La scure del business sull'Informatica

di Stefano Tagliaferri. Occhio al troppo rumore attorno a Linux, è uno dei segni distintivi dell'azione repressiva, censoria e preventiva nei confronti dell'alternativa. Lo scopo è lo status quo, e le divisioni non servono


Roma – Siamo giunti ad un punto cruciale nello sviluppo della cultura informatica di questo paese: negli ultimi quattro anni abbiamo assistito all’ascesa dei sistemi Windows che hanno invaso dai semplici PC Desktop ai potenti server.

Nell’ultimo anno è esploso il “business” LINUX. Sentiamo molto, tanto rumore intorno al Pinguino, tutto questo accade perché oggi è molto trend: le giovanissime leve sono i maggiori sponsor del business LINUX, un fenomeno che sta superando ogni misura; non me ne vogliano i sostenitori di questo splendido sistema operativo ma tutto questo rumore intorno al sistema GNU non è una buona pubblicità, non dimentichiamo mai che LINUX non è “facile” come Windows e soprattutto, il pinguino non è un sistema operativo per tutti.

LINUX oggi è un prodotto in aperta concorrenza sul mercato dell’informatica ricca: il commercio miliardario del mondo dei server. Mentre sui sistemi Desktop di tutto il mondo Windows continua incontrastato a dominare, assistiamo oggi ad una fredda affermazione di Windows 2000 Server. I motivi di questa tiepida accoglienza non sono certo di carattere tecnologico: Windows2000 è un sistema finalmente maturo per gestioni mission critical ma, soprattutto sui sistemi internet, paga a caro prezzo le politiche di aggiornamento imposte da Microsoft nel passato ed il costo delle relative licenze. La politica di supporto attuata dal produttore sul “vecchio” Windows NT e l’assoluta solidità di alcune distribuzioni LINUX hanno rimesso sulla graticola il business dei server in ambiente SOHO. La potenza e le performance del pinguino nelle reti TCP/IP inizia a emergere con un dominio tecnologico difficilmente contrastabile.

La maturità di alcune applicazioni IP come il server web Apache, la duttilità e le performance di linguaggi di programmazione server-side, tra cui cito PHP, PERL e Phyton, stanno mettendo assolutamente fuori gioco la politica commerciale proposta dai sistemi proprietari. GNU non è un prodotto. Nel mercato capitalista, LINUX, massima espressione del software libero, è un concorrente scomodo, difficilmente combattibile: solo la politica di chi basa le sue presunte fortune sul business dell’Open Source può distruggere questa nuova competitività.

Il “pericolo” GNU ed i continui guai giudiziari stanno creando notevoli problemi al guru dell’informatica Bill Gates; il business delle applicazioni internet parla chiaro: Apache è sul 60% dei server ed i sistemi GNU, per la prima volta nella storia dell’informatica, sorpassano i sistemi Windows. Non è finita la riflessione sulla bontà delle GNU solutions: tutti i sistemi di derivazione POSIX sono stati rimessi in gioco dal Free software e tutto quello che tre anni fa era stato precocemente considerato “obsoleto” oggi è decisamente alternativo.


La qualità di alcuni prodotti GNU ha generato una nuova forma di business, per la prima volta nella storia dei sistemi “personal” si delineano nuove professionalità: i “vecchi” professionisti dell’informatica si contrappongono ad una nuova generazione di freelance, tra i quali, come accade anche in politica, si riciclano anche vecchi nomi colpiti da rapido pentitismo.

Nella new economy già troviamo gli “old” manager: si tratta di professionisti che hanno costruito il loro successo sul business delle tecnologie proprietarie, molti di questi si presteranno ad eseguire il disegno loro imposto dalle Major e faranno di tutto per gettare discredito verso il nuovo mercato GNU. Altri “old” manager si diranno affascinati dal fatto di essere inseriti in nuove prospettive di mercato, naturalmente il loro obiettivo rimane sempre quello di perseguire al meglio il loro business.

Riflettiamo a quante distro LINUX offre oggi il mercato dell’Open Source: ogni versione LINUX (in effetti si tratta a tutti gli effetti di release differenti) è costruita per accrescere il volume di affari dell’organizzazione che la produce, tutte queste distribuzioni sono sinonimo di confusione ed instabilità. Queste ultime due parole non vanno certamente d’accordo con affidabilità e performance: è lecito dunque pensare che presto questo mercato si autodistruggerà a favore del business degli Unix proprietari come, ad esempio, Solaris e AIX ( I server europei parlano sempre più Unix ).

Con l’introduzione del Kernel 2.4, LINUX è maturato; e si vuole davvero evitare questo inevitabile “riassorbimento” è plausibile ipotizzare l’unificazione delle maggiori distribuzioni (Slack, Debian, RedHat, Caldera e SuSe) con l’introduzione di una struttura del file system comune che consentirebbe un elevato grado di interoperabilità.


Certo che la triste diatriba tra KDE e GNOME non è un buon segnale sulla strada della compatibilità e dell’interoperabilità delle varie anime di LINUX: è un peccato vedere il pinguino attaccare frontalmente gli ambienti operativi per l’impresa in maniera non uniforme senza un unico denominatore comune. Anche se il Kernel 2.4 non ha ancora raggiunto quelle features che i migliori UNIX commerciali offrono è maturo, saranno maturi i vari LINUX business al grande salto?

IBM, Sun ed altre Major non stanno certo buttando soldi e denaro su LINUX: gli “old” manager sanno che, per mantenere ed accrescere posizioni privilegiate è necessario saper distruggere i anche i piccoli mercati, laddove le umane debolezze sorpassano la logica delle leggi di mercato subentra l’arma vincente di chi, il mercato, lo tiene in mano da sempre: è iniziata la lotta per il mantenimento dei benefit portati dalla presunta new economy.

In Italia, il primo passo dell’offensiva reazionaria si è perfezionato con l’emanazione della “nuova” ed “avanzata” legge sulla tutela del diritto d’autore ( Riforma del diritto d’autore L. 18 agosto 2000 n. 248 – Nuove norme di tutela del diritto d’autore).

I professionisti del controllo impostano strategie ed impongono i loro diktat.

Il secondo passo, anche questo in netto contrasto con quanto stabilito dall’articolo n. 21 della costituzione italiana che sancisce: “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” , si attua con le “abili” mosse della corporazione dei giornalisti che vogliono vietare ogni forma di diffusione dell’informazione , che naturalmente sia difforme da quella da loro stessi manovrata ( L’informazione online ha i giorni contati Italia, le libertà online sono a rischio ).


Oggi è in atto una vera e propria repressione studiata per limitare la libertà personale, degna dei migliori regimi di stampo sudamericano, per colpire i sostenitori della tecnologia aperta che sono anche i maggiori sostenitori della diffusione delle informazioni.

Per quello che concerne la parte “tecnologia” vediamo come è stato generato l’effetto “pericolo” con il quale è stato diffuso il terrore tra gli imprenditori:

a) Pericolo hacker: l’ideologia “libera” propria della cultura hacker, l’innata filosofia del “metterci le mani sopra” cozzano terribilmente contro il potere del controllo, “hacker” è criminale e deve essere isolato.

b) Hacker evolve in nuovo “professionista” della tecnologia: lo smanettone con la sua filosofia è in grado di dimostrare tutte le lacune della società digitale, è in grado di provare che la nuova società dell’informazione non esiste. Tali conclusioni possono essere sinonimo di pericolosità per ogni forma di business, tutto questo è un buon motivo per denigrarlo e combatterlo.

c) Si delinea una linea politica improntata sulla repressione: si utilizzano i vari mezzi di controllo sociale, come i mass-media tradizionali per finire con la produzione di legislazioni repressive e proibizioniste.

Non sono affatto convinto che i noti attacchi ai siti e-commerce furono ideati dalle comunità hacker, non credo che la violazione di alcuni siti blasonati, come quello di Microsoft, siano imputabili a qualche cracker pazzo. Come accade da secoli la storia si ripete: i potentati economici sono nelle mani dei soliti noti, i politici sono sempre più coinvolti con l’economia ed il suo potere e dunque si prestano al volere del business: basta poco per mettere in campo i tradizionali mezzi del controllo sociale: la legge come solito strumento repressivo, la legge utilizzata per bloccare quel poco di informazione digitale. E ‘ anche vero però che la storia dimostra come leggi proibizioniste poco abbiano potuto contro la filosofia del “metterci le mani sopra” e quindi poco hanno fatto per impedire la diffusione dell’informazione.


I vari tentativi di discredito e di controllo verso la nuova frontiera della società dell’informazione non funzionano, dopo anni di bugie alcune persone iniziano a capire che alla base del castello di potere vi è la disinformazione. L’evoluzione del mercato dell’Information Technology impressa dal business dell’Open Source è servita a rendere pubbliche vecchie logiche di potere: i detentori del modello capitalista tentano di combattere utilizzando i tradizionali mezzi del controllo sociale la diffusione della conoscenza e dell’informazione.

Probabilmente siamo di fronte ad un cambiamento, uno scossone che pochi potranno apprezzare, solo coloro che hanno capito a fondo la filosofia di GNU potranno prendere coscienza di questa rivoluzione che non ha determinato spargimenti di sangue: non saranno nuovi regimi dalle leggi becere ed anticostituzionali a fermare la conoscenza e lo sviluppo di nuove ideologie e tecnologie.

Queste piccole rivoluzioni danno possibilità di creare nuove opportunità per chi ha saputo cavalcare al meglio questa nuova forma di business. Semmai qualcuno di questi uomini dovesse arrivare nella stanza dei bottoni, si spera che non si affidi alle vecchie regole del potere, ma cerchi di utilizzare al meglio la sua nuova posizione. E ‘ troppo fresco il ricordo della faccenda della “seconda repubblica”….. Se veramente le cose dovessero degenerare come è accaduto in politica, mi chiedo già da oggi a cosa sarebbe servito tutto questo… Allora c’è solo il business, e con la Bi maiuscola.

Stefano Tagliaferri

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  • Anonimo scrive:
    Scusate ma non ho capito
    Scusate ma non ho capito.Facciamo una ipotesi assurda: un ombrello ci ripara dalla pioggia e dal sole, anche un cappello ci ripara dalla pioggia e dal sole, entrambi risolvonon lo stesso problema, quindi secondo la "teoria degli equivalenti", il possessore del brevetto sull'ombrello puo' avanzare diritti anche sul cappello.Altro esempio: il motore a scoppio converte energia (chimica) in un movimento rotatori, anche il motore elettrico converte energia (elettrica) in un movimento rotatorio, risolvono lo stesso problema ma in due modi diversi, quindi il brevetto di Benz (motore a scoppio se non ricordo male...) impedirebbe a Thomson di costruire il suo motore elettrico.Se fosse cosi` mi pare che la stupidita` umana abbia il sopravvento su tutto. Vi rendete conto di quali conseguenze ne verrebbero per tutto il mondo dell'informatica?
  • Anonimo scrive:
    0 Concorrenza?
    concordo con l'opinione che una legge così frenerebbe l'economia e favorirebbe l'accentramento di sviluppo e produzione di diversi prodotti. Senza calcolare poi le negativissime conseguenze che deriverebbero da un mercato o da un settore privo o carente di concorrenza.
    • Anonimo scrive:
      Re: 0 Concorrenza?
      - Scritto da: Re-Tech
      concordo con l'opinione che una legge così
      frenerebbe l'economia e favorirebbe
      l'accentramento di sviluppo e produzione di
      diversi prodotti. Senza calcolare poi le
      negativissime conseguenze che deriverebbero
      da un mercato o da un settore privo o
      carente di concorrenza.concordo pienamente, chi ne trarrebbe vantaggi sarebbero solo e soltante le varie major tecnologiche, ma, di fatto, ai vari utenti non ne verrebbe niente di positivo
      • Anonimo scrive:
        Re: 0 Concorrenza?

        concordo pienamente, chi ne trarrebbe
        vantaggi sarebbero solo e soltante le varie
        major tecnologiche, ma, di fatto, ai vari
        utenti non ne verrebbe niente di positivoBhe, tu parli di vantaggi, e sono pure daccordo, ma vantaggi come questi durano poi per un periodo limitato nel tempo, per poi trasformarsi in una situazione impossibile da gestire che si ritorce contro tutti.
  • Anonimo scrive:
    vedi Caso RAMBUS
    Vedi il caso di Rambus che minaccia tutti i produttori di SDRAM per "presunte" violazioni del loro brevetto
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