Io ed internet sul posto di lavoro

Che significa visitare un sito porno dal posto di lavoro? Perché no? Interessa davvero la qualità del lavoro? O cos'altro?
Che significa visitare un sito porno dal posto di lavoro? Perché no? Interessa davvero la qualità del lavoro? O cos'altro?


Roma – Caro Punto Informatico, è da un po’ che rimugino sulla questione dei lavoratori che usano eventuali risorse web aziendali per “scopi personali”.

Premetto intanto che a mio avviso se un lavoratore (dipendente o meno che sia) svolge il suo lavoro con rendimento soddisfacente, le sue azioni interstiziali non dovrebbero avere nessuna importanza per l’azienda, a patto ovviamente che non consumi risorse non indifferenti dell’azienda stessa.

In due parole: ho fatto il mio dovere? Bene, nel resto del tempo faccio quello che mi pare e nessuno dia giudizi morali su quel che faccio.

Seee.. troppo semplice?

Né alle aziende né ai rappresentanti dei lavoratori sembra interessare il concetto di rendimento, di produttività: interessa semmai stabilire un codice di comportamento, per poter dire chi è buono e chi è cattivo in modo “semplice”.

Della produttività chi se ne frega. l’importante è poggiare il sedere su una sedia, puntuali dalle ore tot alle ore tot e non fare troppi danni, non esporsi troppo, non svolgere attività sediziose come usare internet o, visto che ormai va proprio di moda, se non altro non uscire dai binari stabiliti.

Ho finalmente deciso di scrivere in proposito dopo aver ascoltato parte di una trasmissione su Radio 24, l’emittente del Sole 24 Ore (quotidiano, peraltro, di apprezzabile equilibrio ed indirizzo liberale).

Ebbene, in questa trasmissione ho sentito dire da un “esperto” (ovviamente incalzato da un “conduttore” che si riteneva altrettanto esperto e intelligente) cose di questo tipo (riassumo a memoria): “realizzare una policy aziendale per il filtro dei contenuti è complesso, prendiamo la parola “seno”, è evidente che chi usa questa parola come criterio di ricerca intende connettersi a pagine non conformi con lo standard aziendale, ma potrebbe anche trattarsi di qualcosa di lecito se si trattasse del seno trigonometrico… ovviamente solo se l’azienda ha indirizzo scientifico”.

(ovviamente sono venuti fuori anche i virus, gli hacker e la pedofilia).

Tralascio altre amenità tecniche e di principio. Tralascio il caso di un impiegato di un’azienda “non scientifica” che voglia rinfrescare la matematica delle scuole medie (non sia mai si diffondesse cultura interdisciplinare… poi magari anche gli impiegati peones si monterebbero la testa, vorrebbero imparare a leggere e scrivere, e poi pretenderebbero il diritto di voto e chissà dove si andrebbe a finire).

Tralascio il caso, che ai distinti signori non è venuto in mente, di qualcuno, uomo o donna che sia, che voglia documentarsi sulle patologie del… ehm… scusate… non vorrei che qualche azienda filtri punto informatico dai suoi proxy o indurre qualcuno a pratiche sessuali solitarie… dicevo, sulle patologie della ghiandola mammaria.

E non oso pensare al caso di un impiegato/a che si sia accorto, andando in toilette, di qualche macchietta rossa sospetta sul… (posso? sarò conforme agli standard aziendali…?) pene o sulla (vai, faccio chiudere Punto Informatico!) vagina e voglia saperne qualcosa in privato senza troppi imbarazzi.

Ma poi, accidenti, ma cosa me ne frega se un adulto maggiorenne e responsabile usa le pause visitando siti pornografici? Lo fa lavorare meglio? Ma gli regalo i poster di Samantha Fox!

Ecco, quello che passa per la mente della “ggente” e dei potenziali dirigenti è uno sciocco atteggiamento vittoriano e puritano nel peggiore senso del termine.

Quello che la “ggente” e i dirigenti credono è che i loro impiegati siano in sostanza un branco di sfaccendati e mangiapane a tradimento, macchine fordiste da irreggimentare coi loro preziosi e illuminati “codici di conformità aziendali”, bruti senza risorse morali o intellettuali, senza il minimo senso etico nei confronti del datore di lavoro, che lavorano solo se costretti e controllati per il poco che i sindacalisti consentono (e che appena il dirigente gira la testa tirano fuori dai cassetti i giornalini porno…).

Bene, ma allora perché non licenziarli tutti? Perché li hanno assunti? Perché iniziare un’attività se i lavoratori sono gente del genere?

Vengo a qualche mia esperienza personale. Ho lavorato a lungo (e continuo a lavorare) come consulente informatico (in sostanza, come interinale di lusso) presso alcune aziende, grandi e piccole, private e parastatali, banche, ministeri e assimilabili tali.

Sono stato a volte guardato male perché arrivavo alle 9.15 mentre tutti i bravi impiegatini, si sa, arrivano alle 9 puntuali. Che poi io facessi il lavoro di tre persone e che i bravi impiegatini si girassero i pollici non contava.

Il “rendimento” dei bravi impiegatini si misura timbrando il cartellino all’ora X, non dalla qualità del loro lavoro.

Non conviene a nessuno, né impiegatini, né dirigenti, che si parli di qualità, ovvero di merito. Gli impiegatini, certo, potrebbero essere messi sotto accusa perché non producono niente, ma i dirigenti a loro volta potrebbero essere messi sotto accusa per la mediocrità della loro azione dirigenziale, per come mediocremente impiegano il personale, e credo che la colpa più grande sarebbe la loro.

Conviene allora parametrizzare il merito ad atteggiamenti banali, e ovviamente prevedere il demerito per cercare di stoppare i pochi anticonformisti, qualora mettessero i piedi in fallo (ooops… sarò un foot fetish?) con un bookmark porno.

Ho timbrato il cartellino all’ora x, mi vesto da buon impiegatino (abituccio elegante ma *non più elegante del capo*, sia mai!), non chiedo informazioni su parole “ambigue” come seno, non visito siti porno? Tanto basta, ho guadagnato il mio stipendio. ho un mucchio di pratiche ancora da smaltire mentre il mio collega le ha smaltite tutte in due ore e si dovrà smaltire pure le mie? Eh, ma lui arriva tardi, ha i capelli lunghi e usa internet… lui dice per chiedere consigli di programmazione e fare meglio e prima il lavoro, ma sappiamo tutti che questi hacker… e poi la pedofilia… no no, meglio blindare tutto, non sia mai ci si aspettasse che anche io mi debba davvero documentare e aggiornare… sai che fatica… già timbro il cartellino tutti i giorni puntuale…

Bah, ci sarebbe molto da dire, ma per ora mi fermo qui.

Saluti,

Luca Boccianti

p.s.: pospongo che a me, personalmente, la pornografia disgusta.
p.p.s: ricordo una striscia del fumetto Dilbert: l’azienda vietava di usare le risorse aziendali “per scopi personali”. bene, commentava Dilbert, se mi viene in mente un pensiero personale mentre sono seduto dovrei alzarmi per non consumare la sedia…

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01 08 2001
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