La pubblicità che sa se la guardi

Un nuovo dispositivo consente di realizzare nuove forme di pubblicità, capaci di monitorare il movimento degli occhi di più persone contemporaneamente, per sapere dove si rivolge la loro attenzione
Un nuovo dispositivo consente di realizzare nuove forme di pubblicità, capaci di monitorare il movimento degli occhi di più persone contemporaneamente, per sapere dove si rivolge la loro attenzione

Una specialissima telecamera è stata messa a punto dai ricercatori della Queen’s University canadese, in Ontario, una cam che può percepire il movimento degli occhi di più persone anche ad una certa distanza. Un dispositivo che potrebbe avere un forte impatto sulla pubblicità per le strade e nei negozi.

Gli sviluppatori di Eyebox2 , che lavorano per lo sviluppo commerciale del prodotto con Xuuk Inc. , dicono in questi giorni che “questa cam riproduce la percezione dell’eye contact tra umani, consentendoci di determinare in modo piuttosto accurato su quale schermo al plasma o su quale scaffale si è posato l’occhio delle persone”.

Il dispositivo Al New Scientist spiegano che si tratta di un dispositivo “meno accurato” rispetto ai sistemi esistenti di eye tracking , che lavorano su distanze molto più ridotte, fino a mezzo metro. “Ma è sufficiente – sottolineano – per capire se si sta guardando un display o una pubblicità oppure no”.

Sotto il profilo tecnico, Eyebox2 sfrutta una cam da 1,3 megapixel e un insieme di LED infrarosso: basata su una risoluzione più elevata della maggiorparte dei sistemi di eye tracking, può individuare il movimento oculare di più persone e determinare da quattro metri di distanza con un margine di 15 gradi in quale direzione si sta guardando . Un’accuratezza che cresce o decresce a seconda della distanza delle persone dalla cam.

Tra le altre applicazioni, anche quelle di intrattenimento, ad esempio nel caso di un sistema di home theater. “Quando smetti di guardare lo schermo per un certo tempo – spiegano gli sviluppatori – l’immagine si ferma fino a quando non guardi di nuovo”.

In una nota i ricercatori sottolineano come “mentre le pubblicità online possono essere misurate dal numero di persone che clicca su un certo sito, è molto più difficile misurare l’efficacia di schermi che richiedano l’attenzione delle persone in centri commerciali, ristoranti e altri luoghi pubblici. L’invenzione dell’Università offre agli inserzionisti uno strumento per misurare con certezza quanta attenzione una inserzione riceve, sia su un pannello al plasma che su un cartellone pubblicitario o far sapere i risultati del piazzamento di un certo prodotto nello scaffale di un supermercato”.

Gli sviluppatori ci tengono a sottolineare che non si tratta di una minaccia per la privacy o di uno strumento di sorveglianza. “È una tecnologia passiva – spiegano – che semplicemente conta quanta gente guarda un certo annuncio pubblicitario e per quanto tempo, proprio come un sensore apriporta percepisce se qualcuno è interessato o meno ad entrare”.

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10 05 2007
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