Italia, rete rallentata dalla burocrazia?

Ne parla un webmaster, prendendo spunto dalle difficoltà in cui ci si può imbattere registrando un dominio italiano, un .it. Carte e lettere possono scoraggiare la diffusione delle attività online?
Ne parla un webmaster, prendendo spunto dalle difficoltà in cui ci si può imbattere registrando un dominio italiano, un .it. Carte e lettere possono scoraggiare la diffusione delle attività online?

Gentilissima redazione di PI, vorrei portare alla vostra attenzione una questione che ormai per me ha raggiunto dei limiti inaccettabili. Sono un webmaster, e in quanto tale, le lettere di assunzione di responsabilità sono alla portata del giorno. Esercitando il mio lavoro in piccolo, infatti, ogni volta che un cliente mi commissiona un lavoro mi siedo con lui davanti ad un pc per iniziare dall’acquisto di un dominio.

I problemi iniziano con i documenti da inviare alla Registration Authority Italiana, la società che si occupa della registrazione dei domini in Italia.
Molte volte, infatti, ricevo delle email con tanto di lar respinta, e quasi sempre il motivo è uno ed uno solo: la lettera è stata compilata male. Fin qui tutto ok, mi direte voi.

Andando ad analizzare le richieste dell’Authority, noto quasi sempre che gli errori di compilazione dipendono da:

– lar precompilate da società dalle quali si è acquistato un servizio di hosting. La precompilazione è spesso (molto spesso) incompleta.

– non completezza dei campi richiesti dall’Authority. Su questo punto potrei elencare una serie di disavventure, ma ne cito solo alcune: mi è capitato di vedermi respinta una lar per il semplice motivo che la provincia di una città non era stata specificata per tutte le volte che il nome della città era stato utilizzato all’interno della lar (indirizzo di una persona e il suo luogo di nascita, ad esempio. Stessa identica città, ma la lettera non viene accettata se per puro caso una parsona ritiene ripetitivo specificare entrambe le volte la provincia).
Altra causa di errore è il dover spuntare la casella per acconsentire al trattamento dei dati personali, casella che molte volte sfugge alla vista di chi non ha una certa praticità con questi documenti.
Una lar senza quella casella, ma con una ulteriore firma (le firme sono molto più visibili di una semplice crocetta sparsa nel testo e soprattutto ci si ricorda molto di più di firmare invece che di mettere una crocetta) potrebbe risolvere quest’ultimo punto.

Ora, è pur vero che il mio potrebbe essere un caso isolato. Il modo in cui io svolgo la mia attività, affidando a volte ai miei stessi clienti la compilazione e l’invio delle lar (con tutte le raccomandazioni del caso), può ricevere tutte le critiche del mondo.

Noto però nei miei clienti una certa soddisfazione ogni volta che li rendo partecipi ad ogni passo che la messa online di un sito comporta. Non solo, ma stando nel settore, noto, ancor di più, quanto ultimamente la volontà di affacciarsi sul web stia aumentando, soprattutto nel sud dell’Italia, nel quale il web si sta sviluppando proprio in questo periodo.

Ogni volta che mi viene respinta una lar mi fermo a pensare: e se questo mio cliente avesse avuto voglia di cimentarsi da solo nella realizzazione del suo sito? Senza il mio consiglio su come correggere la lar, come avrebbe fatto? Si sarebbe forse rivolto a qualche consulente? Magari, dovendolo anche pagare?

Concludo questa mia riflessione facendovi notare quanto la burocrazia stia ostacolando la crescita di questo settore, quanto le leggi italiane odierne tengano incatenata l’espansione che il web potrebbe conoscere se non fosse così ostacolato.

Personalmente mi sono promesso di impegnarmi il più possibile per studiare, stilare e promuovere una soluzione a questo problema, per poter, in un futuro non troppo lontano, vedere quel settore che io amo arrivare a dei livelli che siano almeno paragonabili a quelli degli altri stati più tecnologicamente progrediti.

Sperando che questa mia riflessione e le mie future iniziative possano essere supportate, vi porgo i miei più cordiali saluti.

Gregorio Palamà

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14 09 2006
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