La Cina attacca Google su Taiwan

Il governo cinese minaccia di boicottare le aziende che non sposano le proprie politiche nazionalistiche e impone a Google di modificare il servizio di mappe satellitari in nome della verità pechinese
Il governo cinese minaccia di boicottare le aziende che non sposano le proprie politiche nazionalistiche e impone a Google di modificare il servizio di mappe satellitari in nome della verità pechinese


Pechino (Cina) – Guai a chi non riconosce le pretese della grande Cina sul territorio dell’isola di Taiwan. Specie se si tratta di un’azienda occidentale del calibro di Google , in grado d’offrire un servizio di ricerca su mappe geografiche ed immagini satellitari. Le autorità di Pechino hanno così minacciato il gigante di Mountain View con l’arma del boicottaggio .

La richiesta cinese è quella di far sì che Google si “redima” e consideri Taiwan così come la considerano le autorità di Pechino. Con toni da diktat militare la gerarchia pechinese ha additato Google Maps perché non indica più che Taiwan è territorio della Repubblica Popolare Cinese.

Immediata la risposta di Google, che ha prontamente modificato le mappe sfruttando una tattica astuta. Sono infatti state depurate da qualsiasi dicitura pertinente alla geografia politica. Taiwan è solamente un’isola e la Repubblica Popolare è semplicemente un subcontinente. “Abbiamo deciso di fare così per risparmiare spazio prezioso sulle mappe”, fanno sapere i portavoce del motore di ricerca. Ammettono poi che non esistono ragioni politiche dietro la decisione.

Tutto bene? Non sembra: per quanto apparentemente super partes , l’ingegnosa rimozione delle diciture politiche non ha soddisfatto i cinesi. “Continuiamo a sostenere che il riconoscimento di Taiwan tra le province della Cina costituisca una questione molto importante”, affermano i rappresentanti di Pechino negli Stati Uniti.

Le aziende statunitensi sembrano sempre più mansuete nei confronti delle preteste spiccatamente tendenziose ed ideologizzate del Regno di Mezzo. Imposizioni statali che tendono ad abbattersi con inaudito vigore sul settore delle nuove tecnologie, come dimostrano precedenti episodi riguardo videogiochi , motori di ricerca e pericolose connivenze tra censura cinese e grandi multinazionali.

Tommaso Lombardi

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20 10 2005
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