La memoria si produce in laboratorio

Ricercatori britannici e statunitensi sostengono di aver trovato il modo di attivare selettivamente le cellule cerebrali utili a immagazzinare i ricordi. Creando false esperienze, nei cervelli delle mosche
Ricercatori britannici e statunitensi sostengono di aver trovato il modo di attivare selettivamente le cellule cerebrali utili a immagazzinare i ricordi. Creando false esperienze, nei cervelli delle mosche

Se il monitoraggio indiretto delle conseguenze degli scambi neuronali nel cervello umano è da sempre fonte di difficoltà nello studio del suo funzionamento, alcuni studiosi dell’Università di Oxford (assieme ai loro colleghi americani) avrebbero messo a punto un sistema con cui instillare direttamente quegli scambi elettrochimici tra neuroni, ottenendo la non poco ragguardevole capacità di scrivere memorie pregresse riferite a fatti che in realtà non si sono mai verificati .

I ricercatori parlano senza mezzi termini di una tecnica con cui poter “scrivere direttamente nella memoria” di un cervello vivente, in questo caso quello delle mosche, “prendendo il controllo” dei circuiti cerebrali per creare le false memorie. I circuiti, o per meglio dire i gangli di cellule in grado di creare memorie nelle mosche, erano fino a oggi sconosciuti, ma gli studiosi guidati da Gero Miesenbock dell’Università di Oxford hanno identificato i componenti essenziali in 12 cellule indispensabili allo scopo.

Usando una tecnica da loro stessi creata nota come “optogenetica”, i ricercatori hanno bombardato selettivamente i singoli neuroni con un fascio luminoso in grado di rilasciare particolari molecole imprigionate all’interno dei neuroni , la cui liberazione ha infine portato all’attivazione delle cellule-contenitore bombardate.

Gli scienziati hanno infine impiegato questa neo-conoscenza per “dare alle mosche il ricordo di un evento spiacevole mai accaduto”, in particolare quello riguardante un odore sgradevole da evitare. Nei test, le mosche hanno evitato accuratamente quell’odore: questo, secondo i ricercatori, dimostrerebbe la validità del loro approccio.

La ricerca anglo-americana, pubblicata sul magazine Cell , si è come detto limitata a verificare l’efficacia dell’optogenetica e della mappatura delle cellule-memoria nel cervello delle mosche. Una sua eventuale applicazione anche al sistema nervoso umano permetterebbe (tra le altre cose) di “giocare d’anticipo” nello studio del comportamento del cervello, aprendo scenari di indagine sin qui inediti.

Alfonso Maruccia

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20 10 2009
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