La Marina USA gioca con le armi laser

I ricercatori statunitensi sostengono di aver messo a punto un componente cruciale per la costruzione di armi laser funzionanti da installare a bordo delle imbarcazioni. Per vederle occorrerà attendere ancora un decennio

Roma – A che punto sono le ricerche della US Navy sulla messa a punto di armi elettromagnetiche e raggi laser “mortali”? Il nuovo avanzamento tecnico conquistato nell’ambito del programma Free Electron Laser (FEL) è un iniettore in grado di focalizzare la luce a differenti lunghezze d’onda, un dispositivo che gli scienziati stipendiati dalla Marina non esitano a definire “un progresso eccezionale” sulla strada della costruzione di armi laser pienamente operative .

Il nuovo iniettore genera un fascio di elettroni, e nei test sperimentali è stato capace – diversamente dal passato – di produrre raggi laser di “classe megawatt”, un livello energetico ben superiore a quello considerato potenzialmente “mortale” (100 kilowatt) e particolarmente adatto per quella che dovrebbe essere la configurazione delle armi al laser vere e proprie da installare a bordo.

Grazie all’iniettore del “superlaser”, sostiene l’ Office of Naval Research , il programma procede a gonfie vele ed è nove mesi in anticipo sulle previsioni : prudenza consiglia di fissare l’obiettivo finale – vale a dire la dotazione di armi laser a ogni imbarcazione della Marina statunitense – dal 2018 in poi.

Oltre a lavorare sui cannoni ipersonici e su altri dispositivi avanzati di nuova concezione, la US Navy è particolarmente interessata allo sviluppo di armi laser funzionanti per via degli indubbi vantaggi che la tecnologia comporta: un superlaser è in grado di colpire un bersaglio istantaneamente e dalla lunga distanza, non obbliga a caricare a bordo scorte di proiettili e polvere da sparo e può essere impiegato alla bisogna anche come un sensore, un puntatore per il tracciamento o un sistema di guida per le armi “convenzionali”.

Alfonso Maruccia

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