Le major possono chiudere i newsgroup

Succede in Belgio dove i provider firmano un'intesa con le major dell'IFPI per rendere inaccessibili quei newsgroup che secondo i discografici vengono utilizzati perlopiù per scambiare illecitamente file musicali


Roma – Sono i newsgroup il nuovo obiettivo dei discografici impegnati nel perseguire quegli spazi Internet che vengono talvolta sfruttati anche con finalità illecite, per esempio per scambiarsi file musicali . La conferma arriva dal Belgio, dove provider e industria di settore hanno stretto un accordo che non ha precedenti.

In sostanza, stando all’ intesa sottoscritta dall’associazione locale dei provider e la federazione internazionale dei fonografici IFPI , gli ISP si impegnano ad impedire ai propri utenti e clienti l’accesso a quei newsgroup che i discografici ritengono vengano utilizzati per distribuire illegalmente musica online.

Il protocollo, frutto di un lungo lavoro di analisi e di discussione tra le parti, prevede che IFPI possa inviare una richiesta ufficiale ai provider quando il newsgroup preso di mira “contiene” una “quantità sostanziale” di musica distribuita senza autorizzazione. Per “musica” si intendono anche eventuali link a file da scaricare, come ad esempio i link ai file del peer-to-peer o del download condiviso di BitTorrent .

Le strategie e le policy di implementazione delle richieste di blocco dei discografici verranno poi sottoposte ad una revisione periodica da parte dei sottoscrittori del protocollo.

Secondo i provider, “il protocollo è un significativo passo avanti nelle relazioni tra gli ISP e i detentori di diritti d’autore come IFPI. Inoltre il protocollo dimostra che l’industria dell’accesso può risolvere importanti questioni volontariamente attraverso l’autoregolamentazione”.

La scelta di firmare un documento di questo tipo, che rappresenta probabilmente la più imponente aggressione alle libertà di comunicazione fin qui concesse da Usenet , una delle applicazioni pionieristiche della rete più amate dai suoi utenti, deriva evidentemente dai conflitti legali che sempre più spesso proprio i detentori del diritto d’autore innescano contro i provider. Questi ultimi solo in rari casi, come l’ISP americano Verizon o il militante XS4ALL olandese , hanno scelto di contrastare le richieste delle major in nome del diritto dei propri utenti di fruire liberamente e ampiamente delle opportunità messe in campo dalle major.

Inoltre, osserva qualcuno, ancora una volta passa il principio per il quale è meglio censurare del tutto uno spazio internet anziché perseguire chi commette un illecito , ed è meglio perché, sostanzialmente, è assai più facile e meno dispendioso.

Va da sé, infine, che per gli utenti belgi sottoposti a questa novella forma di censura molti rimangono gli strumenti per connettersi ai newsgroup , grazie a quelli messi a disposizione da Google , ad esempio, o a quelli pensati dai moltissimi operatori che in rete offrono l’accesso a Usenet. Il rischio, sostiene qualcuno, è che la controversa scelta degli ISP belgi possa “far scuola” anche in altri paesi.

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