La Sardegna sperimenta innovazione

Venticinque inviti per altrettanti ragazzi. Che devono sfoderare le idee, e la voglia di sfruttare il know how di un centro di ricerca. E mettere in piedi il business di domani. Lo spiegano gli ideatori a Punto Informatico
Venticinque inviti per altrettanti ragazzi. Che devono sfoderare le idee, e la voglia di sfruttare il know how di un centro di ricerca. E mettere in piedi il business di domani. Lo spiegano gli ideatori a Punto Informatico

Costruire le occasioni per mettere assieme capitali e idee partendo dal basso. Per promuovere la ricerca e l’innovazione, attraverso la valorizzazione dei più giovani , coloro che sono in grado, più di altri, di cogliere le novità e le opportunità che le nuove tecnologie offrono al mondo della R&D e degli affari, senza appiattirsi sui modelli consolidati. Con questi presupposti, nasce il progetto Summer DistrICT Camp : una iniziativa messa in campo da Sardegna Ricerche in collaborazione con il CRS4 ( Center for Advanced Studies, Research and Development in Sardinia ), e che punta ad offrire ai giovani di ogni parte d’Europa la possibilità di passare due mesi in un vero laboratorio di ricerca dove provare a trasformare le proprie idee in realtà.

“È una iniziativa rivolta a 25 giovani dell’Unione Europea con meno di 30 anni – spiega a Punto Informatico Francesca Siriu , tutor del Summer Camp per Sardegna Ricerche – Non è necessario avere la laurea per partecipare, può bastare anche il diploma. Cerchiamo di premiare il valore delle idee, e non unicamente la conoscenza accademica: per selezionare i candidati puntiamo sulla conoscenza dei linguaggi di programmazione, dei sistemi operativi, sulle competenze necessarie per interagire al meglio con i nove laboratori tecnologici del distretto ICT di Sardegna Ricerche”.

Si tratta, chiarisce Siriu, di strutture nuove – inaugurate appena lo scorso 4 luglio – ma che già ospitano professionisti della ricerca con un certo know how e attrezzature ideali per portare avanti qualsiasi progetto di sviluppo. Le materie di cui ci si occupa spaziano dall’intrattenimento casalingo ( Open Media Center ), alla creazione di contenuti TV mediante nuovi sistemi di collaborazione e nuovi paradigmi di realizzazione ( Produzione collaborativa programmi tv multi-piattaforma e Produzione prototipi e nuovi format di contenuti digitali ).

Poi ci sono la cosiddetta Intelligenza d’Ambiente , vale a dire la produzione di sistemi in grado, ad esempio, di riconoscere le immagini e i profili di ciò che li circonda, e il GeoWeb and Mobile User Experience che tanto fa parlare di sé con l’arrivo sul mercato di sempre più dispositivi dotati di chip GPS integrato . Non mancano poi applicazioni più “scientifiche” come Telemicroscopia industriale e ICT per la medicina , passando per l’ Acquisizione, distribuzione e visualizzazione di modelli 3D complessi e un più familiare e rassicurante Software open source .

La partecipazione al camp, che si svolgerà dal prossimo 8 settembre e fino al 31 ottobre, è totalmente gratuita, e comprende anche vitto, alloggio, e le spese di un viaggio andata e ritorno dalla località di provenienza dei partecipanti. Ai ragazzi non viene chiesto di fornire un complicato modello di business già pronto su cui investire: “Se hanno una grande passione per un argomento, o se stanno seguendo un progetto che possa essere inserito nell’attività di uno dei nostri laboratori, gli chiediamo di farcelo sapere – prosegue Siriu – Lo scopo di questa iniziativa è creare prodotti che possano risultare appetibili per le imprese, con l’eventuale contributo di un venture capitalist che intervenga in qualità di mentore supervisionando lo sviluppo del prodotto finale”. “Esiste un gap – continua Siriu – tra azienda e ricerca: a volte trovano davvero difficile comunicare tra loro, perché magari un’azienda sa che cosa vuole ma non riesce a spiegarlo, oppure non è a conoscenza dell’esistenza di tecnologie già sviluppate che potrebbero aiutarla nel suo campo”. Questo è il compito che svolge Sardegna Ricerche: una intensa attività di mediazione tra le due realtà, fungendo da cardine e offrendo a imprenditori e scienziati la possibilità di incontrarsi periodicamente e discutere. L’obiettivo finale è prendere un’idea, “inserirla all’interno dei nostri laboratori e trasformarla in un progetto reale”.

In ogni caso, ribadisce la rappresentante dell’ente sardo, si tratta di un esperimento per “capire come muoversi, capire come una esperienza del genere possa svilupparsi in una regione come la Sardegna”. Siriu spiega che molto della filosofia del progetto si rifà ai summer camp di Google . Nonostante si tratti del primo tentativo, “Abbiamo ricevuto un buon riscontro anche considerando i tempi stretti”, e per l’anno prossimo l’obiettivo è “estendere il programma a tutto il mondo, raggiungendo anche le nuove frontiere della tecnologia: India, Cina, e tutte le nazioni dell’estremo oriente”.

In questa edizione, la parte del leone comunque la faranno i giovani italiani : “Forse c’è stato un ritardo nella diffusione del bando – ammette Siriu – forse contattare i ragazzi stranieri è più difficile di quanto immaginassimo: o forse i ragazzi del resto d’Europa sono meno interessati perché hanno già a disposizione esperienze simili a casa loro, visto che ci sono altre nazioni che già organizzano questo genere di camp”.

Le idee, comunque, a giudicare dalle domande già presentate non mancano: “Il laboratorio più richiesto è quello dedicato all’open source: noto con piacere che ci sono diverse lauree di cui non ero a conoscenza, mi ha stupito una ragazza laureata in informatica umanistica – racconta Siriu – In generale ho notato un certo orientamento a mettere in relazione l’informatica con la scuola, ma non mancano molte idee per la creazione di nuovi format per i contenuti digitali”. Capitolo a parte il laboratorio per il geoweb , che ha riscosso un successo sorprendente: “L’età media dei candidati si aggira sui 22-23 anni, ed evidentemente la gestione in mobilità dei dati suscita grande interesse perché è un concetto molto vicino all’esperienza dei ragazzi”.

In ogni caso, Sardegna Ricerche si dice pronta ad offrire ai ragazzi e alle imprese lo spazio necessario ad incubare e mettere in piedi nuove startup: “In due mesi non si riuscirà a fare tutto, ma è anche vero che si potrà riuscire a gettare le basi per costruire un primo modello”. Per una regione come la Sardegna, che punta moltissimo sulla ricerca per costruire una massa critica di aziende competitive , si tratta di una iniziativa centrale: “Occorre capire a che punto siamo come cittadini italiani e come sardi in particolare – conclude Siriu – mettere a confronto esperienze accademiche e professionali: ci sono nuove frontiere che l’Italia non conosce, e lo stesso vale per le altre nazioni UE rispetto al nostro paese. Il nostro obiettivo è capire quali siano i nostri limiti e quali i nostri punti di forza: ben vengano le critiche, purché siano costruttive”.

a cura di Luca Annunziata

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31 07 2008
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