Italia appesa, in attesa dei numeri 700

di Alberigo Massucci. Dal dial-up alla freenet, dall'accesso all'americana ai numeri 700: ecco com'è cambiato il mercato dell'accesso e quanto (non) dobbiamo attenderci per il futuro


Roma – Sì, ci eravamo illusi. Avevamo sperato che l’evoluzione delle tecnologie di networking, che porta dritti verso la banda larga, e soprattutto un mercato davvero competitivo tra operatori e provider avrebbero portato anche in Italia una Internet più a buon prezzo.

Non è così, ed è dura svegliarsi dopo la sbornia della flat-rate “sto connesso quanto mi pare ma a te provider più di queste due lire non dò, vedi di meritartele”.

L’illusione era potente e veniva da lontano. All’abbonamento a Internet, quello da trecentosessantamilalire l’anno che stipulavamo presso il provider più vicino – il piccolo operatore che oggi probabilmente ha chiuso, è stato inglobato o arranca a fatica – abbiamo sostituito le freenet . Funzionalità Internet in tutto e per tutto, nessun abbonamento, facilità d’accesso attraverso le principali compagnie telefoniche. Un vento che veniva dalla Sardegna, con Tiscali, e che consentiva di dimenticare quelle trecentosessantamilalire per abbracciare la filosofia “pago quanto consumo”. Niente di più e niente di meno.

Il sogno era sempre dietro l’angolo, quello dell’accesso all’americana. Da anni gli statunitensi si collegavano alla Rete ad una frazione dei costi sostenuti dai loro “partner” e “competitors” europei. Da sempre, quelli sono utenti che con due lire al mese si catturano connessioni pressoché gratis, senza limiti di tempo o di scaricamento. Un bel giorno quel sogno si è avverato, quando Galactica, deciso a trasformarsi in un provider nazionale di prima grandezza, ha annunciato la flat-rate in Italia. Ed è stato naturalmente un successone. Come lo sono state le offerte di tutti quelli, come EDI&SONS o InternetZero ma anche Wind e Infostrada, che hanno via via seguito questa rotta. Tutti, meno Telecom Italia, prudentemente e forse saggiamente in attesa, pronta a mandare avanti gli altri.

Poi è iniziata la ritirata. I “piccoli”, come Planetsec o InternetZero , hanno dovuto rimodulare le proprie offerte o ritirarle del tutto, sotto l’onda d’urto di una popolazione di utenti desiderosi di imitare gli amici americani, di connettersi cioè dalla mattina alla sera in cambio di un accettabile canone mensile. I grandi hanno seguito strade diverse, con Galactica che ha tenuto eroicamente il campo mentre Wind s’è impantanata in una discutibilissima ritirata sul fronte delle flat ISDN, di fatto ponendo fine alla propria avventura in materia. Sul campo è rimasta Infostrada, che però lega telefonia ed Internet in pacchetti adatti solo per certe tipologie di utenza.

Il prossimo passo è quello naturale di una flat da usare con moderazione, magari più costosa, da associare ad un concetto di garanzia di servizio e di qualità. Ma la sbornia del “io sto collegato tutto il giorno” gli utenti se la possono dimenticare, all’infuori dei fortunati possessori di connettività ADSL in modalità “always on”, sempre connessi.

In realtà rimaniamo appesi, con tutta l’Italia, al filo della speranza legata ai famosi ormai triti numeri 700, questa fantomatica numerazione di cui Punto Informatico ha per la prima volta parlato ormai un anno addietro. Pare, ci dicono, sembra, si mormora, che con i numeri 700 si avranno contratti di accesso più semplici, più garanzie, meno costi. Noi aspettiamo, appesi, sperando di poterci ricollegare presto senza l’incubo di trovare perennemente occupato, o di scoprire che il numero verde di accesso non esiste più.

Alberigo Massucci

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  • Anonimo scrive:
    e vai, li cercavi?
    dal quotidiano cartaceo .com di oggi sabato 24 febbraio:Musica online, guerra a GnutellaGnutella è nel mirino delle major americane [che] hanno annunciato un'offensiva contro i diti web considerati continuatori di napster per la condivisione [degli mp3]. [...] la tecnologia di Gnutella è ritenuta [...] più inafferrabile [di quella di Napster, consentendo la condivisione di file] senza il bisogno di ricorrere ad un server centrale [...]. [...] la Corte d'Appello degli Stati Uniti di S. Francisco ha dichiarato il sito [?] colpevole di violazione del diritto d'autore ma la piattaforma [?] rimane ancora attiva.
  • Anonimo scrive:
    3 mila lire?
    Dalle 3 alle 4 mila lire????????Forse mi sfugge com'è fatto un e-book?!
    • Anonimo scrive:
      Re: 3 mila lire?
      - Scritto da: TNT
      Dalle 3 alle 4 mila lire????????
      Forse mi sfugge com'è fatto un e-book?!Un e-book è un libro che scarichi da Internet e poi lo puoi leggere sul monitor oppure stamparlo, (a tue spese, of course).Ti dico questo nella speranza che tu non sappia veramente cosa è un e-book. se poi la tua voleva essere una battuta...LASCIA PERDERE!!!!
  • Anonimo scrive:
    Però non è solo una questione di musica.
    E' vero che oggi si parla Napster e di musica, è vero che forse per i più la musica non è tanto cultura ma svago e che quindi tirare in ballo la censura culturale è un po' ipocrita (non del tutto perchè c'è veramente chi usa napster per conoscere nuovi generi musicali e allargare i propri orizzonti ma non fa certo parte della maggioranza).Il vero problema è che si potrebbe andare a creare un precedente, e quel che oggi si fa per la musica domani si farà per gli e-book.Per anni ci è stato detto che ci sono dei costi fissi notevoli, che le matrici costano ....ma se ora questi costi si azzerano sarà giusto continuare a pagare anche le 80.000-100.000 lire per un libro? Come si giustificheranno anche se solo 30.000-40.000 il costo di un e-book ? Speculare sull'intrattenimento può anche andare , ma le leggi del libero mercato devono regolare a vostro giudizio la diffusione della cultura ?Io sinceramente non credo.La cultura non può essere un business ma purtroppo lo è.Ma la rete può stravolgere questa situazione, e deve essere così.Ma come sappiamo c'e' gia' chi rema contro.....Saluti.
    • Anonimo scrive:
      Re: Però non è solo una questione di musica.
      - Scritto da: jockerz
      E' vero che oggi si parla Napster e di
      musica, è vero che forse per i più la musica
      non è tanto cultura ma svago e che quindi
      tirare in ballo la censura culturale è un
      po' ipocrita (non del tutto perchè c'è
      veramente chi usa napster per conoscere
      nuovi generi musicali e allargare i propri
      orizzonti ma non fa certo parte della
      maggioranza).Il vero problema è che si
      potrebbe andare a creare un precedente, e
      quel che oggi si fa per la musica domani si
      farà per gli e-book.Infatti, è proprio quello che volevo dire io. La vera cultura sono gli e-book, che molto presto cominceranno ad entrare direi quasi di prepotenza nella nostra vita. Ma se ci saranno i soliti furbi che, in nome della libertà, preferiranno non pagare, si creeranno degli squilibri. La cultura non deve diventare business: giustissimo. Ma salviamo i diritti d'autore. Chi produce cultura (di qualunque genere, non sarò certo io a porre barriere) deve essere pagato. Il giusto prezzo di un e-book? A mio modesto parere, dalle 3 alle 4 mila lire. Ma con l'andar del tempo potrebbe anche scendere...
      • Anonimo scrive:
        Re: Però non è solo una questione di musica.

        Infatti, è proprio quello che volevo dire
        io. La vera cultura sono gli e-book, che
        molto presto cominceranno ad entrare direi
        quasi di prepotenza nella nostra vita.

        Ma se ci saranno i soliti furbi che, in nome
        della libertà, preferiranno non pagare, si
        creeranno degli squilibri.

        La cultura non deve diventare business:
        giustissimo. Ma salviamo i diritti d'autore.


        Chi produce cultura (di qualunque genere,
        non sarò certo io a porre barriere) deve
        essere pagato.


        Il giusto prezzo di un e-book? A mio modesto
        parere, dalle 3 alle 4 mila lire. Ma con
        l'andar del tempo potrebbe anche scendere...
        Se fosse così non ci sarebbe niente di male.Pagare l'autore secondo me è corretto, ma con le tecnologie attuali non ci sarebbero più bisogno degli editori.E qui nasce il vero problema, secondo te la McGraw-Hill sarebbe disposta a rinunciare al suo business?Se Pinco Pallino scrive un libro fa un pdf,cosa che ormai è alla portata di tutti (un esempio è appunti Linux di Daniele Giacomini) perchè uno dovrebbe continuare a passare per la cassa della McGraw Hill?Ricordo che l'unica ragione di esistere delle case editoriali è quella di fornire i mezzi per la diffuzione.Ma se questi diventano alla portata di tutti quale ragione di esistere hanno le case editrici.Ma cosa pensino di questo fatto gli editori si conosce già, basta pensare alle accuse che hanno lanciato al servizio di vendita di libri usati promosso da amazon.Qui secondo me siamo davvero di fronte ad una scelta epocale, anche se non tutti se ne rendono conto.Si tratta di tornare al medioevo dove i nuovi conti marchesi ecc ecc sono i detentori del business.Se io i soldi li do all'autore glieli do volentieri.Ma non venitemi a dire che con i supporti di oggi c'e' bisogno di far mangiare a sbaffo anche gli editori.Io imporrei la non cedibilità del diritto d'autore.Cioè, l'hai scritta tu vuoi guadagnarci? Bene. Non l'hai scritta tu ? Non hai diritto a niente.La rivoluzione commerciale della rete è questa, non c'e' più bisogno dei mercanti...di chi invece di produrre mangia sulla compravendita altrui.Per alcuni tipologie di prodotti i commercianti non servono più , ma non vogliono certo mollare le loro poltrone.
        • Anonimo scrive:
          Re: Infatti c'è in gioco molto di più!
          - Scritto da: jockerz Qui secondo me siamo davvero di fronte ad
          una scelta epocale, anche se non tutti se ne
          rendono conto.Si tratta di tornare al
          medioevo dove i nuovi conti marchesi ecc ecc
          sono i detentori del business.Se io i soldi
          li do all'autore glieli do volentieri.Ma non
          venitemi a dire che con i supporti di oggi
          c'e' bisogno di far mangiare a sbaffo anche
          gli editori.
          Io imporrei la non cedibilità del diritto
          d'autore.Cioè, l'hai scritta tu vuoi
          guadagnarci? Bene. Non l'hai scritta tu ?
          Non hai diritto a niente.
          La rivoluzione commerciale della rete è
          questa, non c'e' più bisogno dei
          mercanti...di chi invece di produrre mangia
          sulla compravendita altrui.Per alcuni
          tipologie di prodotti i commercianti non
          servono più , ma non vogliono certo mollare
          le loro poltrone.Bravo Jockerz,sei davvero una persona molto intelligente e ti assicuro che è la prima volta che lo dico ad un lettore di P.I. Se ho scelto di firmare i miei commenti con il nome di Voltaire è proprio perchè volevo mettere l'accento su quello che hai appena detto tu:siamo ancora nel medioevo, esistono ancora i diritti feudali. I nostri nemici si chiamano editori (io sono anche uno scrittore e so cosa vuol dire avere a che fare con una casa editrice) case discografiche, multinazionali in genere.Io però a differenza degli hackers propongo una forma di lotta più intelligente e soprattutto legale. Useremo le armi della democrazia: il confronto, il dibattito a viso aperto.Invito tutte le persone come te che hanno qualcosa da dire a far sentire la loro voce. INSIEME CAMBIEREMO IL MONDO!!!P.S. tu l'hai letto il libro "Il profeta" di Kalil Gilbrahan? C'è un passo molto significativo che parla dei mercanti e li condanna senza pietà.
          • Anonimo scrive:
            Re: Infatti c'è in gioco molto di più!
            ha scritto Voltaire:
            Useremo le armi della
            democrazia: il confronto, il dibattito a
            viso aperto.Con l'andazzo che sta prendendo oggi la "democrazia", direi che c'è davvero poca speranza.Le leggi tendono sempre a proteggere chi ha i soldi. Era così nel medioevo, ed è così ancora adesso.
            INSIEME CAMBIEREMO IL MONDO!!!Aspetta e spera....
            P.S. tu l'hai letto il libro "Il profeta" di
            Kalil Gilbrahan? C'è un passo molto
            significativo che parla dei mercanti e li
            condanna senza pietà.L'hai letto la bibbia? Gesù cacciò i mercanti dal tempio. Mi ovviamente, tutti coloro che mangiano sulla fatica altrui professano d'essere bravi cristiani...
  • Anonimo scrive:
    Il rovescio della medaglia
    "Come è noto a tutti, la Rete è nata ed è stata progettata principalmente per favorire lo scambio di informazioni tra gli utenti"Se è per questo anche una semplice, banale fotocopiatrice può essere un ottimo strumento di diffusione della cultura e della conoscenza. In effetti in tutti i paesi del mondo in cui è al potere una dittatura le fotocopiatrici sono assolutamente vietate.Ma ciò non toglie che se tu compri un libro e ne fai 100 fotocopie e le rivendi commetti un reato. Penale. Che non ha niente a che vedere con la libertà. Trovo scorretto e ipocrita tirare in ballo la libertà (che è una cosa importantissima, visto che in molti paesi del mondo non c'è - e io personalmente sono contrario ad ogni forma di dittatura e di censura) ma trovo scorretto, dicevo, tirare in ballo la "libertà negata" ogni volta che si parla di chiudere Napster.Ho sentito molte volte dei ragazzini (spero per loro che siano davvero dei ragazzini, perchè se degli adulti ragionano così, allora è un problema) che chiudere Napster è la negazione di un diritto, chiudere Napster è contrario ai principi della libertà. Ma di quale libertà state parlando???Rubare non è libertà. Tutti abbiamo dei diritti. E' la dichiarazione universale dell'uomo che ce li riconosce. Ma fra questi diritti non c'è quello di rubare. E neppure quello di avere gratis tutto quello che si vuole.Comunque, per non essere frainteso, vorrei precisare che anche io sono contro la politica delle case discografiche: infatti saranno almeno 10 anni che dico che i cd costano troppo e questo non è giusto.Ma la risposta a questo problema non è rubare. La risposta è cominciare a capire che BISOGNA PAGARE PER AVERE QUELLO CHE SI VUOLE.PAGARE POCO, MA PAGARE TUTTI.
    • Anonimo scrive:
      Re: Il rovescio della medaglia
      Concordo pienamente con te.- Scritto da: voltaire
      "Come è noto a tutti, la Rete è nata ed è
      stata progettata principalmente per favorire
      lo scambio di informazioni tra gli utenti"

      Se è per questo anche una semplice, banale
      fotocopiatrice può essere un ottimo
      strumento di diffusione della cultura e
      della conoscenza. In effetti in tutti i
      paesi del mondo in cui è al potere una
      dittatura le fotocopiatrici sono
      assolutamente vietate.

      Ma ciò non toglie che se tu compri un libro
      e ne fai 100 fotocopie e le rivendi commetti
      un reato. Penale. Che non ha niente a che
      vedere con la libertà.

      Trovo scorretto e ipocrita tirare in ballo
      la libertà (che è una cosa importantissima,
      visto che in molti paesi del mondo non c'è -
      e io personalmente sono contrario ad ogni
      forma di dittatura e di censura) ma trovo
      scorretto, dicevo, tirare in ballo la
      "libertà negata" ogni volta che si parla di
      chiudere Napster.

      Ho sentito molte volte dei ragazzini (spero
      per loro che siano davvero dei ragazzini,
      perchè se degli adulti ragionano così,
      allora è un problema) che chiudere Napster è
      la negazione di un diritto, chiudere Napster
      è contrario ai principi della libertà. Ma di
      quale libertà state parlando???

      Rubare non è libertà. Tutti abbiamo dei
      diritti. E' la dichiarazione universale
      dell'uomo che ce li riconosce. Ma fra questi
      diritti non c'è quello di rubare. E neppure
      quello di avere gratis tutto quello che si
      vuole.


      Comunque, per non essere frainteso, vorrei
      precisare che anche io sono contro la
      politica delle case discografiche: infatti
      saranno almeno 10 anni che dico che i cd
      costano troppo e questo non è giusto.


      Ma la risposta a questo problema non è
      rubare. La risposta è cominciare a capire
      che BISOGNA PAGARE PER AVERE QUELLO CHE SI
      VUOLE.

      PAGARE POCO, MA PAGARE TUTTI.



    • Anonimo scrive:
      Re: Il rovescio della medaglia
      E' raro (e lo dico con dipsiacere) leggere cose così intelligenti, ben scritte e ragionevoli su questo forum. Sono d'accordo con te.- Scritto da: voltaire
      "Come è noto a tutti, la Rete è nata ed è
      stata progettata principalmente per favorire
      lo scambio di informazioni tra gli utenti"

      Se è per questo anche una semplice, banale
      fotocopiatrice può essere un ottimo
      strumento di diffusione della cultura e
      della conoscenza. In effetti in tutti i
      paesi del mondo in cui è al potere una
      dittatura le fotocopiatrici sono
      assolutamente vietate.

      Ma ciò non toglie che se tu compri un libro
      e ne fai 100 fotocopie e le rivendi commetti
      un reato. Penale. Che non ha niente a che
      vedere con la libertà.

      Trovo scorretto e ipocrita tirare in ballo
      la libertà (che è una cosa importantissima,
      visto che in molti paesi del mondo non c'è -
      e io personalmente sono contrario ad ogni
      forma di dittatura e di censura) ma trovo
      scorretto, dicevo, tirare in ballo la
      "libertà negata" ogni volta che si parla di
      chiudere Napster.

      Ho sentito molte volte dei ragazzini (spero
      per loro che siano davvero dei ragazzini,
      perchè se degli adulti ragionano così,
      allora è un problema) che chiudere Napster è
      la negazione di un diritto, chiudere Napster
      è contrario ai principi della libertà. Ma di
      quale libertà state parlando???

      Rubare non è libertà. Tutti abbiamo dei
      diritti. E' la dichiarazione universale
      dell'uomo che ce li riconosce. Ma fra questi
      diritti non c'è quello di rubare. E neppure
      quello di avere gratis tutto quello che si
      vuole.


      Comunque, per non essere frainteso, vorrei
      precisare che anche io sono contro la
      politica delle case discografiche: infatti
      saranno almeno 10 anni che dico che i cd
      costano troppo e questo non è giusto.


      Ma la risposta a questo problema non è
      rubare. La risposta è cominciare a capire
      che BISOGNA PAGARE PER AVERE QUELLO CHE SI
      VUOLE.

      PAGARE POCO, MA PAGARE TUTTI.



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