Lavoro IT/ L'analista PowerPoint

di G. Cubasia - Interfaccia tra sviluppatori e committente, dovrebbe essere un fine psicologo. Capace di interpretare le volontà di chi non ha bene chiaro cosa vuole da un progetto

Roma – Il talento di un Analista PowerPoint in fase di realizzazione è utile come lo è un fiammifero all’inferno, tuttavia visto in un altro contesto devo riconoscere che la sua abilità con i colori e le immagini è tutt’altro che disprezzabile.

Joel Spolsky nel suo articolo del 2002 “Il segreto dell’Iceberg” fa un buon esempio di come un Analista PowerPoint sia in alcuni ambiti addirittura indispensabile.
L’esempio di Joel è ottimo: immaginate di volere una cucina come quella di un cuoco internazionale e per questo chiamate un architetto. Cosa gli direste? Su che cosa concentrereste la vostra attenzione? Non certo sui dettagli tecnici o sulla tecnologia usata per fissare le piastrelle. Guardereste il disegno è direste se è bello oppure no e poi fareste qualche domanda su quello che conoscete (probabilmente per sentito dire), il tipo di materiale del piano di lavoro, o forse il tipo di legno usato o la posizione delle luci.

Beh, i nostri Clienti/Utenti/Committenti fanno esattamente lo stesso con il nostro progetto.
Valutano la bontà del prodotto dalla bontà delle slide.
Perché? Perché non ne sanno un fico secco di tecnologia e probabilmente neanche della problematica o del problema che con la vostra soluzione risolvereste, eppure l’azienda li ha messi là a decidere. Pollice su o pollice verso, è questa la decisione che sono chiamati a prendere e quindi su qualche parametro devono prendere la decisione e la decisione la prendono in base alla presentazione in PowerPoint che l’analista sta loro proiettando.
Nella loro mente scatta l’equazione Ottima presentazione = Ottimo prodotto .
Ed il gioco è QUASI fatto.

Tutta fuffa, dirà il Bravo Programmatore, ed in effetti è cosi, ma di più non si può fare e vi dirò perché.
I nostri Clienti/Utenti/Committenti non solo ignorano l’oggetto della presentazione, ma hanno anche un linguaggio tutto loro di comunicare. Un linguaggio un po’ “settario”, lasciatemi passare il termine, come quello che usano i medici o gli avvocati. E sono anche un po’ snob, hanno dei pregiudizi nei confronti dei tecnici che hanno il difetto di farli sentire inadeguati.

L’Analista PowerPoint è il loro interlocutore ideale. Come loro ignora quasi completamente quello che si cela dietro il suo disegno e le complessità tecniche. Un po’ come il venditore di auto che vi sta dicendo che la macchina ha l’ABS e l’ECM, ma che non ha la più pallida idea di come funzioni e quando usarlo.

La comunicazione è una cosa difficilissima da realizzare, non soltanto dobbiamo parlare la stessa lingua, dobbiamo dare lo stesso significato ai vari termini usati, dobbiamo capire il contesto, dobbiamo avere gli stessi valori e dobbiamo anche fare lo sforzo di capire quello che l’altro non ci ha detto, ma intende dirci. E l’Analista PowerPoint è la persona adatta a questo.

Solo a titolo di esempio, nel linguaggio del nostro Cliente/Utente/Committente il sistema diventa un’ opportunità , le funzioni del sistema sono le modalità strategiche , il corretto funzionamento del sistema è un saving o un vantaggio competitivo , le inefficienze del suo reparto o dell’azienda sono bisogni scoperti e cosi via.

Da Bravo Programmatore mi verrebbe da dire che nessun sistema IT al mondo, per quanto perfetto, può sopperire alla persona e che quindi PRIMA del bisogno occorrerebbe verificare con un assessment il grado di maturità e competenza dell’Organizzazione del Cliente/Utente/Committente, per non correre il rischio di dare una formula uno al guidatore della domenica.
Ma tutto questo l’Analista PowerPoint non lo dirà mai al Cliente/Utente/Committente. Perché uno dei suoi skill più grandi è quello di essere un fine psicologo.

Dice al Cliente/Utente/Committente quello che Lui vuole sentirsi rispondere, gli fa vedere quello che Lui vuole vedere. E naturalmente evita di scendere in fastidiosi ulteriori dettagli, tra le altre cose incomprensibili al nostro Cliente/Utente/Committente.
In pratica riesce a dargli quella sensazione di sicurezza come l’ha colui il quale si sente nella sua area di confort.

Il grosso pericolo di tutto questo è quello che indica Joel, e cioè che il nostro Cliente/Utente/Committente arrivi a pensare: “Se hanno fatto una così bella presentazione, non gli ci vorrà molto a realizzare il prodotto. Praticamente è fatto, o quasi” oppure “hanno capito (?!) perfettamente quello che penso di volere, quindi, adesso riusciranno a realizzare il prodotto che voglio”.
È inutile dire che il rischio di tutto questo ricade poi sul team di sviluppo che se non opportunamente “garantito” dovrà fare i salti mortali per soddisfare il nostro Cliente/Utente/Committente.

Ad ogni modo, io la figura dell’Analista PowerPoint la imporrei di forza in molti progetti (50-60% del totale) in cui invece di un’interfaccia tecnica si ha il manager di Dilbert a fornirvi i requisiti ed a valutare il vostro lavoro.
Gli darei il ruolo di consulente psicologico o di traduttore logico – (Caos)-logico lasciandolo, come dice Joel, a discutere con i clienti delle specifiche del colore e della forma del pulsante e per lasciar lavorare il team di sviluppo con la sua corrispondente interfaccia tecnica.
Troppo bello per essere vero, eh?

Giuseppe Cubasia
Cubasia blog

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  • Jerricho Cothery scrive:
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