Interviste/ L'umanità dell'internet

Parla Giancarlo Livraghi, autore di un volume illuminante sul significato, l'impatto e la vita della rete. Dai sentimenti alla netiquette, uno sguardo a 360 gradi sul cyberspazio. Quattro chiacchiere con l'autore
Parla Giancarlo Livraghi, autore di un volume illuminante sul significato, l'impatto e la vita della rete. Dai sentimenti alla netiquette, uno sguardo a 360 gradi sul cyberspazio. Quattro chiacchiere con l'autore


Roma – “La rete non è fatta di macchine, connessioni e tecnologie. La rete è fatta di persone. L’internet non è un’unica rete, né un sistema omogeneo. È un’affascinante mescolanza di infinite realtà diverse, in cui ognuno può trovare la propria strada personale, creare una rete “a sua immagine e somiglianza”.
Questo è il cuore di L’umanità dell’internet, le vie della rete sono infinite , l’ultimo libro di Giancarlo Livraghi, che parla di internet per parlare di tutti noi. Ecco come, in una breve intervista.

Punto Informatico: Un capitolo del tuo libro si intitola “La rete è femmina”. In che modo differisce la presenza delle donne in rete e nella tecnologia rispetto a quella degli uomini? C’è un “approccio” diverso?
Giancarlo Livraghi: Naturalmente non si può generalizzare. Ma le donne hanno spesso un atteggiamento più concreto. Badano più alla sostanza e alla qualità delle relazioni, si lasciano meno affascinare dalle tecnologie. È anche molto importante la capacità di seguire percorsi non lineari, più intuitivi e sintetici. Una qualità che non hanno *solo* le donne, ma che somiglia di più a un’intelligenza di tipo femminile. E poi… sai che noia sarebbe una rete “di soli uomini”?

PI: I neofiti di internet, i cosiddetti “newbie”, sono sempre più numerosi. Portano nuova “umanità” sulla rete ma spesso portano – perlopiù inconsapevolmente – anche, nei primi tempi della loro esperienza, molta confusione, disturbo delle comunità online o addirittura spam e via dicendo. Come può un “newbie” arrivare su internet rispettando la rete? E come dovrebbero rapportarsi ad un newbie gli utenti più “navigati”?
GL: Non mi sembra che ci sia una distinzione così netta. Conosco “utenti navigati” che perseverano in pessime abitudini (spamming compreso) e “nuovi” che imparano molto in fretta.
Passami una battuta… forse i “nuovi” (ma anche molti “vecchi”) farebbero bene a leggere un libro come questo.;-)
Comunque credo che il rispetto per gli altri e la capacità di ascoltare siano un’esigenza fondamentale di qualsiasi comunità umana… comprese quelle in rete.
Gli utenti più esperti dovrebbero (come molti hanno sempre fatto, fin dalle origini) accogliere i “nuovi” con simpatia e aiutarli a orientarsi. Anche se qualcuno, qualche volta, merita di essere mandato a quel paese…

PI: Una delle tue tesi è che l’internet si scrive senza maiuscola. La ragione è puramente ortografica o è un modo che consente di vedere la Rete, anzi la rete, in un certo modo?
GL: Non è solo una questione di ortografia. È assurdo pensare che ci sia un “signor Internet” o che la rete sia un’entità omogenea con un proprio sistema di opinioni.

PI: Esistono le comunità online o l’internet è un’unica grande comunità?
GL: Esistono miriadi di comunità online e continuano a nascerne. L’internet non è un’unica comunità e non lo può essere. Non è possibile dialogare con milioni di persone; e se l’internet fosse una e omogenea sarebbe molto meno interessante e stimolante di ciò che è. La forza della rete è la sua infinita varietà e molteplicità.


PI: Internet è uno strumento, come spieghi egregiamente nel tuo ultimo libro, che offre a ciascuno la possibilità di creare nuove e più articolate relazioni interpersonali. Quali sono gli strumenti da utilizzare? Ci sono dei rischi associati alla difficoltà di verificare l’identità di colui o colei con cui si dialoga? Si può essere soli su internet?
GL: Lo strumento fondamentale è l’e-mail, in tutte le sue forme – comprese le mailing list, i forum, eccetera (anche i newsgroup, che usano una tecnologia diversa ma sono aree di dialogo online).
Non mi sembra che abbia molto senso “essere soli” nell’internet. Se qualcuno si limita a solitarie esplorazioni web, sta solo esplorando una “banca dati” o una biblioteca… non è entrato nella vita della rete, che è fatta di scambio e di dialogo.

Il problema dell’identità… è soprattutto una questione di buon senso. Se stiamo scambiando idee con qualcuno su un argomento qualsiasi, è molto più importante sapere come pensa e come ragiona (cosa che in rete si capisce bene – spesso meglio che in altri tipi di incontro) che sapere “chi” è da un punto di vista anagrafico.
Se il dialogo diventa più personale… meglio stare un po’ attenti. Ma questo è vero anche fuori della rete. Quante persone incontriamo di cui conosciamo l’aspetto, il nome, magari il mestiere… ma non la vera identità? Spesso è più facile capire il carattere, la personalità, lo stile di una persona con un dialogo in rete che con un incontro “fisico”.

PI: In L’umanità dell’internet sostieni che la posta elettronica “è l’elemento portante della rete”. Studi recenti sembrano indicare che un numero sempre più alto di utenti, soprattutto giovani, inizia a preferire il messaging istantaneo, le chat da uno-ad-uno o da molti-a-molti. Come interpreti questi cambiamenti? L’email rimarrà l’applicazione regina della rete?
GL: Il sistema dei “messaggini” è nato con la telefonia cellulare e ha una parentela molto relativa con l’internet. Se qualcuno arriva all’internet partendo da quell’esperienza, all’inizio sarà portato a cercare di ripeterla. Ma se non è completamente stupido imparerà presto che nella “posta elettronica” ci sono possibilità molto più ricche di comunicazione.

Le “chat” sono sempre state una parte dell’attività in rete e credo che siano una buona esperienza, specialmente all’inizio. Possono essere molto divertenti *se* si incontrano persone spiritose e si crea il clima giusto.
Come possono essere insopportabilmente noiose… ma il vantaggio dei dialoghi in rete è che è molto più facile andarsene, mentre in altre situazioni si è più spesso “costretti” a subire un ambiente che non sempre è come lo vorremmo. Comunque… non credo che possano esserci dubbi sulla “centralità” dell’e-mail, in tutte le sue forme (da uno a uno o in comunità di dialogo).


A proposito di spam, nel tuo libro spieghi come sia difficile difendersi, e lo sanno bene i lettori di Punto Informatico che spesso si occupa di questa autentica piaga per la rete. E affermi che “l’unico vero vaccino contro questa infezione” è “l’esperienza e l’intelligenza delle persone. Quando nessuno risponderà più… l’epidemia si esaurirà”. Vedi davvero una possibile “fine dello spam”? E che dire delle “catene di Sant’Antonio” o delle ancora più numerose bufale che via email fanno il giro della rete intasando le mailbox di milioni di individui?
GL: Eliminare queste piaghe non è facile. Ma credo che l’unica cura vera sia sviluppare gli anticorpi. Quanto meno saranno tollerati, più presto la smetteranno.

Ma non è solo nell’internet che siamo quotidianamente afflitti da qualche forma di stupidità umana, o di intenzionale o involontaria villania. Se le bufale fossero solo nell’internet… potremmo stare allegri (se uno è un po’ attento impara presto a distinguerle). Il problema grave è che ci sono gigantesche bufale nei “grandi mezzi di informazione” e che troppi le prendono sul serio. L’internet, usata bene, è un buon antidoto…

Comunque non dovremo stancarci mai di spiegare e farci capire. Per esempio c’è un mio amico che è una carissima persona, è in rete da sei o sette anni ed è tutt’altro che sciocco… ma cade ripetutamente preda di “hoax”, catene et similia. Lo stiamo affettuosamente prendendo in giro…. un po’ per volta imparerà.:-)

A pagina 319 del tuo libro inizia il capitolo “Perché la rete è adatta agli italiani”. Lo vuoi sintetizzare per i lettori di Punto Informatico?
Questo è il punto su cui ho trovato più dissensi (noi italiani siamo spesso un po’ autolesionisti). Ma sono convinto che in rete ci vogliano fantasia, immaginazione, intuito, calore umano. Qualità che non scarseggiano fra gli italiani.
L’importante è non avere complessi di inferiorità e non “copiare” nessuno. Non dobbiamo fare come in quella vecchia canzone di Renato Carosone, “tu vuo’ fà l’americano”. Cerchiamo di essere quello che siamo e di dare il meglio di noi. In rete c’è posto per tutti.

E poi… l’Italia non è più la cenerentola dell’internet. Oggi siamo fra i primi dieci paesi del mondo nell’uso della rete (probabilmente fra i primi sei). Adesso che c’è la quantità, vediamo di nutrirla di qualità.
E soprattutto di valori umani.

Intervista a cura di Paolo De Andreis

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05 07 2001
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