Italia, parte la caccia ai tecnici

Una indagine della Commissione Attività produttive della Camera mette tutti in allarme: in Italia mancano 110mila tecnici per la net-economy e il commercio elettronico. Una mancanza che provoca una perdita di 17mila miliardi
Una indagine della Commissione Attività produttive della Camera mette tutti in allarme: in Italia mancano 110mila tecnici per la net-economy e il commercio elettronico. Una mancanza che provoca una perdita di 17mila miliardi


Roma – La new economy italiana è fatta di persone oltreché di business plan e il numero dei soggetti coinvolti è ancora troppo ristretto rispetto alle necessità. Questo il risultato dello studio presentato ieri dalla Commissione Attività produttive della Camera dei Deputati, uno studio che mette in luce una gravissima carenza di ben 110mila tecnici. Senza quei professionisti si avrà l’anno prossimo una perdita (una “mancata crescita”) di 17mila miliardi, lo 0,8 per cento del Prodotto Interno Lordo.

I dati esposti dalla Commissione mettono in luce il grave ritardo dell’Italia rispetto agli altri paesi europei su questo fronte e non a caso è stato ricordato l’esempio dell’India, paese che da tempo ha varato un programma di formazione per la creazione di 50 milioni di professionisti dell’informatica e del commercio elettronico, per le imprese indiane e per quelle all’estero.

Se si valuta l’indotto della net-economy, sostiene il rapporto, sono 400mila le posizioni professionali vacanti nel nostro paese. Ma gli investimenti sono essenziali, perché le opportunità legate al commercio elettronico, secondo la Commissione, sono notevolissime. In Europa la stima è di una crescita del volume di scambi, entro il 2004, oltre quota 510 miliardi di euro. In Italia, entro lo stesso anno, le vendite dovrebbero toccare quota 53 miliardi di euro.

“Formare un addetto per l’ecommmerce – ha spiegato il presidente della Commissione Gianfranco Saraca – costa 50/100 volte meno che formarlo per l’industria. Oltretutto, un addetto all’e-commerce entra subito a regime nel sistema produttivo”.

In Italia l’economia digitale tira, sembra affermare il rapporto, grazie ad alcuni punti forti, in primo luogo la diffusione del cellulare (42 milioni i contratti), ma siamo ancora indietro con la diffusione di strumenti essenziali come il personal computer. Le stime dicono che in Italia il 35 per cento delle famiglie ha a disposizione un personal computer, dato considerato non entusiasmante.

L’accesso ad Internet, inoltre, non è ancora ai livelli europei, secondo la Commissione. In Italia 14 milioni di persone circa, ovvero il 25 per cento della popolazione, ha acceduto almeno una volta alla Rete negli ultimi tre mesi del 2000. In Europa il dato è di 95 milioni di utenti Internet, che entro il 2003 dovrebbero arrivare oltre quota 140 milioni, a fronte di 28 milioni di utenti italiani.

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08 03 2001
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