La RIAA vuole i nomi degli utenti p2p

Nella battaglia legale con Verizon vuole costringere i provider ad agire senza ordine diretto del magistrato. Tutti con il fiato sospeso. Già pronte le lettere di diffida a provider e utenti. Verizon vuole resistere
Nella battaglia legale con Verizon vuole costringere i provider ad agire senza ordine diretto del magistrato. Tutti con il fiato sospeso. Già pronte le lettere di diffida a provider e utenti. Verizon vuole resistere


Washington (USA) – Si anima la battaglia che vede da un lato i discografici americani e dall’altro il provider Verizon, una guerra legale dalla quale emergerà un elemento fondamentale nel futuro della lotta alla pirateria musicale condotta attraverso i sistemi di condivisione dei file, peer-to-peer (p2p) in testa.

Il giudice federale John D. Bates che presiede il caso ha infatti interrogato Verizon per sapere per quale ragione non abbia cancellato l’account di un proprio utente che la RIAA accusa di essere un “grosso distributore” di musica pirata attraverso i sistemi p2p.

Verizon ha tenuto duro sostenendo da un lato che non si può chiedere ad un provider di monitorare le attività online di un utente come fosse un poliziotto e dall’altro che senza uno specifico ordine della magistratura il provider non può cancellare l’account di un proprio cliente. “Non vogliamo – ha dichiarato Verizon – essere il poliziotto della situazione”. Verizon ha anche sottolineato che qualora cancellasse gli account in questo modo si esporrebbe ad ulteriori denunce da parte dei clienti, “messi al bando” senza un ordine specifico di un magistrato.

Ancora è presto per sapere cosa deciderà il giudice, quel che è certo è che dalle sue decisioni dipenderanno i futuri “equilibri” tra i detentori del copyright difesi dal Digital Millennium Copyright Act e i provider, stretti nella morsa di utenti che tengono alla propria privacy.

E’ evidente che qualora Bates desse ragione alle majors partirebbero numerose altre lettere verso i provider affinché agiscano contro gli utenti più “indisciplinati”. I discografici, infatti, monitorano costantemente l’uso che viene fatto degli strumenti p2p e tengono traccia degli IP più “attivi”.

Proprio per contrastare questa possibilità, come si ricorderà, un folto gruppo di aziende tra cui Yahoo! aveva consegnato al giudice una memoria di 30 pagine in cui si sostiene che “ciò che la RIAA sta in realtà cercando di ottenere, alla fine, è di spostare l’onere della tutela del copyright dai propri associati (…) ad un provider che non fa altro che fornire una connessione internet al proprio cliente”.

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06 10 2002
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