Lampi di Cassandra/ L'altro Steve

di M. Calamari - Di Wozniak, uno dei tre cofondatori di Apple e l'unico tecnico, si è detto poco. Eppure proprio lui è stato il primo leader ad abbandonare Cupertino: e la Mela gli è sopravvissuta. E lui ha fatto lo stesso
di M. Calamari - Di Wozniak, uno dei tre cofondatori di Apple e l'unico tecnico, si è detto poco. Eppure proprio lui è stato il primo leader ad abbandonare Cupertino: e la Mela gli è sopravvissuta. E lui ha fatto lo stesso

Esistono persone geniali e poliedriche di cui è difficile descrivere la vita, anche limitandosi agli eventi più significativi. È più facile descrivere la storia di un essere “non umano” come un’azienda, ma in questo caso aldilà dei numeri, delle date e dei prodotti, cose certamente importanti, quello che può essere raccontato è spesso figlio di opinioni e schieramenti.

Quando poi due situazioni di questo tipo si intrecciano, cioè la vita di un grande uomo e quella di una grande azienda interagiscono profondamente, il racconto difficilmente può essere completo, spesso è solo ripetitivo: scrivere qualcosa di nuovo od almeno di interessante diventa veramente difficile. Da ultimo, l’abbandono od il cambiamento di ruolo del fondatore di una grande azienda è uno dei momenti più complessi in assoluto.

Cassandra però ama le storie poco note di persone che sono state capaci di cambiare vita abbandonando un’azienda come Apple Computer nel 1985 per scegliersi una nuova strada, anche se questo li ha portati molto oltre la luce dei riflettori, ed a vivere negli ultimi 26 anni come persone “normali” (anche se milionarie) e non come rockstar.

Si, avete ragione: questo non è (per fortuna) l’ennesimo articolo sull’abbandono della carica di CEO di Apple da parte del povero Steve Jobs, ma sull’altro Steve, quello che ha creato la “ciccia” che ha permesso alla Apple Computer di nascere e crescere. È un articolo sull’altro Steve di Apple, Steve Wozniak, il vero hacker dietro la Mela. Un vero hacker che, insieme proprio a Jobs, ha lavorato con Captain Crunch sulla mitica (ed oggi illegale) Blue Box, e il fatto di essere un hacker fin nel midollo è dimostrato dal suo onnipresente nick “Woz”, o da quello usato dai suoi più sfegatati ammiratori, il quasi ricorsivo “Wizard of Woz”.

Woz è stato l’unico e riconosciuto creatore di Apple I e dei suoi successori Apple ][ ed Apple ][e, il primo (spesso non viene sottolineato abbastanza) personal computer disponibile per chiunque non fosse disposto ad assemblarsi un costoso giocattolo che parlava solo con una fila di lucette lampeggianti. Il computer di Woz invece aveva la tastiera (si, l’Altair 8800 non l’aveva), usava una televisione come schermo ed un registratore a cassette come memoria permanente e “parlava” in BASIC appena acceso, invece di buttarti in un BIOS. Nel giro di due anni, dal 1976 al 1978, divenne il primo personal con un vero sistema operativo basato su disco, anche questo frutto principalmente del lavoro di Woz.

La linea Apple ][ rimase l’unica fonte di guadagno dell’Apple per un decennio, e le fornì il tempo ed i soldi per portare avanti costosi fallimenti (quasi una regola per l’Apple) come l’Apple /// e Lisa, sopravvivere ed infine produrre una macchina più semplice e di prezzo abbordabile come il Macintosh 128. Ma a quel punto Woz se ne era già andato, e quindi il Macintosh era una macchina così chiusa che nemmeno si poteva aprire perchè usava, prima tra tutte, le famigerate viti Torx i cui cacciaviti erano introvabili. A quel punto Apple era già diventata quella di oggi, un posto dove si forgiavano prodotti rivoluzionari ma anche no: Newton e Pippin vi dicono nulla? Questi ultimi due fallimenti esprimono bene il periodo in cui la crisi dell’Apple era ai valori massimi, mancando sia Woz che Jobs, ed avendo solo manager strapagati ma del tutto ordinari nella stanza dei bottoni.

Forse la fonte più densa di informazioni sui prodotti di quegli anni è questa singola slide di Wikipedia da cui i giovani esploratori potranno semmai partire a caccia di cose mai viste.

Un piccolo cammeo: ai tempi dell’Apple ][e nella scatola c’erano due manuali di uguale dimensione. Uno conteneva tutte le istruzioni per l’uso, l’altro era formato quasi completamente da un lungo ed incomprensibile listato di assembly 6502. All’epoca mi aveva colpito, ma ovviamente non potevo comprenderne l’importanza. Era il BIOS completo del Apple ][e. Si dice che il pubblicarlo sia stato un argomento di grande discussione tra Woz e Jobs, ed uno degli ultimi brevi momenti di apertura di Apple Computer. Un altro esempio delle stesse interazioni ed evoluzioni tra il fondatore tecnico di un’azienda, quello commerciale ed il loro primo prodotto la si può ritrovare a grandi linee tra Paul Allen, Bill Gates ed il Micro-Soft BASIC. Ma questa, ancorchè molto simile, è davvero un’altra storia.

Jobs è una persona ammirevole, che ha saputo portare avanti convinzioni maturate mentre dormiva sul pavimento a casa di amici (l’importanza di calligrafia e font) fino a farli diventare chiave di volta di prodotti rivoluzionari come LaserWriter e Macintosh. Un vero self-made man, nel più perfetto stile americano. Ammirevole anche per l’attaccamento sovrumano al suo lavoro e alla sua passione, che mostra anche attraverso la lotta con la sua malattia. Veramente tanto di cappello.

Ma Jobs si è anche coperto del “fango” di aver scientemente concepito solo prodotti chiusi e di averli protetti con ogni arma fisica e legale possibile ed immaginabile, contribuendo non poco all’attuale pietoso e grave stato dell’informatica di consumo, e quindi della Rete stessa. Dando il giusto peso alle cose (“giusto” è ovviamente anche frutto di opinioni) è difficile dire se un bilancio netto, se qualcuno lo volesse calcolare, sarebbe positivo o negativo.

Ma in questo mondo basato sulla pubblicità, sul debito e sulla competizione, che ha ormai completamente perso di vista il valore della produzione e della creatività reali, l’esempio di una figura come quella di Woz, che ha saputo essere geniale ma anche non schiavo del successo delle sue idee, fermarsi e cambiare vita ed interessi, rimane incredibilmente ammirevole. Lui ne ha parlato nel suo libro “How I Invented the Personal Computer, Co-Founded Apple, and Had Fun Doing It”. Ne ha scritti solo due, e tanto per confermare lo stile della persona l’altro è “The Official Computer Freaks Joke Book”!.

Per questo, essendo ormai Woz praticamente invisibile ai cittadini della Rete di oggi, merita senz’altro di essere ricordato in mezzo mille articoli ed editoriali fotocopia, e soprattutto di essere additato come modello di un diverso e più positivo stile di vita e di un assai più generoso modo di contribuire al bene comune.

Perciò, almeno da parte di Cassandra, grazie ancora Woz!

Marco Calamari
Lo Slog (Static Blog) di Marco Calamari

Tutte le release di Cassandra Crossing sono disponibili a questo indirizzo

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29 08 2011
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