La Internet italiana cerca di studiarsi

La Internet italiana cerca di studiarsi

State of the Net - Una due giorni di blogger, imprenditori e analisti per mettere a fuoco il ruolo degli utenti nella costruzione del network, l'abbandono della tradizione e un approccio più consapevole
State of the Net - Una due giorni di blogger, imprenditori e analisti per mettere a fuoco il ruolo degli utenti nella costruzione del network, l'abbandono della tradizione e un approccio più consapevole

Udine – Capire cosa succede dentro l'internet italiana oggi, e quali siano le prospettive per il futuro prossimo. Ragionare su come essa venga “abitata” dai suoi cittadini, e quali cambiamenti essa stia producendo nelle vite dei singoli, delle aziende, dei mercati. Provare ad operare dei raffronti tra la situazione italiana e quella degli altri paesi. Sono queste le ragioni che hanno portato un gruppo di blogger, attivisti ed imprenditori della rete italiani ad organizzare la prima edizione di State of the Net , che ha vivacizzato Udine venerdì e sabato scorsi.

l'ingresso - foto di G. Arata “L'idea – spiega Paolo Valdemarin , membro dello staff organizzatore – era quella di creare un momento di cortocircuito rispetto alle conversazioni in corso sulle relazioni internet-società. Perché è vero che tutti partecipiamo online a discussioni sugli effetti della rete in domini specifici, come il business, la politica, il giornalismo od altre. Ma è pure vero che spesso queste riflessioni restano confinate dentro la singola comunità. E allora noi volevamo un'occasione diversa, che facesse da aggregatore per sensibilità differenti, e consentisse ad ognuno di portare via spunti di riflessione nuovi, o magari semplicemente una voce non conosciuta per il proprio aggregator personale”.

Quello che viene fuori dai due giorni di lavori è un quadro sfaccettato, ricco di suggestioni ma anche di questioni aperte. Una prima evidenza, sottolineata da più parti, ha a che vedere con il fatto che la “rivoluzione” legata all'internet sociale è appena iniziata, e le sue conseguenze sulle vite di individui ed organizzazioni sono in larga parte ancora da scoprire. “La rete” ha detto Enzo Rullani, “può già oggi essere descritta come un ecosistema, dove coesistono predatori e vittime, parassiti e nodi in simbiosi reciproca”. E tuttavia, è stato aggiunto, appare ancora non determinata, liquida, la forma che tale ecosistema è destinato ad assumere nel futuro prossimo.

A fronte della indeterminatezza appena descritta, un punto fermo incontrovertibile è dato dalla centralità degli utenti-abitanti della rete rispetto alla rivoluzione in atto. Come mostrato da Ross Mayfield, ci sono gli utenti dietro i principali cambiamenti registrabili: sono loro a definire la struttura e la direzione di sviluppo di social networks di per sé “unstructured”; sono loro che producono la porzione maggiore dei contenuti oggi presenti negli spazi digitali 2.0, sono loro a spingere ed orientare il percorso di trasformazione delle aziende e dei mercati.

Quindi, secondo una dinamica che è stata descritta dagli speaker in termini di “disintermediazione” e “redistribuzione del potere tra più attori”, gli utenti prendono sempre più voce all'interno della rete. A fronte di questo, i modelli di business in rete possono funzionare solo se le aziende abbandonano la presunzione di poter “dare la verità” ai consumatori, ed accettano di ascoltarli e dare loro maggiore spazio.

Ma questo “salto culturale” appare tutt'altro che semplice. Tanto gli ospiti che hanno trattato le trasformazioni del giornalismo, quanto quelli che hanno portato le esperienze del mondo fisico, hanno sottolineato la presenza di ricorrenti situazioni di “disorientamento” e “difficoltà culturale” da parte di singoli ed organizzazioni. “Le aziende si trovano oggi nel bel mezzo della trasformazione” ha detto Lele Danesi di Cisco Italia, sottolineando il fatto che toccherà alle prossime generazioni di “nativi digitali” capitalizzare appieno quanto oggi si sta cominciando a trasformare.

sul palco - foto di P. Valdemarin Alla necessità di trasformazioni organizzative e culturali delle aziende, d'altra parte, dovranno fare da contrappunto cambiamenti nel modo di impiegare e dare senso a concetti consolidati. Luca De Biase, ad esempio, ha suggerito l'esigenza di innovare la categoria “informazione” distinguendo tra informazione di mutuo soccorso (basata sullo scambio di notizie di base tra pari), informazione promemoria (incentrata sulla verifica ed il controllo di coerenza su quanto affermato da politici ed autorità), e l'informazione di simbiosi (basata sulla cooperazione paritaria tra giornalisti professionali e blogger).

Sullo sfondo di tutto questo, molti ospiti di State of the Net hanno sottolineato la necessità per individui e organizzazioni di imparare ad abitare la rete in modo maggiormente riflessivo e consapevole. Mano a mano che pezzi sempre più ampi e rilevanti della nostra vita sociale ed economica vanno online, infatti, diviene più necessario acquisire coscienza e conoscenza rispetto alle modalità ed alle implicazioni del nostro agire digitale.

A State of the Net ha partecipato un parterre di ospiti ricco e variegato, composto insieme da uomini d'impresa come Ross Mayfield (Socialtext.com) e Stefano Stravato (Fiat); analisti e ricercatori come Enzo Rullani , Joshua Levy e Giuseppe Granieri ; blogger e giornalisti come Antonio Sofi , Gaspar Torriero e Luca De Biase ; esperti di marketing come Mafe de Baggis .

Giovanni Arata

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10 02 2008
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