iPhone 6 prende una strana piega

Video, foto, racconti su esemplari del nuovo melafonino semplicemente e letteralmente "piegati" dall'uso. Alluminio troppo morbido o telefono troppo sottile?

Roma – I nuovi iPhone 6, in particolare il più grosso dei due iPhone 6 Plus, non sembrano aver resistito alla prova delle tasche dei suoi acquirenti. Non si tratta – nonostante gli aumenti registrati rispetto ai precedenti modelli – di un problema di costo e sostenibilità, ma del fatto che secondo alcune testimonianze i dispositivi si piegherebbero stando nelle tasche dei loro proprietari .

A riferirlo sono per il momento una manciata tra i primi possessori dei nuovi smartphone della Mela, ma il numero sembra crescere in parallelo con la distribuzione dei nuovi device: secondo una delle prime testimonianze, il melafonino si sarebbe piegato dopo una giornata nella tasca del suo possessore impegnato in un matrimonio, tra pranzi seduto e danze, ma sarebbe ancora funzionante.


Dato che le prime statistiche – condotte sottoponendo i device a cadute, veloci immersioni e superfici ruvide – hanno messo i nuovi melafonini tra i dispositivi con schermi più grandi di cinque pollici più resistenti sul mercato, si potrebbe parlare parafrasando il modo di dire di dispositivi che si piegano ma non si spezzano.

I commentatori puntano naturalmente il dito contro la decisione di Apple di fare i nuovi device così sottili: il problema nascerebbe dalla combinazione basso spessore-largo schermo-case in alluminio , un metallo più flessibile di altri; e naturalmente non sono neanche mancati quelli che hanno colto l’occasione per riproporre la sfida con Samsung, che si affida a materiali plastici invece del metallo, anche al costo di uno spessore lievemente maggiore. La polemica , c’è da scommettersi, non si sopirà presto.

Claudio Tamburrino

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Stemby scrive:
    Le solite "imprecisioni"...
    «è quindi importante che chi scrive le leggi sia bene informato sulla materia prima di mettere mano a eventuali - e sempre più evocate - regolamentazioni nell'uso e la circolazione di denaro virtuale P2P»Bitcoin non è virtuale. È digitale, come giustamente indicato poco più sopra.Poi cosa ha a che fare una condanna per uno schema Ponzi con il futuro di Bitcoin? È come se si dubitasse del futuro del dollaro dopo aver letto la sentenza di condanna a Madoff.
Chiudi i commenti