Lavoro IT/ Leone in gabbia

di Giuseppe Cubasia - Rassegnarsi alla cattività? Farsi ammansire dai contentini? Chi sa di valere sa di poter scegliere. E magari decide di mettersi in proprio

Roma – Siete seduti sulla vostra console e vi fermate un attimo ad osservarvi. Vi rendete conto che adesso lavorate molto più di prima, ma non solo, quello che fate non vi gratifica.

Certo, il vostro lavoro è importante, e senza di voi molte cose non andrebbero avanti, è probabile che nessuno possa sostituirvi e che anche un solo giorno d’assenza possa causare pesanti disagi all’azienda o al cliente, eppure tutto questo non è riconosciuto da nessuno. Non è riconosciuto dal Cliente per cui siete un fornitore come un altro, non è riconosciuto dalla vostra azienda per cui siete “merce sostituibile”. Siete soli. Certo la vostra condizione non è dissimile da quella di molti altri che lavorano nell’ICT, e di sicuro è uguale a quella dei vostri colleghi di lavoro, ma nessuno alza la testa, nessuno protesta. Si potrebbe certo fare qualcosa per cambiare la situazione, ma occorrerebbe unione, collaborazione ed anche una certa determinazione, ma nessuno prende l’iniziativa. Troppo rischio, troppa paura.

Allora provate a portare le ragioni del vostro disagio al vostro diretto superiore, ma le risposte sono vaghe, indirette. Al massimo si ottiene un contentino, assolutamente insufficiente a sollevarvi da quello stato di apatia e di frustrazione che ormai da un po’ è il vostro tono di fondo.

Cercate allora di rivedere l’intera situazione dall’inizio. L’annuncio parlava di un posto stimolante, per una persona dinamica, capace, esperta. Voi lo siete e siete anche di più di questo. Portate a termine il lavoro sempre e dove non sapete vi informate, imparate, studiate, capite e risolvete, perché un Bravo IT è come l’angelo che sbriglia la matassa dei problemi. Dopo questi fatti vi sentite più forte, ed allora provate con maggiore determinazione a chiedere di più a pretendere di più, ma la risposta che ricevete è sempre la stessa: “Se non ti sta bene, quella è la porta”.

Poi un giorno, senza nessun preavviso, quella porta la prendete davvero, ed allora ecco che vi corrono dietro cercando di fermarvi. All’improvviso si sono accorti che senza di voi le cose non si possono più fare e, non si sa perché, vi offrono lo stesso trattamento che degli sconosciuti non hanno avuto problemi a riconoscervi, il tutto con fare ragionevole, in modo affabile e con un’espressione sincera. Delle persone sorde e cieche alle vostre richieste ora non vi è traccia.

Il vostro corpo vi trasmette una strana sensazione: adesso per la prima volta da quando siete lì avete forza contrattuale. Ma più che una controparte interessata a quanto potete offrire sembrano solo interessati ad ammansirvi. In realtà, più che fermarvi, cercano di prendere tempo, di ritardare l’inevitabile uscita dalla gabbia. Non provano a rilanciare, non vi danno maggiori possibilità di quelle che avete già in mano, il loro è un bluff e lo sanno, ma qualcuno ogni tanto ancora ci casca e sceglie di rimanere. Sembrerebbe una buona scelta, il futuro è sempre incerto, ma è una scelta perdente e la leggete negli occhi di chi è rimasto lì al palo.

Una maggiore consapevolezza vi sovviene, sapete di valere. Qualcuno l’ha riconosciuto, avete delle qualità, lo avete sempre saputo, ma ora ne avete la conferma ed alla fine rifiutate la controproposta perché ora siete saliti ad un maggiore livello di coscienza. Vi rendete conto che rimanere ancora lì dove siete solo per una questione economica è insufficiente a ridarvi slancio e vitalità. Avete bisogno di aria e di libertà, avete bisogno di vivere.

Non tutti però riescono a fuggire da questo stato di “Leone in gabbia”, eppure ne avrebbero le potenzialità.

Esiste un’arte per convincere le persone a fare qualcosa e si chiama Retorica, esiste una tecnica per vincere le battaglie e si chiama l’Arte della Guerra. Una delle massime dell’Arte della Guerra dice: non costringere mai il tuo avversario con le spalle al muro, concedigli una via di fuga, altrimenti ti si rivolterà contro infliggendoti pesanti perdite. Ma questo è ignorato dai più. Molte aziende, spesso piccole e padronali, spremono, spremono, fino a (quasi) far perdere alle persone la speranza di una qualità di vita migliore.

Ed è a questo punto che si cercano (e si devono cercare) strade nuove e nuove opportunità professionali. Ovviamente si può fare anche di più di avere una nuova opportunità: esiste la possibilità di crearsi da soli il proprio futuro. Ci si può mettere in proprio, o meglio ancora, si può realizzare una propria idea, un’idea vincente, magari insieme a qualche altro che, come voi, ha un sogno in un cassetto.

Sono nate cosi alcune grandi corporate americane. A volte può bastare un prodotto semplice da usare e corrispondente alle tasche ed alle necessità del cliente. Insomma, basta un obiettivo alla vostra portata e la consapevolezza dei propri mezzi e grazie alla vostra preparazione i risultati arriveranno. L’importante è che nel vostro cervello vi sentiate sempre liberi e mai in gabbia, solo in questo modo non potranno mai farvi sparire dalla faccia quell’aria soddisfatta di chi sa che Vale.

Giuseppe Cubasia
Cubasia blog

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