IPv6, Europa pronta allo scontro

Bruxelles sembra finalmente determinata ad uscire dall'empasse determinato dalle incertezze americane. La UE vuole un network più stabile e capace di espandersi al meglio. Washington faccia quel che crede
Bruxelles sembra finalmente determinata ad uscire dall'empasse determinato dalle incertezze americane. La UE vuole un network più stabile e capace di espandersi al meglio. Washington faccia quel che crede


Bruxelles (Unione Europea) – Una rete più stabile, capace di espandersi oltre i limiti di quella attuale e di adattarsi alle multiformi esigenze emergenti: questo il progetto sul quale sta lavorando l’Unione Europea che sembra, per la prima volta, pronta a superare d’un balzo le mille incertezze americane. Al centro di tutto c’è evidentemente la nuova versione del protocollo Internet, IPv6 , destinata a rivoluzionare e ottimizzare molto dell’attuale natura dei network che formano Internet.

Ad affermare l’interesse diretto dell’Unione Europea per il passaggio a IPv6 è stato il commissario alla Società dell’Informazione Erkki Liikanen. Secondo Liikanen, che ne ha parlato in una conferenza che si è tenuta a Bruxelles, è assolutamente necessario accelerare l’adozione di IPv6 nella UE e nel mondo, in modo da dare al nuovo protocollo il ruolo centrale che è richiesto dall’evoluzione della rete.

Per ottenere un primo importante risultato nell’Unione Europea, capace di influenzare poi anche le decisioni nel resto del mondo, la Commissione Europea ha formalmente esortato gli stati membri ad accelerare al massimo l’adozione dell’IPv6. I primi soggetti ad essere interessati da quello che assume il senso di un vero e proprio appello sono, come di consueto, network di ricerca e reti universitarie.

Liikanen non ha nascosto nel suo recente intervento in materia che se “il tempo stringe” lo si deve alla situazione in cui si trova la UE, del tutto diversa dalla posizione americana . “L’Europa – ha spiegato – ha a disposizione un numero di indirizzi IP assai inferiore a quelli degli USA, numero che si sta esaurendo persino più velocemente del previsto. Per tale ragione è prioritario, per i paesi europei, integrare quanto prima nella propria infrastruttura tecnologica nazionale un crescente numero di reti basate su IPv6”.

Una delle promesse dell’IPv6, come noto, è quella di poter ampliare in modo pressoché infinito gli indirizzi disponibili, cosicché possano essere integrati al network globale con la massima facilità dispositivi (e dunque servizi, opportunità e mercato) in numero molto maggiore rispetto all’attuale. Nell’assegnazione originale degli spazi IP gli Stati Uniti tennero per sé gran parte della disponibilità, al punto che l’attuale IPv4, pur vecchio di vent’anni, viene visto da molti americani come del tutto sufficiente. Ma non da tutti, visto che colossi del calibro di Cisco Systems spingono da tempo perché si leghi a IPv6 la priorità che merita.

Altri meriti di IPv6, peraltro, sono legati alla stabilità di rete, alla sicurezza e alla qualità del servizio, tutti elementi considerati dagli esperti fondamentali in un’epoca dove Internet assume una centralità sempre maggiore. “IPv6 – ha detto Liikanen – aprirà la strada ad una nuova, grande varietà di applicazioni e servizi”.

Il protocollo IPv6 è da tempo al centro delle attenzioni dell’Unione Europea e fulcro della così chiamata e-Infrastructure , quell’insieme di reti europee di ricerca connesse fra loro da network ad altissima velocità e in grado di cooperare attraverso la condivisione di informazioni, risorse di calcolo, database e applicazioni.

Liikanen sostiene che l’implementazione dell’IPv6 all’interno dell’e-Infrastructure è un test su larga scala importantissimo per estendere poi tale protocollo alle reti pubbliche e “farne una tecnologia vincente capace di trasformare e arricchire la nostra società”.

Fra le iniziative più importanti varate o appoggiate dalla Commissione in merito a IPv6 c’è 6net , progetto che, partito nel 2002, ha già realizzato la più grande rete europea interamente basata sul nuovo protocollo IP. Questo network, che tocca al momento 16 paesi, si estende anche all’Italia grazie alla partnership tecnologica del GARR , l’organo che in Italia coordina lo sviluppo e la gestione delle reti universitarie e della ricerca scientifica.

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20 01 2004
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