Le major: Kazaa è un insulto

No, all'industria musicale non basta che gli utenti australiani non possano più utilizzare il celebre sistema peer-to-peer. Il blocco dell'utenza, a loro dire, è un'offesa alla Corte che imponeva i filtri sui contenuti protetti
No, all'industria musicale non basta che gli utenti australiani non possano più utilizzare il celebre sistema peer-to-peer. Il blocco dell'utenza, a loro dire, è un'offesa alla Corte che imponeva i filtri sui contenuti protetti


Roma – C’è aria di guerra tra major e Kazaa in Australia, dove si riteneva che l’intervento del tribunale invocato dall’industria dei contenuti avesse messo in ordine le cose. ARIA , l’associazione dei discografici australiani, ha accusato Sharman Networks, patron di Kazaa, di aver aggirato abusivamente l’ ingiunzione con cui i magistrati avevano imposto l’integrazione, nel celebre sistema di scambio, di filtri che impediscano lo sharing di contenuti protetti.

Secondo ARIA è inaccettabile la scelta di Sharman Networks di impedire l’accesso a Kazaa agli utenti australiani anziché apporre i filtri richiesti dal tribunale. ARIA utilizza parole durissime per descrivere l’accaduto: “Sharman ha snobbato la Corte. Era stata data loro la possibilità di fare la cosa giusta e l’hanno gettata al vento. Non si può dar loro fiducia neppure sul prendere i più semplici provvedimenti necessari ad adeguarsi all’ordinanza del tribunale e hanno di nuovo dimostrato che non intendono far nulla contro le attività illegali che vengono portate avanti in massa sul loro sistema”.

Le posizioni sono chiarissime: da un lato Sharman, che ritiene di aver adempiuto alle richieste del tribunale australiano rendendo il suo sistema inutilizzabile da parte degli utenti australiani, dall’altra le major, che confidavano nel procedimento contro Sharman in Australia per fermare, o comunque contenere, il funzionamento di Kazaa in tutto il Mondo .

“Abbiamo eseguito quanto richiesto – sostiene Sharman oggi – impediamo ora che il nostro software sia scaricato in Australia… Gli utenti che già lo hanno fatto vengono avvertiti da un warning specifico”. “L’ordinanza – specifica Sharman – riguarda la violazione del diritto d’autore in Australia. Tutte le attività che potevano essere considerate un avallo (di questa violazione, ndr.) sono state bloccate per eseguire quanto richiesto dal tribunale, in previsione dell’imminente appello di febbraio”.

Difficile però che la questione si concluda qui e che fino a febbraio le major accettino questa operazione. “E’ chiaro – ha dichiarato un portavoce di ARIA – che non hanno mai avuto intenzione di applicare i filtri, il minimo di cui avevano bisogno per continuare a far funzionare il sistema. La loro risposta è un insulto al tribunale, al pubblico e a tutti gli artisti il cui lavoro viene scambiato illegalmente con quel sistema”. E’ dunque probabile che ARIA ricorra nuovamente al tribunale perché ponga fine a questa “manovra” di Sharman.

Non è certo la prima volta, peraltro, che Sharman prende in contropiede l’industria: lo aveva già fatto nel 2002 quando, inseguita dall’industria in Olanda, aveva audacemente spostato la propria sede in Australia mediante un giro di partecipazioni societarie. Nel dicembre di quell’anno aveva persino incassato una sentenza con cui la Corte Suprema olandese aveva stabilito che i produttori di Kazaa non possono essere ritenuti responsabili se alcuni dei loro utenti utilizzano il software a fini illegali. Una “visione” opposta a quella più recentemente espressa dalla Corte Suprema degli Stati Uniti.

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06 12 2005
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