La Sardegna si converte al software libero

Non solo software libero nella PA, ma obbligo di giustificare la sua eventuale assenza. Non solo diffusione nelle scuole ma anche formazione specifica. Con, in più, ricerca regionale sui software a codice aperto
Non solo software libero nella PA, ma obbligo di giustificare la sua eventuale assenza. Non solo diffusione nelle scuole ma anche formazione specifica. Con, in più, ricerca regionale sui software a codice aperto

La giunta regionale della Sardegna ha deciso di tentare un balzo in avanti nell’adozione del software libero e, cosa che suscita ulteriore interesse, nella proposizione della scelta tecnologica a codice aperto come grimaldello dello sviluppo, dell’innovazione e della lotta al digital divide . Una norma che parla di banda larga, di promozione della connettività ma anche di sensibilizzazione informatica, di diritto all’uso delle tecnologie e via dicendo.

Abbasanta, Sardegna Digital Library Nella delibera 54/8 2008 (“Iniziative volte alla promozione e allo sviluppo della società dell’informazione e della conoscenza in Sardegna”), approvata dalla Giunta e che potrebbe diventare legge regionale, si legge ( qui il PDF) fin dal “Capo I” che la Regione “privilegia l’utilizzo del software libero” nelle politiche dell’accesso che promuovono il diritto all’uso delle nuove tecnologie.

Se da un lato si afferma come la diffusione dell’accesso tecnologico sia necessario anche per incrementare la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica , dall’altro si sottolinea come l’attività di formazione all’uso degli strumenti debba spingere ad una consapevolezza nell’utilizzo di Internet e alla diffusione della conoscenza dei “vantaggi connessi all’utilizzo di software libero al fine di garantire l’accesso ai servizi erogati con strumenti tecnologici e telematici”.

Per i programmi formativi servono evidentemente strumenti adatti: dal lato hardware si punta al riuso dei computer e degli altri tool perché tecnologie usate ma ancora efficienti siano distribuite a scuola, biblioteche e altri organismi culturali non profit, dal lato software “nel rispetto dell’autonomia didattica”, la Regione “riconoscendo il particolare valore del software libero, ne favorisce l’utilizzo e istituisce programmi specifici di formazione orientati a docenti e studenti”. Proprio nell’ottica del riuso, peraltro, la Regione esplicita le ulteriori opportunità dei sistemi operativi e degli applicativi a codice aperto, strumenti in grado, si legge nel DDL, di favorire il riutilizzo e l’interoperabilità anche grazie all’uso di “protocolli e formati aperti”.

“La principale novità – ha dichiarato l’assessore agli Affari Generali Massimo Dadea – è rappresentata dall’inserimento nell’ordinamento regionale del software libero, considerato lo strumento più idoneo per uno sviluppo della società dell’informazione ispirato ai principi di contenimento della spesa pubblica e di tutela della concorrenza. Con questo DDL la Sardegna si pone all’avanguardia anche nel settore della società dell’informazione”. Tra i benefici citati espressamente dalla Giunta, il fatto che con il software libero si verificano “la disponibilità del codice sorgente, l’indipendenza da uno specifico fornitore e i benefici per l’industria informatica locale” .

Tra i principi di maggiore interesse contenuti nel provvedimento, realizzato con la collaborazione di Flavia Marzano , docente di Scenari e innovazioni dell’IT all’Università di Bologna, c’è anche quello secondo cui se l’amministrazione regionale dovesse scegliere software non libero, allora dovrà motivare perché non è possibile utilizzare FOSS . Sebbene non si leghi necessariamente alla scelta “aperta”, dunque, per la prima volta un disegno di legge di questo livello impone un dovere di questo tipo all’amministrazione, rendendo evidente l’obbligo per quest’ultima di valutare con attenzione le proposte di software open prima di aggiornare i propri sistemi.

Un principio che è rafforzato ulteriormente all’articolo 9, quello interamente dedicato proprio al software libero, in cui si accenna alla possibilità che l’utilizzo di software libero possa significare punteggi aggiuntivi per i fornitori quando partecipano ad una gara: proporre cioè una soluzione open significherebbe partire con un qualche vantaggio rispetto a chi proponesse soluzioni closed source .

In questo spirito, il DDL pensato per spingere sull’acceleratore dell’innovazione e dell’accesso distribuito, sottolinea anche come sia necessario che i documenti prodotti dall’amministrazione non solo debbano essere accessibili in modo gratuito ma debbano anche sempre e soltanto ricorrere a formati aperti , lasciandosi così alle spalle definitivamente un’epoca in cui file contenenti informazioni rilevanti prodotte dalla PA richiedevano l’utilizzo esclusivo di programmi proprietari, talvolta anche assai dispendiosi.

Ciliegina sulla torta di un programma per l’innovazione che sa di alternativa è l’articolo 18, espressamente dedicato alla ricerca e sviluppo su tecnologie e software libero , dove si legge che l’ Agenzia Sardegna Ricerche “svolge attività di ricerca e di sviluppo sulle nuove tecnologie e sul software libero coordinandosi, ove opportuno, con le strutture dell’amministrazione centrale competenti”.

Nel complesso, dunque, la Sardegna potrebbe dotarsi di una legge regionale che non ha eguali in Italia per quanto riguarda la promozione del software libero. Il condizionale è d’obbligo perché il testo dovrà ora passare il vaglio del consiglio regionale. Nei prossimi giorni sarà presentato ad un convegno a Pisa.

fonte immagine: Regione Sardegna

Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

15 10 2008
Link copiato negli appunti