La GPL è un antivirus che dà fastidio

di Stefano Tagliaferri. Cosa c'è dietro l'attacco alla GPL, alla definizione di open source come codice virale? Ecco perché la GPL non può essere digerita dalle majors


Roma – Una premessa: personalmente sono favorevole all’utilizzo del software commerciale, quindi ritengo giusto versare ai produttori di applicazioni il corrispettivo per le licenze di utilizzo del software. Nel contempo ritengo opportuno utilizzare qualsiasi tipo di software quindi anche quello rilasciato sotto licenza GPL.

Grazie alla legge sulla tutela del diritto d’autore (248/2000), si sente parlare di protezione intellettuale del software e quindi di licenze d’uso: se non si dispone delle citate licenze non è possibile utilizzare il software “commerciale”. Non tutte le licenze obbligano l’utilizzatore a pagare un contributo di utilizzo al proprietario dell’opera. Esiste il software libero che si distingue appunto per la sua forma di licenza denominata GPL. GPL consente di copiare, ridistribuire e modificare un software; senza ricorrere a specifiche tecniche e inutili dettagli, questa “semplice” interpretazione sarà utile al lettore per capire le funzionalità della licenza GPL. Tutti i software che consentono alla rete internet di funzionare (Bind, Sendmail, Apache…) appartengono alla categoria a cui fa capo la licenza GPL o comunque ne sono una diretta derivazione. E’ proprio di questi ultimi giorni il veemente attacco al software libero (è stato addirittura da alcuni definito come “virus”…) attuato dai “protettori” del software commerciale.

Questo piccolo preambolo, non determinante per chi già è a conoscenza dello stato dei fatti, è utile a tutti gli altri lettori per inquadrare al meglio il fenomeno della licenza GPL e del software libero: proprio a chi è lontano da formule ed alambicchi tecnologici voglio dedicare quest’articolo per consentire di valutare la situazione.

Pensare alle infrastrutture della rete internet come “incarnazione” del più potente virus informatico fa decisamente sorridere (obiettivamente lo trovo patetico?). L’attacco al software libero, il tentato discredito della licenza GPL è comunque strategico: è lecito pensare che dietro a questo deprecabile fenomeno esiste un progetto studiato ad arte per intimidire l’utente medio: chi non conosce la licenza GPL? Signori, stiamo parlando del 99% dei consumatori di prodotti ICT (Information & Communication Technology).

Come già ampiamente riportato , la politica del controllo e del terrore è stata avviata: 18 mesi fa i noti attacchi informatici diretti verso le Società “e-commerce” statunitensi, oggi ipotizzabili come una vera e propria simulazione, sono serviti unicamente ad infoltire il business sulla security (chi è ignorante non sa che la sicurezza, in informatica, è prima di tutto una misura organizzativa?..come dire prima il cervello poi la tecnica…) e contemporaneamente hanno criminalizzato oltre misura i famigerati Hackers.

Se oggi si vuole lavorare nel settore dell’Information Technology o si dispone di una grandissima esperienza oppure è necessario esibire le famose “certificazioni”: badate bene che questi attestati sono semplici pezzi di carta, tristemente famosi nelle menti delle mamme e dai papà di tutto il mondo, si tratta di documenti che abilitano le Major a svolgere meglio il loro business. A questo punto è necessario sottolineare il calo del settore: il software libero, la licenza GPL, la diffusione di internet, intesa come immensa fonte di informazione, sono fortemente antagonisti agli interessi delle grandi Major del software proprietario. E’ buffo vedere i software producer rincorrere ed arrancare dietro all’innovazione del software libero (IBM include Apache e le tecnologie OSS nel suo AIX e non solo, SUN con il suo OpenSolaris per non parlare dei vari porting BSD dello stack TCP/IP??.ecc..).

Il software rilasciato sotto la licenza GPL, ad esempio Linux, grazie alla sua natura, consente a chi è portato verso le tecnologie ed ha volontà di fare, di entrare nella conoscenza delle cose e non solo di Information Technology (il voler conoscere è una forma mentale?). Naturalmente questo non basta per divenire seri professionisti ma aiuta a superare le nuove gabelle imposte del commercio mondiale. Chi all’epoca mi avviò alla scoperta del software libero mi disse: buona fortuna. Oggi posso dire che la licenza GPL, il software Open Source e la “vecchia” internet mi hanno dato molta, moltissima conoscenza ma anche la consapevolezza che c’è ancora tanto da fare e da scoprire.


E’ necessario riassumere gli avvenimenti che ci hanno accompagnato sino ad oggi: i nostri parlamentari si sono distinti per l’emanazione della contestata Legge sul diritto d’autore (248/2000) e della susseguente, ed ancora più scandalosa, Legge sull’editoria (62/2001).

La legge sul diritto d’autore ha introdotto quelle gabelle che impediscono la diffusione del software libero: copiare un CD contenente una copia di un software Open Source, come Linux ad esempio, è reato se non si passa per il bollino SIAE (solo successivamente si è messa una “toppa” temporanea).
La Legge sull’editoria, in netto contrasto con l’art. 21 della Costituzione Italiana, ha tolto il diritto di parola (gravissimo!!) a chi utilizza internet come forma espressiva: un sito web che fornisce informazioni a carattere continuativo, un Linux User Group ad esempio, deve essere schedato ed il suo “responsabile” deve anche essere iscritto ad un albo ufficiale. Si tratta di due perle del governo che ci siamo lasciati alle spalle, rubini che peseranno come macigni sulla libertà di pensiero e di parola di noi tutti.

Anche se il cittadino italiano ha dimostrato e dimostra assoluto disinteresse verso questioni di primaria importanza come la libertà di pensiero e la sua stessa privacy, oggi è necessario rendersi conto, una volta per tutte, che, in questo paese, per “crimini informatici” è possibile finire in galera, che per la copia, senza scopo di lucro, di un CD audio o dati, potrebbe attenderci il carcere, che se si fa informazione senza essere “certificati”, “irreggimentati”, “controllati” e comunque “sottoposti”, in certi casi si rischia ancora una volta del proprio.

Ma chi controlla i controllori?

Un nuovo regime economico, che va oltre le vecchie ideologie, impone le sue regole. Se il consumatore “forzato” non rispetta questi dettami, dunque non consuma, il nuovo ordine economico mondiale ti colpisce duramente inducendo i governi nazionali a legiferare contro la libertà di pensiero e di parola buttando nel cestino i diritti minimi di libertà del cittadino.
Un esempio su tutti.
Una parte della classe politica e mediatica si è distinta nel minimizzare la voce di oltre cinquantamila persone (avete presente lo stadio Franchi di Firenze gremito di gente?) che hanno dato luogo al “movimento di opinione” sulla rete internet italiana, che si oppone con decisione proprio alla legge sull’editoria. Cinquantamila è un numero che fa paura, è il terrore di chi colpevolmente insabbia perché non potrà nascondere a vita la verità: sappiate che tra quei cinquantamila vi sono i sostenitori più accaniti del software Open Source, della licenza GPL e genericamente della diffusione delle informazioni, ed è anche per questo che GPL è “criminale”.
La licenza di pensare ancora non è stata inventata, GPL ed OSS sono anche la voglia di far capire alla gente che esiste una coscienza, è presente lo stimolo a dire “no”. Non abbiamo bisogno di quell’ordine mondiale che qualcuno disegna a sua immagine e somiglianza, quell’ordine difeso dai manganelli delle forze di polizia e dal perbenismo di chi ha raggiunto una posizione “rispettabile”.

Alla luce delle considerazioni di cui sopra, cito alcuni numeri che, nel contesto, sono necessari alla conclusione del discorso: Netcraft si occupa di rappresentare dei dati statistici, in particolare vengono trattate informazioni relative al mercato dei server che popolano la rete internet: i sistemi Windows, che sui desktop di tutto il mondo spopolano con percentuali superiori anche al 90%, non riscuotono lo stesso successo nel cuore della rete internet: qui i sistemi Windows arrivano a toccare solo la quota del 49% e Linux, che è il prodotto che rappresenta meglio il fenomeno dell’Open Source, si attesta, da solo, al 28,5%. Il server Web Apache ha abbondantemente superato gia da molto tempo la percentuale del 60% ponendosi come standard nel mercato dei server web.

Cosa dicono questi numeri?
La matematica è favorevole ad Open Source: la licenza GPL è vincente laddove c’è conoscenza tecnologica, GPL ed Open Source sono antagoniste alle regole del commercio mondiale del software proprietario. Senza mai negare, anzi ribadendo l’utilità e le funzionalità del software proprietario, nel ricco “mercato” dei server le Major del software sono in difficoltà, GPL allora può anche divenire potente virus informatico…

Stefano Tagliaferri
ICT Network Specialist

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