Italia, mai più Napster in ufficio

Lo spera Confindustria che diffonde nelle aziende il nuovo regolamento: mai usare in ufficio il PC come lo si userebbe a casa. Le imprese ci stanno. E spiano
Lo spera Confindustria che diffonde nelle aziende il nuovo regolamento: mai usare in ufficio il PC come lo si userebbe a casa. Le imprese ci stanno. E spiano


Treviso – Scaricare immagini pornografiche dalla rete, riempire gli hard disk con file musicali in formato mp3, inviare e ricevere tonnellate di posta elettronica per mantenere i rapporti con amici, familiari e conoscenti, utilizzare insomma a fini personali il computer quando si è in ufficio: queste sono le abitudini di cui il nuovo regolamento promosso da Confindustria e realizzato insieme a Unindustria Treviso sta facendo piazza pulita.

L’idea di fondo, che pare stia attecchendo nelle aziende associate a Unindustria, è che non serve un confronto sindacale per introdurre un regolamento di servizio. E questo sarebbe all’origine della grande diffusione che i divieti stanno avendo, con l’effetto di rendere più chiaro anche per i dipendenti cosa il datore di lavoro si aspetta nell’uso del personal computer, strumento ormai diffuso quanto il telefono.

Il documento, “Regolamento per il corretto utilizzo degli strumenti informatici”, di fatto crea un perimetro all’interno del quale le aziende possono decidere le proprie policy in merito al comportamento che devono tenere i dipendenti al computer.

Rimane sul tappeto il problema ancora irrisolto della privacy dell’email dei dipendenti anche quando si trovano in ufficio. Una questione controversa che corre parallela a quella del controllo sulla navigazione internet o sull’uso dei documenti presenti sul computer.

Secondo Giampietro Breda, responsabile dell’area sindacale di Unindustria, ora gli imprenditori possono più facilmente “spiare” i propri dipendenti. “E anche prendere provvedimenti disciplinari – sostiene Breda – per eventuali comportamenti scorretti. Ma contestazioni ancora non ce ne sono nonostante il regolamento sia ormai abbastanza diffuso”. “Delle due l’una – spiega Breda intervistato da La Tribuna di Treviso – o gli imprenditori non sono in grado di esercitare il controllo, o i lavoratori hanno capito cosa possono e cosa non possono fare. Mi piace pensare alla seconda. Anche qui serve un po’ d’intelligenza, il punto di riferimento è il telefono aziendale. Nessuno si lamenta se il dipendente chiama a casa per dire che ritarda, ma se fa campagna elettorale dall’ufficio…”.

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20 03 2002
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