Manca il latte artificiale, la truffa è servita

Manca il latte artificiale, la truffa è servita

La carenza di latte artificiale che si sta verificando negli USA ha portato a un'ondata di nuove truffe: i raggiri passano dai social.
La carenza di latte artificiale che si sta verificando negli USA ha portato a un'ondata di nuove truffe: i raggiri passano dai social.

Negli Stati Uniti, i neogenitori sono alle prese ormai da oltre un mese con una preoccupante carenza di latte artificiale. Se ne sono accorti anche i cybercriminali, agendo di conseguenza e mettendoli nel mirino. In che modo? Attraverso una serie di raggiri attuati sui social network. L’allerta è stata lanciata dal BBB (Better Business Bureau) che descrive il fenomeno come in repentina crescita.

La questione è trattata in un nuovo intervento comparso sul blog ufficiale di Bitdefender. La software house propone, tra le altre soluzioni, anche Ultimate Security, una suite all-in-one che mette al sicuro dati e dispositivi, proteggendo protegge la vita digitale a 360 gradi.

Nuova truffa negli USA, dove c’è carenza di latte artificiale

Coloro da poco diventati mamme o papà stanno vedendo comparire annunci pubblicitari che solo apparentemente promuovono la disponibilità dei prodotti, ma che sono in realtà destinati a rivelarsi fasulli. Una volta avvenuta una prima interazione da parte delle incolpevoli vittime (a volte è sufficiente toccare un’immagine sullo schermo), la truffa si attua attraverso un contatto che si concretizza mediante messaggistica privata. Per rendere il tutto più credibile, i malintenzionati inviano fotografie delle presunte scorte disponibili. Neanche a dirlo, in seguito al pagamento richiesto, il destinatario della transazione si dilegua con in tasca il bottino.

Gli acquirenti effettuano il pagamento attraverso una piattaforma peer-to-peer come PayPal o Venmo, ma il latte artificiale non arriverà mai.

In questo caso, le dinamiche di profilazione degli utenti attivi sui social network semplificano enormemente il compito dei cybercriminali. Questi possono andare a colpo quasi sicuro. Sono infatti spesso gli stessi genitori a condividere spontaneamente informazioni e contenuti a proposito del loro status. Una pratica che, in futuro, potrebbe avere ripercussioni anche su chi oggi è solo un innocente neonato, come scritto su queste pagine in un articolo del 2018.

Tornando al raggiro in questione, BBB invita a prestare la massima attenzione e a rivolgersi esclusivamente ai rivenditori autorizzati.

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Fonte: Bitdefender
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Pubblicato il 27 mag 2022
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