La Cina s'inventa le Notizie Sane

Pechino impone ulteriori restrizioni agli utenti Internet, mentre si accinge ad erigere l'ennesimo muro telematico: i giornali online potranno pubblicare solo notizie approvate dal Governo
Pechino impone ulteriori restrizioni agli utenti Internet, mentre si accinge ad erigere l'ennesimo muro telematico: i giornali online potranno pubblicare solo notizie approvate dal Governo


Pechino – Il governo cinese attua l’ennesimo giro di vite contro la libertà di stampa. Cosa resterà dell’Internet cinese, sempre più controllata e limitata ora che gli alti funzionari della burocrazia pechinese hanno annunciato la nascita di una piattaforma telematica nazionale per coordinare la copertura giornalistica dei fatti d’attualità?

Le testate online, così come i loro collaboratori, dovranno chinarsi all’imperativo dell’ interesse nazionale : qualsiasi intervento giornalistico verrà filtrato secondo questo unico criterio: “Non sarà possibile pubblicare notizie ed informazioni che vadano contro l’interesse pubblico”, dichiarano gli addetti stampa di Xinhua , braccio informativo del governo cinese. La funzione della stampa telematica verrà ridotta alla circolazione di “notizie sane e civilizzate, benefiche per il progresso della nazione e per lo sviluppo economico-sociale”, conclude il comunicato ufficiale.

La manovra varata dal ministero per l’informazione di Pechino è solo l’ultimo passaggio di una arcinota politica liberticida nei confronti dei nuovi media. Mentre un altro pezzo dell’Internet cinese si scioglie in un labirinto di sofisticate tecnologie censorie , le grandi aziende occidentali continuano imperterrite ad investire nel mercato dell’informazione del colosso asiatico: il caso più esemplare è dato dallo scandalo che ha coinvolto Yahoo! , trascinando l’azienda in un turbine di polemiche.

Negli ultimi mesi persino il magnate dell’informazione Rupert Murdoch è stato costretto a “scremare” l’offerta televisiva satellitare destinata alla Cina: tutti i canali di BBC , emittente pubblica britannica, sono stati messi al bando per aver trasmesso uno speciale sulle carceri cinesi.

“Fare affari in Cina e sviluppare Internet per democratizzarla? Mi spiace, ma non è così che funziona”, sostiene Julien Pain, portavoce di Reporters Sans Frontieres . Ed è proprio RSF ad essersi proiettata in prima linea per sostenere blogger e cyberdissidenti in tutto il mondo, con la pubblicazione di un manuale pratico per scrittori “scomodi”.

Il timore più grande e più diffuso è che il binomio tra tecnologia occidentale ed ideologia cinese possa partorire un inquietante futuro per le telecomunicazioni mondiali: con oltre 100 milioni di utenti Internet, la Repubblica Popolare Cinese conterà al più presto su una quota di mercato gigantesca, capace di schiacciare Europa ed America.

Le particolarissime politiche di controllo sociale vigenti in Cina potranno così influenzare lo sviluppo dell’Internet del futuro : il Taipei Times , pubblicazione di Taiwan che segue da vicino l’evoluzione della new economy cinese, conferma ad alta voce questo rammarico. “Internet cambierà la Cina? No, la Cina cambierà Internet”, si legge nel titolo di un articolo riguardo il caso Yahoo!. E mentre la Commissaria Europea per la Società dell’Informazione, Vivianne Reding, sostiene di “non avere alcuna intenzione di regolamentare Internet”, il virus della censura sistematica continua a crescere indisturbato dall’altra parte del mondo.

E’ troppo presto per un “allarme pandemia”? Auguriamoci di si.

Tommaso Lombardi

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25 09 2005
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