Italia, la notte degli Anonymous

Identificate dalla Polizia più di 30 persone collegate con il gruppo e ritenute responsabili degli attacchi subiti da alcuni siti istituzionali e aziendali italiani. Identificato un cosiddetto "leader"
Identificate dalla Polizia più di 30 persone collegate con il gruppo e ritenute responsabili degli attacchi subiti da alcuni siti istituzionali e aziendali italiani. Identificato un cosiddetto "leader"

UPDATE Modificato il terzo paragrafo per includere le informazioni diffuse nel pomeriggio dalla polizia ticinese.

Roma – La Polizia Italiana ha identificato quelli che ritiene i vertici delle propagini nostrane del gruppo Anonymous.

L’operazione, soprannominata Secure Italy , condotta dagli investigatori del Centro Nazionale Anticrimine Informatico ( CNAIPIC ) della Polizia delle Comunicazioni coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma, ha visto 32 perquisizioni in Italia e una in Svizzera con l’aiuto della Polizia Cantonale ticinese, e alla fine la denuncia di 3 persone.

Tra questi sarebbe stato indicato come promotore, qualcuno parla proprio di capo del gruppo di hacktivisti, un 26enne italiano residente nel Canton Ticino che usava in rete il nickname phre , che nulla pare abbia a che fare con il suo vero nome (contrariamente a quanto detto in mattinata): le forze dell’ordine svizzere sarebbero entrate nella sua abitazione all’alba per perquisire le macchine da cui sarebbero stati gestiti, secondo le forze dell’ordine, gli attacchi.

In totale le persone coinvolte nelle indagini sarebbero 36, tra cui alcuni minorenni: tutti sarebbero con diversi gradi legati ai recenti attacchi informatici che hanno preso di mira nell’ Operazione Italia i siti istituzionali di Camera, Senato, Palazzo Chigi e Agcom e quelli di aziende come Eni, Finmeccanica e Unicredit. Il rischio per loro, tuttavia, non è l’arresto ma probabilmente una causa civile intentata dalle “vittime”.

Gli arresti e le perquisizioni coincidono peraltro con l’agitazione della Rete italiana nei confronti della nuova delibera Agcom che rischia, secondo parte degli osservatori, di costituire un bavaglio per la rete italiana e che avrebbe potuto spingere verso ulteriori azioni gli Anonymous italiani. Anche per questo le autorità si sono premurate di sottolineare che non si tratta di perseguire i reati di opinione, ma solo i danni causati che sarebbero ingenti anche se la politica delle aziende colpite è quella di non rivelare nulla.

Il Ministero degli Interni ha comunque invocato massima allerta dopo l’operazione Secure Italy che potrebbe innescare reazioni da parte del resto degli Anonymous internazionali .

Claudio Tamburrino

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