La Casa Bianca minaccia il DeCSS

Il ministero della Giustizia entra in campo nella guerra tra i produttori di Hollywood e quelli di 2600.com. In ballo c'è la libertà di effettuare reverse engineering e la libertà di link. Il Ministero attacca anche gli hacker
Il ministero della Giustizia entra in campo nella guerra tra i produttori di Hollywood e quelli di 2600.com. In ballo c'è la libertà di effettuare reverse engineering e la libertà di link. Il Ministero attacca anche gli hacker


Washington (USA) – Per entrare nel caso del DeCSS, il programmillo pensato per leggere DVD su sistemi Linux e capace di superare le protezioni CSS sui DVD, la Casa Bianca ha scelto il modo più pesante: infilare il ministero della Giustizia nella causa che oppone le majors hollywoodiane della MPAA al sito 2600.org, “paladino” del DeCSS.

In attesa dell’appello del processo contro 2600.org, il ministero della Giustizia ha preso a mattonate le argomentazioni con cui il sito dell’Hacker Quarterly si era difeso dall’accusa di voler favorire la pirateria sul cinema.

Il sito, come noto, aveva pubblicato il DeCSS per poi rimuoverlo come richiesto da un tribunale di New York. Aveva quindi pubblicato i link a siti che offrono il DeCSS ma una nuova ordinanza gli ha imposto di rimuovere anche quelli. Come risposta, 2600.org pubblica ora una lista di siti che offrono il DeCSS senza collegamento ipertestuale?

Il ministero della Giustizia attacca duramente 2600.org, oggi difeso anche dalla Electronic Frontier Foundation, schierandosi interamente dalla parte dei grandi produttori. Secondo il Ministero, non hanno alcuna consistenza le tesi della EFF e del sito, secondo cui il DeCSS è legale perché rappresenta un uso non commerciale di software derivato da materiale proprietario ed anche perché è protetto dal Primo Emendamento, in quanto la sua pubblicazione rappresenta l’esercizio della libertà di espressione.

Il Ministero sostiene che il DeCSS non è soltanto una forma di espressione ma un mezzo per aggirare controlli e protezioni previsti dalla legge, in particolare dal DCMA (Digital Millennium Copyright Act), la normativa che più di ogni altra ha consentito alle majors anche della musica di perseguire le attività online.


Secondo il Ministero, il DeCSS non cade nel Primo Emendamento perché online non è stato semplicemente pubblicato il codice ma è stato diffuso il programma come “software operativo”, cioè immediatamente funzionante. Con i modi già noti del Ministero, inoltre, i suoi avvocati ne fanno una considerazione personale, affermando che se 2600 e il suo boss Emmanuel Goldstein vogliono fingere di mettersi nei panni di giornalisti “in realtà questa causa riguarda gli hacker e i tool della pirateria digitale”.

Sulla libertà di link, cioè sulla questione sollevata dal divieto fatto a 2600.org di pubblicare “certi link” a siti che offrono il DeCSS, il Ministero non ha per ora approfondito, sostenendo soltanto che “le argomentazioni della Difesa sono semplicemente errate”.

Nei prossimi giorni, dunque, riprenderà il processo e la via per 2600.com è sicuramente in salita, visto il “peso specifico” del nuovo “avversario” che trova sul proprio cammino. Naturalmente il destino del DeCSS in sé non dipende da questo processo, essendo disponibile non solo su siti web ma venendo postato periodicamente su diversi newsgroup ed essendo reperibile facilmente anche tramite Gnutella e altri network di scambio-file.

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25 02 2001
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