Jimmy Wales: dimenticare è uno sbaglio

Mentre le richieste di rimozione superano già quota 40mila, Google continua ad organizzarsi per gestirle. E, parte del comitato consultivo, il vertice di Wikimedia che chiede subito una riforma ad hoc
Mentre le richieste di rimozione superano già quota 40mila, Google continua ad organizzarsi per gestirle. E, parte del comitato consultivo, il vertice di Wikimedia che chiede subito una riforma ad hoc

Jimmy Wales ha puntato il dito contro la decisione della Corte di Giustizia europea che obbliga Google a rimuovere dai suoi risultati determinati link che chiamano in causa notizie del passato del richiedente: secondo Wales serve una riforma normativa.

Il fondatore di Wikimedia è uno dei cinque membri del comitato di consiglieri indipendenti costituito da Google per valutare la questione del rispetto del diritto all’oblio in Europa e per gestire l’obbligo imposto a Mountain View di ricevere le richieste di rimozione dai propri risultati di alcuni link da parte dei cittadini, valutarle ed eventualmente accoglierle nel caso in cui ritenga che il diritto alla privacy debba prevalere sul diritto alla libera circolazione dell’informazione .

Per il fondatore di Wikimedia si tratta di un’applicazione normativa che rappresenta una forma di censura , pure e semplice, mentre “nel caso di un’informazione veritiera, non diffamatoria ed ottenuta legalmente, non dovrebbe sorgere una forma di diritto alla censura” che rischia altresì di ostacolare il dialogo sulle questione di privacy.

Calcando ancora di più la mano, Wales ha parlato di “politici incompetenti” che hanno prodotto una quadro normativo “incoerente” che “non tiene neanche i considerazione diritti umani e questioni tecniche”.

Nonostante questo, prima che le autorità europee decidano di tornare sui propri passi, Google deve rispettare quanto imposto dalla Corte di Giustizia: l’associazione che raccoglie le autorità garanti per la privacy nei Paesi europei ha già fatto intendere di tenere sotto controllo Mountain View e di voler vigilare sulla corretta applicazione delle disposizioni imposte dal giudice europeo.

D’altra parte Google è al lavoro per creare la squadra che vaglierà le richieste di rimozione dei link interessati: le domanda attraverso il modulo predisposto da Mountain View sembrano aver già superato quota 40mila.

Peraltro Marisa Jimenez, consigliere alla privacy di Big G, ha riferito che tale eventuale rimozione riguarderà solo la navigazione dai 28 stati membri dell’UE, più Islanda, Norvergia, Lichtestein e Svizzera , in quanto aderiscono al mercato unico europeo. In ogni caso, ha chiarito, le query interessate verranno contrassegnate dall’avviso della modifica per l’intervento richiesto dalle autorità europee .

Nel frattempo, in Italia si discute su quello che ancora si deve fare, oltre all’impegno di Google, per garantire il riconosciuto diritto all’oblio: il Garante per la privacy Antonello Soro ha così espresso la convinzione che si debba affermare un ruolo specifico per le autorità di garanzia.

Claudio Tamburrino

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