Italia, semaforo verde per RFID UHF

di C. Patierno - Il Ministro delle TLC promette di recepire in tempi rapidi una direttiva sulla liberalizzazione delle frequenze UHF, banda necessaria per molte applicazioni RFID. Ecco tutto quello che c'è da sapere
di C. Patierno - Il Ministro delle TLC promette di recepire in tempi rapidi una direttiva sulla liberalizzazione delle frequenze UHF, banda necessaria per molte applicazioni RFID. Ecco tutto quello che c'è da sapere

“Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici”, la nuova federazione nata dalla fusione di Federcomin e FITA, e la Fondazione Ugo Bordoni hanno illustrato, alla presenza del Sottosegretario alle Comunicazioni Luigi Vimercati, il Libro Bianco RFID . Si tratta di un’indagine a tutto campo sugli aspetti tecnici, applicativi e normativi delle tecnologie Radio Frequency IDentification.

Dalla lettura del rapporto emerge come il mercato RFID in italia sia ancora in fase embrionale (15 milioni di euro il suo valore) e come questa situazione sia derivata, oltre che da una scarsa conoscenza della tecnologia in esame da parte di tutti gli attori, anche dalla normativa italiana : questa, infatti, pone vincoli troppo restrittivi sull’uso delle frequenze UHF a scopo civile, incluse quelle necessarie per i tag RFID . Un problema che Vimercati si è ripromesso di risolvere quanto prima.

“La Commissione europea ha stabilito che i paesi della UE liberino entro sei mesi frequenze UHF per apparecchiature RFID, così da rimuovere i limiti che di fatto hanno finora bloccato lo sviluppo di tali dispositivi”, si legge in una nota del Sottosegretario alle Comunicazioni. “Il Ministero delle Comunicazioni si adopererà, contando anche sulla disponibilità del Ministero della Difesa, per promuovere la diffusione delle applicazioni RFID, le quali consentiranno di elevare sempre più la qualità dei prodotti e dei servizi che le utilizzeranno, garantendo di riflesso una maggiore tutela dei cittadini. E senza perdere di vista la sicurezza e la tutela della privacy”.

A dimostrazione del fermento che c’è sul mercato attorno alla tecnologia RFID, nell’ultimo periodo sono state annunciate due importanti operazioni strategiche : l’acquisizione da parte di Motorola di Symbol , uno dei maggiori player internazionali del mercato RFID, e l’accordo di collaborazione tra Caen RFID ed Intel per lo sviluppo di nuovi reader RFID UHF.

Alla presentazione ha partecipato anche il Direttore Generale per la Pianificazione e la Gestione dello Spettro Radioelettrico del Ministero delle Comunicazioni, l’ing. Francesco Troisi, che ha delineato le novità che l’UE e il Governo italiano si accingono ad introdurre in ambito RFID. Tra queste novità c’è l’approvazione a Direttiva comunitaria della Raccomandazione ERC/REC 7003 per la normalizzazione delle frequenze radio a livello europeo, e quindi anche la radioemissione UHF per l’RFID. L’Italia ha ora sei mesi di tempo per recepirla e adeguare il proprio spettro di radiofrequenza ammettendo la soglia dei 2 watt di radioemissione UHF per l’RFID. (v. immagine )

Per l’adeguamento alla nuova Direttiva il Governo ha però facoltà di chiedere una moratoria , cosa che farà ma solo per le applicazioni outdoor: in questo modo intende garantire al Ministero della Difesa il tempo necessario (due anni) per aggiornare i suoi canali di radiocomunicazione point-to-point outdoor che usano le stesse frequenze. Già dal prossimo anno saranno invece permesse tutte le applicazioni indoor.

Il Ministero delle Comunicazioni deve inoltre decidere se liberalizzare completamente la frequenza UDF (come ha fatto, ad esempio, per il Wi-Fi indoor) oppure sottoporre ogni richiesta ad una autorizzazione generale. La differenza è puramente formale: per l’autorizzazione generale è necessario inoltrare una richiesta al ministero delle Comunicazioni indicando il luogo dove si intende radioemettere; se non si ottiene risposta entro quattro settimane l’autorizzazione viene tacitamente concessa. Questa soluzione permetterebbe al Ministero di esercitare un maggior controllo sulle radioemissioni, soprattutto nella fase sperimentale.

Oggi, e per i prossimi 6 mesi, è possibile inoltrare al Ministero delle Comunicazioni una richiesta di sperimentazione con indicazione del luogo e dell’applicazione che si intende fare della tecnologia. Il costo della richiesta di sperimentazione (sempre concessa per l’indoor) è di poche centinaia di euro.
Poiché già si sono registrati tentativi di truffa , con cospicue richieste di denaro (anche fino a 20mila euro) da parte di operatori che promettevano agevolazioni nell’ottenimento di una fantomatica “licenza di radioemissione UHF”, il Ministero ha specificato che non può sussistere una licenza di radioemissione in quanto la suddetta prevederebbe l’esclusività d’uso della frequenza: in altre parole, se un apparato disturbasse quella frequenza dovrebbe cessare l’attività (ad esempio, le frequenze GSM/UMTS per la fonia mobile), cosa che non è fattibile per l’essenza stessa dei sistemi RFID (10 canali disponibili).

La conferenza di presentazione si è poi chiusa con una tavola rotonda a cui hanno partecipato gli attori della filiera italiana dell’RFID, che hanno commentato positivamente gli sviluppi che queste aperture porteranno nel mercato italiano.

Da sottolineare come purtroppo, durante la conferenza, non si siano toccati due temi di importanza strategica: privacy e salute . Come sottolineato in alcuni precedenti articoli sull’RFID pubblicati su Punto Informatico, un forte limite allo sviluppo della tecnologia è dato dal trattamento dei dati necessari per l’uso dei tag RFID in luoghi pubblici. È inoltre importante effettuare ricerche in merito alla campanella d’allarme sulla salute lanciata da una recente ricerca sugli effetti delle radiofrequenze emesse da certi tipi di tag RFID.

Tra le novità tecniche affaciatesi di recente sul mondo RFID vi è il primo radar RFID . Prodotto dalla sudafricana Trolleyscan , si tratta di un dispositivo che utilizza tre o più antenne direzionali per identificare la posizione spaziale dei tag RFID. Il limite di questa tecnologia in Europa è di circa 4 metri per i tag passivi e di 20 metri per quelli semipassivi. La precisione di collocazione spaziale è nell’ordine dei 50 centimetri su singola lettura ma addirittura di 1 millimetro per quel che riguarda gli spostamenti lineari.

Il sistema base (2D radar) è composto da tre antenne sistemate su di un’asta a distanze diverse che, emettendo su canali differenti, riescono ed evitare di interferire tra loro e ricevere i segnali con una sfasatura sufficente al calcolo per la triangolazione della posizione. Possono verificarsi “collisioni” (ossia dal calcolo matematico il tag potrebbe essere in due posizioni distinte e speculari) ma un software ad hoc è in grado di identificare la posizione del tag in modo univoco. Tale sistema, purtroppo, funziona per il momento solo con tag prodotti dalla stessa azienda che ha sviluppato il radar, ma in futuro Trolleyscan prevede di adeguare il proprio radar allo standard EPC.

Corrado Patierno
RFID Director
5G Plus gruppo Asystel

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06 12 2006
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