La Finanziaria azzoppa la Ricerca scientifica

La Finanziaria azzoppa la Ricerca scientifica

L'allarme lo hanno lanciato ieri i centri di ricerca italiani. I tagli previsti dalla Finanziaria possono bloccare molte attività fondamentali. In Parlamento c'è chi propone di aprire ai privati
L'allarme lo hanno lanciato ieri i centri di ricerca italiani. I tagli previsti dalla Finanziaria possono bloccare molte attività fondamentali. In Parlamento c'è chi propone di aprire ai privati

Suona come un grido d’allarme la nota diffusa ieri dal Direttore generale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) , in cui si legge: “A causa delle gravissime prevedibili conseguenze sul bilancio 2007 dei tagli disposti dal disegno di legge finanziaria 2007 al finanziamento ordinario degli Enti pubblici di ricerca, l’assunzione di impegni da parte di tutti i centri di responsabilità dovrà essere limitata con decorrenza immediata e fino a diversa disposizione, alle spese obbligatorie e indifferibili”.

E prosegue: “Ogni atto di assunzione di impegno dovrà essere accompagnato da una dichiarazione sottoscritta dal responsabile del centro di responsabilità che attesti dette caratteristiche vincolanti”.

L’allarme, che riecheggia quanto già dichiarato di recente dai Rettori delle università, è giunto ieri perché si è tenuta una conferenza a cui hanno partecipato i massimi esponenti dei principali centri di ricerca italiani, costretti a fare i conti con i pesanti tagli in Finanziaria . In particolare si parla di una riduzione fino al 60 per cento della spesa per laboratori, ricercatori non stabilizzati e infrastrutture di ricerca. La sensazione dei labs italiani è che dovranno fermare molte attività in corso , un fatto ritenuto gravissimo, vista la centralità della ricerca scientifica per la competitività del paese in un mercato che premia sempre di più l’innovazione.

La celebre senatrice Ad esprimere tutto il proprio dissenso per i pesanti tagli alla ricerca è stata tra gli altri il premio Nobel e senatore a vita Rita Levi Montalcini (nella foto) che ha minacciato di non votare la manovra finanziaria qualora i tagli introdotti dal Governo venissero confermati nella stesura finale della legge. Una eventualità che, visti i ridottissimi margini al Senato, il Governo pare intenzionato a scongiurare.

Secondo il presidente del CNR Fabio Pistella : “Dobbiamo prima di tutto evitare gli equivoci. La gravità della situazione è stata denunciata da Rita Levi Montalcini a nome di tutta la comunità scientifica ed è realistica e documentabile. Il programma dell’Unione parlava di incrementi alla ricerca, ed ora siamo qui a lottare per non farci tagliare troppo”. “Noi – continua – spendiamo 1100 milioni di euro all’anno, questo fondo che è stato decurtato per noi vale 540 e la differenza sono contratti attivi per i quali siamo pagati. Il personale ci costa 510, il taglio di cui si discute vale nel totale 230 milioni che per il CNR è 70 milioni, per cui quel 540 diventa 470. Noi solo di personale spendiamo 510, cosa dobbiamo fare. La situazione è veramente grave e questi tagli sono veramente intempestivi”.

In una nota diffusa ieri si è inserita nel dibattito anche Donatella Poretti , deputata di RnP, secondo cui “come previsto, i soldi per l’università e per la ricerca non si trovano o se ne trovano pochi. Basti pensare che il finanziamento di 177 milioni l’anno di cui si parla, la sola università di Harvard negli Stati Uniti li spende in meno di un mese (e questo a fronte dei suoi 19mila studenti, rispetto ai quasi 2 milioni italiani)”.

Nella nota Poretti osserva che “se anche la meritoria azione del premio Nobel Rita Levi Montalcini producesse l’improbabile miracolo di raddoppiare il budget per la ricerca, l’Italia rimarrebbe comunque un nano a livello internazionale. Questo perchè non basteranno mai i soldi pubblici che, in assenza di competitività, sono più volte sprecati”. La proposta è di aprire ai privati. “Basti pensare che le migliori università statunitensi sono in gran parte private. Solo le tre università di Princeton, Yale e Harvard spendono praticamente un terzo dell’intera somma spesa in Italia per le università pubbliche”.

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13 11 2006
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