Io, inquisito per pedoporno via P2P

A 17 anni utilizzava il peer-to-peer per scaricare di tutto, compresi film pornografici, tra i quali sono finite anche immagini illegali. Due anni dopo è in mezzo a quello che definisce un incubo


Roma – Avvertenza: PI ha scelto di pubblicare quanto segue su un argomento difficile e scottante perché si tratta di una testimonianza rara ma avverte che, pur ritenendo realistico quanto descritto, non ha avuto la possibilità di verificare l’identità dello scrivente e di accertare la verità dei fatti esposti.

A volte ci chiediamo cosa sia la felicità. Sarebbe semplice rispondere che essa non è altro che la tranquillità, la serenità di una vita passata in armonia con chi si vuole bene… a volte me lo chiedo anche io, eppure non riesco più a elaborare nella mia mente un concetto concreto di serenità, sono forse più le lacrime che i sorrisi nell’ultimo anno.

Ho 19 anni, un’età meravigliosa per alcuni, eppure io sto vivendo un incubo che va avanti da una mattina di fine Maggio 2003, quando la polizia postale entrò in casa mia alle 7.30 del mattino. Ricordo ancora il volto sconvolto di mia madre quando lesse l’accusa che mi si porgeva: “diffusione di materiale pedopornografico”.
Pesante. Qualsiasi cosa avrei preferito leggere su quel foglio piuttosto che quell’accusa. Chi se l’aspettava?

Avevo 18 anni ed ero tranquillo, nulla da nascondere. Cercai di mantenermi sereno forse più per rasserenare i volti disperati dei miei genitori. Furono due ore immensamente lunghe quelle della perquisizione, alla fine portarono via il computer e tutti i supporti informatici (dopo aver cercato in ogni angolo della casa). Sembrava come se fossi detentore di droga o armi, cose del genere le avevo viste solo nei film, ero sconvolto.

L’incubo era iniziato, per tutto il giorno stetti in silenzio, piangendo e cercando di capire perchè: l’accusa era datata 2001, avevo ancora 17 anni ed ero alle prime armi con internet. In quel periodo (dopo Napster) dilagava la comparsa di nuovi programmi Peer to Peer che permettevano lo scambio di file. Con WinMx scaricavo musica, film e come tutti i ragazzi della mia età scaricavo video porno assolutamente legali.. se non fosse per la fregatura dei nomi. Infatti in questi maledetti programmi capita di imbattersi in materiali assolutamente SCHIFOSI e DISCUTIBILI nonchè ovviamente illegali, semplicemente cercando parole come “sex” o “amateur”. Ed ecco che la mia ingenuità da diciassettenne mi portò alla rovina. Mettevo in fila parecchi download e lasciavo il PC a scaricare finchè poteva, incurante del tipo di file (in un secondo momento mi sarei limitato ad ignorare le cose discutibili). Il computer era vecchiotto e l’hard disk decisamente poco capiente, così incurante di tutto, non appena terminavo le sessioni di download, senza neanche guardare, inserivo tutto su cd in modo da liberare spazio sull’hard disk. In tutto creai 3 cd contenenti tutte le cose che avevo scaricato, musica, programmi, giochi e video. Purtroppo la mia leggerezza e superficialità da ragazzetto che non conosce il mondo, mi fece cadere in un indagine della Polizia Postale sullo “scambio di materiale pedopornografico”.
L’incubo era appena iniziato.

Vivendo in un paesino del Sud con un padre pensionato ed una madre casalinga era tutto molto difficile. Eppure tra le cose che mi hanno spronato ad andare avanti c’è la forza di mio padre, un sessantenne che ha smosso mari e monti per procurarsi i soldi per pagare un buon avvocato. Il conforto e l’aiuto dei miei genitori che hanno sempre creduto in me e che, anche adesso, nonostante tutto, si fidano di me e ripongono un grande affetto nonostante io li abbia delusi moltissimo, ma non me l’hanno mai fatto pesare.
Da quel giorno di Maggio però la mia vita è finita. Ho un carattere facile all’abbattimento e ammetto di aver provato più di una volta a farla finita, ma forse quella forza di chi mi voleva bene mi spingeva ad andare avanti. Studiavo all’università, ma abbandonai. Non riuscivo a studiare, per settimane intere non uscii nè sentii nessuno. Sarei stato sempre nella mia buia camera da letto con le finestre chiuse se ogni tanto mio padre non mi avesse portato fuori con lui.

Piano piano ho cercato di ricostruire la mia vita con molta paura. Ogni volta che sento suonare alla porta o al telefono il mio cuore batte come infuriato, sono angosciato e non riesco a stare tranquillo. Tanta ansia… tanto da farmi ammalare di “psoriasi” una fastidiosa ed innocua malattia alla pelle provocata appunto dall’eccessivo stress.

L’incubo continua imperterrito, ad oggi non so ancora che ne sarà del mio futuro. Quando sento in televisione di pedofili arrestati, sono felice. È giusto che si facciano queste mosse contro chi scambia realmente questo materiale. Non accuso nessuno per ciò che è successo, credo che la colpa sia soltanto mia anche se, non ho mai saputo nè tantomeno pensato neanche lontanamente di poter mai scambiare queste cose che tanto mi fanno ribrezzo. Eppure la mia ingenuità mi ha punito, forse troppo severamente o forse no.

In tutto questo io ho pianto, ho sofferto e continuo a soffrire in ogni istante, ma se scrivo qui non è per dimostrare niente a nessuno, nè tantomeno dire egoisticamente che ho ragione. Voglio solo dire un sincero grazie ai miei genitori per tutto ciò che hanno fatto per me (anche se non leggeranno mai ciò che ho scritto). Il mio più grande desiderio è solamente ritrovare la serenità che si dovrebbe avere a 19 anni, quella “serenità” con cui ho iniziato questa e-mail e che adesso mi manca e non mi consente di avere amici né di andare avanti.

F.

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  • Anonimo scrive:
    Il baro più grosso però....
    ...è ancora a piede libero.C'è ancora in giro un tizio che ha in comune cogli scarrafoni della notizia in oggetto lo "sfruttamento di windows e/o dell'ingenuità dei suoi utenti". Pare che si chiami Bill. Qualche tempo fa ha ceduto il comando della baracca (erano tempi incerti) a un altro sarchiapone neanche troppo sveglio, di nome Steve. Steve deve ancora capire perchè l'ha fatto (e balla, e spara fesserie anche in trasferta).Che si fa?? Avvisiamo il DOJ??Ciao, va là.
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