La UE vara la banda larga

Non è una barzelletta: Bruxelles si è accorta che i mercati comunitari del broadband sono in mano ai soliti noti. Varata una raccomandazione. Entro il 2005 la metà delle connessioni europee dovrà essere a banda larga. C'è qualcuno che ride


Roma – All’inizio del 2003 gli apparati decisionali comunitari si sono accorti che il mercato della banda larga e lo sviluppo del broad band in molti dei paesi dell’Unione Europea sono nelle mani dei soliti grandi, cioè degli “ex” monopolisti. E così la Commissione UE ha raccomandato il varo di una risoluzione per la liberalizzazione del broad band, una raccomandazione che porta con sé una serie di impegni a sbloccare l’attuale situazione di mercato viziato.

Discutibile perno di questa operazione sono le autorità TLC nazionali che dovranno far valere il proprio peso per rivedere e trasformare i mercati dei singoli paesi.

I provider alternativi agli operatori “incumbent”, che appunto incombono sui mercati nazionali, hanno chiesto serie misure europee ormai da lunghissimo tempo e da anni gli utenti di molti paesi, come l’Italia, hanno dovuto scontare anche sul broad band quanto già accaduto sul narrow band, ovvero la posizione di mercato ex domine esercitata dai colossi delle TLC che furon di stato.

Al centro della raccomandazione c’è la questione fondamentale dell’ultimo miglio, termine ormai divenuto mitologia per grandi quantità di utenti e di imprese ma che, nella realtà, significa possibilità per gli operatori alternativi di fornire servizi ai propri clienti senza l’ingombrante intermediario di sempre, l’onnipresente ex monopolista. L’idea della raccomandazione è di far quello che tutti gli incumbent hanno sempre contrastato: ridurre il costo di accesso all’ultimo miglio per gli altri operatori. Se funziona, una rivoluzione.

Erkki Liikanen, gioviale commissario alla Società dell’Informazione, ha presentato di nuovo il volto dell’ottimismo. “Entro il 2003 – ha detto – tutti gli Stati membri dovranno impegnarsi a disegnare una strategia per la banda larga coerente con la competizione”. Dichiarazioni che risulterebbero inevitabilmente stantìe se, questa volta, non fossero accompagnate dalla raccomandazione.

Sempre Liikanen ha spiegato la portata della visione che, pur con grosso ritardo, la Commissione ha finalmente abbracciato: “Entro il 2005 tutta la Pubblica Amministrazione della Eurozona dovrà avere internet a banda larga. L’obiettivo finale è quello di avere, entro il 2005, la metà delle connessioni europee IP a banda larga”. Wow!

Sebbene a tremare più degli altri sia probabilmente Deutsche Telekom, che riesce tuttora nel colpaccio di farsi pagare da tutti gli utenti broadband che devono poi pagare anche un altro provider per accedere in banda larga, la mossa della Commissione, se uscirà dalla carta, rischia di far tremare tutti gli incumbent.

Non è un caso che qui da noi poco dopo l’annuncio di Bruxelles è arrivato il commento di Renato Soru, leader maximo di Tiscali, secondo cui si può parlare di raccomandazione capace di garantire “il decollo dell’internet ad alta velocità in Europa”. Incurante di alcune critiche che a Roma in questi giorni vengono mosse da alcuni utenti Tiscali proprio sul broadband, Soru ha spiegato come ora le singole autorità nazionali delle TLC si devono sentire direttamente impegnate a verificare e modificare l’attuale situazione relativa alla banda larga.

Soru si è detto soddisfatto che la Commissione abbia saputo sottrarsi alle “loro pressioni”, dove quel “loro” è riferito ai grandi monopolisti delle TLC europee, e ha sottolineato che senza una immediata “presa d’atto” della raccomandazione da parte delle Autorità nazionali, avrebbe fine “la competizione nel mercato internet, creando di fatto una situazione di monopolio in ogni singolo paese europeo”. Monopolio che secondo alcuni già esiste da anni.

Ma la raccomandazione non parla solo di banda larga. Come hanno spiegato i commissari, infatti, alle autorità TLC nazionali dei cosiddetti 18 mercati rilevanti europei si chiede ora di riesaminare tutto quello che va dai servizi internazionali su linea fissa all’accesso alla rete di telefonia pubblica, al telefono residenziale, dal roaming ai servizi avanzati e via dicendo.

A questo punto è d’obbligo tenere gli occhi aperti. L’Autorità TLC italiana sarà ben presto chiamata a rispondere della propria “interpretazione” della raccomandazione. Guai a chi ride. Dita incrociate, calma e gesso.

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