Kazaa mette a nudo gli utenti

Da una ricerca emerge l'allarmante frequenza con cui gli utenti condividono su Kazaa più di quanto vorrebbero. Manca consapevolezza, voglia di privacy e qualche feature di più
Da una ricerca emerge l'allarmante frequenza con cui gli utenti condividono su Kazaa più di quanto vorrebbero. Manca consapevolezza, voglia di privacy e qualche feature di più


Roma – Al pari dei software di instant messaging, i client di file-sharing sono le applicazioni su cui gli esperti di sicurezza puntano più frequentemente l’indice. La loro stessa natura di programmi peer-to-peer, la cui funzione base è quella di rendere possibile, in modo facile e intuitivo, lo scambio di messaggi e file fra utenti, rende infatti questi software particolarmente vulnerabili sotto il profilo della sicurezza e della privacy. Un fattore che di cui la maggioranza degli utenti non sembra però assolutamente consapevole.

Una ulteriore conferma della situazione arriva ora da un recente studio eseguito su Kazaa da parte di Nathaniel S. Good, degli HP Labs, e Aaron Krekelberg, dell’Università del Minnesota, dal quale emerge che un numero significativo degli utenti di questo popolarissimo client peer-to-peer sembra del tutto ignaro di quali file sta condividendo con il resto della comunità.

“La nostra ricerca mostra che la gente sta attualmente condividendo e scaricando file personali da Kazaa, e sono capaci di farlo perché gli utenti sono inconsapevoli di condividere anche dati privati”, si legge nel rapporto pubblicato da Good e Krekelberg.

La colpa di tutto questo, sostengono i due esperti, è da imputare principalmente all’interfaccia utente di Kazaa, che “mentre facilita la condivisione e la ricerca dei file, fa ben poco per prevenire gli utenti dal condividere file personali”.

Uno dei maggiori problemi denunciato dai ricercatori è il modo in cui Kazaa crea una cartella di default, il cosiddetto “downloader folder”, dove vengono archiviati e condivisi i file. Molti utenti, secondo Good, non realizzano che tutti i file che aggiungono a questa cartella, e tutti i file contenuti nelle eventuali sotto-cartelle, possono essere prelevati da chiunque.

Nel rapporto viene anche criticato il modo in cui il programma, appena installato, va alla ricerca di file da condividere: in questo caso, infatti, Kazaa può condividere un’intera cartella contenente, ad esempio, dei file MP3, “presumendo che l’utente – si legge nella ricerca – abbia una perfetta consapevolezza di quali tipi di file si trovino in questa directory e quali verranno condivisi”.

Good e Krekelberg hanno dimostrato la fondatezza delle proprie accuse mostrando una statistica generata da svariate ore spese nell’effettuare ricerche sulla rete di Kazaa. Ebbene, da queste prove è emerso che una cospicua percentuale di utenti condividono la propria cartella di archiviazione delle e-mail, quella della cache del browser e dei cookie e, non raramente, anche quella dei documenti. I due ricercatori sono riusciti a scaricare fogli Excel contenenti dati finanziari, documenti di Word con curriculum e dati personali, file di testo in cui si trovavano numeri di serie e file di log da cui era addirittura possibile ricavare numeri di carte di credito.

Gli autori di Kazaa sembrano però lavarsene le mani e, attraverso dichiarazioni rilasciate ad alcuni media, sostengono che solo gli utenti devono essere ritenuti responsabili di ciò che decidono di condividere con gli altri.

“Il problema – fa però notare qualcuno – è che sempre più spesso è il software a decidere per gli utenti”.

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09 06 2002
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