La Mela e quella i di troppo

Un giudice australiano ha stabilito che Apple non può contare sul monopolio della vocale minuscola. Non colpevole una piccola azienda produttrice di borse per laptop che aveva chiamato la sua linea DOPi
Un giudice australiano ha stabilito che Apple non può contare sul monopolio della vocale minuscola. Non colpevole una piccola azienda produttrice di borse per laptop che aveva chiamato la sua linea DOPi

Il braccio di Apple ne è alla fine uscito dolorante, sconfitto in un vigoroso braccio di ferro legale in terra australiana. E si tratta di una sconfitta nel più classico schema del piccolo Davide contro il gigante Golia. Un giudice locale ha dato ragione ad una piccola azienda di Sydney – la Wholesale Central – che si era precedentemente imbattuta nell’ira funesta della Mela.

Sull’ennesima questione legata al trademark dell’azienda di Cupertino. La piccola società australiana era stata accusata di aver violato la proprietà del marchio iPod, avendo venduto tranquillamente svariati esemplari di alcuni prodotti chiamati DOPi. Digital Options and Personalised Items , secondo Wholesale Central (e pure secondo il giudice). Semplicemente iPod scritto al contrario , secondo Apple.

Ma l’uso del marchio DOPi per contrassegnare una borsa per laptop non ha violato alcunché. Il giudice australiano Michael Kirov ha stabilito che la Mela non è riuscita a dimostrare concretamente che una qualsivoglia persona di media intelligenza e memoria pensi a Cupertino ogni volta che vede una lettera i all’interno di un marchio .

Apple non sembra dunque poter fare affidamento su una sorta di monopolio della lettera <em<i , dal momento che – ha continuato il giudice – ci sono già alcuni prodotti che l’hanno scelta per il proprio nome, da iSkin a iSoft . E si tratta anche di prodotti legati allo stesso mercato di Apple, in misura persino maggiore di DOPi, che produce accessori, borse per portarsi in giro laptop di ogni foggia.

Leggermente stupito, un avvocato locale specializzato in proprietà intellettuale, che ha fatto notare come sia stata la prima volta in cui un tribunale agli antipodi abbia detto no ad accuse di questo tipo. Apple non dovrebbe tuttavia scoraggiarsi. Secondo il legale, un prodotto chiamato iPODE sarebbe perfettamente attaccabile da parte dell’azienda di Cupertino.

La sfida con Wholesale Central non è stata certo la prima ad essere intrapresa da Apple per difendere i caratteri principali del suo trademark in terra australiana. Già il produttore di computer di Melbourne MacPro era stato accusato di violazione del marchio nel corso dei preparativi di lancio della linea Mac Pro, poi assolto da un giudice aussie data la sua esistenza più che ventennale sul mercato.

E poi era toccato a The Little App Factory , che aveva ottenuto grande successo agli antipodi con l’applicazione iPodRip che permetteva di eseguire copie di backup di file musicali presenti su iPod e iPhone. In una lettera al CEO John Devor, lo stesso Steve Jobs aveva dato prova di grande eloquenza: “cambiate il nome dell’applicazione, non è poi un così grande problema”. Eloquenza che non potrà sfoggiare con i vertici di Wholesale Central .

Mauro Vecchio

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12 03 2010
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