari che si aprono ora? Con Punto Informatico ne parla il presidente di AIIP, Paolo Nuti
Cosa c'è dietro il crollo delle flat? Qual è stato il ruolo di Telecom Italia? Quali gli scenari che si aprono ora? Con Punto Informatico ne parla il presidente di AIIP, Paolo Nuti


Roma – Per le tariffe di accesso ad internet e le modalità dei servizi queste settimane sono le più calde. Dopo la vicenda Galactica si aprono numerosi interrogativi sul futuro della connettività in Italia. Ne abbiamo parlato con Paolo Nuti, presidente dell’Associazione Italiana Internet Provider (AIIP).

Punto Informatico: Che ne pensi di una Galactica in liquidazione? Com’è accaduto?

Paolo Nuti: Parlando in generale, uscendo quindi dal caso specifico, credo che siamo entrati in una nuova fase. Siamo usciti da un periodo in cui sussisteva e si faceva ricorso ad una politica di sussidi incrociati, cioè da casi nei quali un’azienda di telecomunicazione che ha rami in profitto ed altri in perdita decide di investire su questi per catturare nuova utenza; oppure casi in cui un’azienda multiutility investe i profitti di un settore per investire in un altro settore o, ancora, in casi di imprese che investono quanto raccolto sul mercato azionario, per conquistare utenza che giustifichi la presenza sul mercato.
Questi tempi sono finiti e i più sono concordi nel pensare che non si ripresenteranno.
Di fatto, si esce da una politica in cui internet e la new economy erano legate al concetto del “gratuito” e si entra in un’economia più vicina alle logiche della old economy, da un’economia di marketing ad una di prodotto.

PI: Sotto il profilo dell’utenza, questa fase di grandi incertezze si è risolta in numerose “fregature”…

PN: L’utenza ha sofferto due volte, perché le offerte flat non sempre sono state proposte in modo chiaro e trasparente e perché il meccanismo economico alla loro base poteva essere consistente solo nell’ambito di un piano industriale di forti investimenti finalizzati all’acquisizione di clientela.
Sul problema della trasparenza, AIIP lo scorso febbraio aveva pubblicamente espresso agli associati la raccomandazione di illustrare ai clienti con la massima correttezza tutti gli aspetti dell’offerta.

PI: L’impressione è che non sia sempre stato così, anzi…

PN: Dev’essere chiaro a tutti che una flat “24 ore su 24” offerta attraverso la rete telefonica commutata in qualsiasi ambito di mercato, anche europeo, non può che costare molti milioni l’anno. Dunque garantire un numero di ore e non di più è l’unico modo per fare offerte serie.
In Europa, in Gran Bretagna o in Francia, proprio a proposito di flat, le autorità di controllo hanno raccomandato di specificare molto bene all’utente finale qual è la consistenza dell’offerta.
I clienti delle prime offerte, dunque, hanno sofferto perché c’era confusione in una tipologia di servizio molto delicata.
Non posso che auspicare che in un modo o nell’altro si trovi una soluzione equa per gli utenti che in questi mesi sono “rimasti a terra”. Ma anche per le aziende. In modo tale che il lavoro svolto dalle imprese in questi anni non vada perso.

PI: Nel grande caos delle flat, e nelle disastrose conseguenze su utenza e imprese, si addita Telecom Italia come corresponsabile. Condividi le accuse a Telecom Italia?

PN: Telecom ha una responsabilità decisiva nell’avere portato avanti un’offerta sperimentale che non era mai stata autorizzata dall’Autorità TLC. Un’offerta “ad personam”, diversa da provider a provider.
Non solo, si trattava di un’offerta che conteneva errori strutturali, che non poteva essere concepita come “nation-wide” ma solo per aree, perché l’impatto sulla rete telefonica commutata non avrebbe mai consentito di sfruttare un’offerta a costi marginali ma solo a costi industriali.
Di tutto questo Telecom Italia non ha tenuto conto nell’avanzare quella proposta.

PI: Perché?

PN: Non lo sappiamo, AIIP non lo sa.

PI: Tra pochi giorni si conclude la consultazione pubblica sull’accesso ad internet con canone forfetario. Cosa accadrà?

PN: AIIP sollecita un’equiparazione dei provider alle compagnie telefoniche per tutto quello che concerne connettività e servizi internet. Sollecitiamo la cessazione di questa ingiustificabile, allo stato dell’arte, distinzione tra operatori in regime di autorizzazione generale e operatori con licenza individuale.
La settimana scorsa si è conclusa la consultazione pubblica sullo shared unbundling – importantissimo perché per il pubblico rimanga in vita un’offerta ampia di accesso all’xDSL – e in quell’occasione è stata sollecitata l’Autorità TLC per ammettere gli ISP al pari degli operatori con licenza ad utilizzare lo shared unbundling, in modo tale che anche gli ISP potessero fare collocation.
Queste sono le condizioni necessarie ma non sufficienti per l’esistenza di un mercato dei provider. L’alternativa è che tutti passi progressivamente nelle mani dei due grandi soggetti sul mercato…

PI: Ma c’è spazio per la flat-rate? Anzi: la flat ha un futuro in Italia?

PN: La flat-rate ha un futuro. Di nicchia. E questo perché sotto il profilo strettamente industriale (cioé quanto devo investire per fornire un certo tipo di servizio) succede che l’investimento che un’impresa deve fare su rete commutata per fornire un utente è più o meno pari all’investimento per fornire un utente xDSL. Sul piano industriale, dunque, perché un operatore dovrebbe investire in flat anziché xDSL?
Questo ragionamento, tuttavia, è valido per l’85 per cento del territorio, cioè per quella parte del paese che sarà raggiungibile da tecnologie xDSL o da fibra ottica. Offrire flat-rate al rimanente 15 per cento, che non ha speranza di vedere una flat in banda larga (se non, quando si sarà sbloccato, forse con l’unbundling del wireless local loop), ha un suo senso, come ce l’ha offrirla ad una utenza di forte consumo ma “nomade”.

PI: A fronte di questi cambiamenti si può sperare che cambi anche il rapporto tra fornitori di servizi internet e utenti? Rapporti che fino ad oggi hanno mancato di chiarezza e di trasparenza, prima di tutto sulla qualità dei servizi?

PN: La qualità di un servizio è un costo. Dunque il futuro che vedo è quello di offerte diversificate, servizi diversificati sulla base dei Service Level Agreement, gli SLA. In altre parole si fa pagare il servizio anche sulla base della qualità dell’assistenza, per esempio, sebbene questo sia un discorso che interessa di certo più le aziende che il privato.
In effetti il privato tende a scegliere principalmente in base al prezzo, dunque è probabile che finisca verso uno SLA di basso livello, o addirittura in un regime senza SLA.

PI: Quindi di fatto i contratti potrebbero non cambiare radicalmente…

PN: Quello che noi auspichiamo è che agli attuali “patti” siano sostituiti contratti che abbiano validità legale, con l’arrivo della firma elettronica. Questa consentirà agli operatori una maggiore flessibilità e all’utenza regalerà maggiori garanzie, perché l’operatore va a firmare un contratto “vero” assumendosi una precisa responsabilità legale.
In questo senso un ruolo di stimolo lo può avere, con il suo completamento, anche il progetto di rete nazionale dell’AIPA (la rete della pubblica amministrazione RUPA, ndr), che stimolerebbe anche la riqualificazione dei servizi e degli operatori.

PI: Il portafoglio garantirà la qualità?

PN: La qualità si paga. Credo che tutti i consumatori siano in grado di capire che l’epoca del “tutto gratis” è legata al momento della massima espansione di internet. Né si può pensare che i servizi siano ripagati dalla pubblicità come nei media tradizionali. La storia di questi anni lo dimostra. E’ evidente che lo “schema del gratis”, anzi delle aziende che perdono, non è più attuale.

Intervista a cura di Paolo De Andreis

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04 10 2001
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