Le web appliance cadono dalle nuvole

Facebook e Google: incidenti recenti alimentano le preoccupazioni degli utenti. L'informatica Internet-centrica è sicura?

Roma – Le previsioni di Eric Schmidt, il CEO di Google che quasi due anni fa vaticinava che le applicazioni e i dati sarebbero finiti tutti online, in una “nuvola” in cui i confini tra software locale e hardware remoto fossero impercettibili all’utente finale, sembrano scricchiolare sempre di più. I grandi network sociali usati da milioni di utenti perdono quantità imbarazzanti di informazioni personali, e certe vulnerabilità potrebbero far vacillare la fiducia che gli utenti ripongono nel cloud computing.

Oltre quindici milioni di utenti su Facebook hanno perso (o rischiato di perdere) le proprie foto, quando domenica notte un problema al sottosistema di storage di uno dei network sociali più popolari in assoluto ha fatto sparire tra il 10 e il 15% dei miliardi di immagini ospitate online .

La società si è poi affrettata a rassicurare tutti, dicendo che le foto andate perdute sarebbero state recuperate dalle copie multiple dei contenuti pensate proprio per far fronte a tali eventualità. Eventualità improbabili, ma che sembrano verificarsi con ciclicità: “Durante un aggiornamento software altrimenti di routine venerdì notte – dice l’ingegnere Evan Priestley – siamo incappati in alcuni problemi con il nostro sistema di storage delle foto e alcuni hard disk contenenti le foto solo apparentemente saltati tutti in una volta”.

Nessuno ha ancora capito quello che di preciso sia successo, ma qualcosa è successo: i consigli si sprecano, dal conservare il backup dei propri dati in locale all’ utilizzare più di un servizio online per minimizzare il rischio che vadano perduti per sempre.

In questi giorni ha sofferto anche Google Docs , supposta nuova frontiera della produttività online che per ora ha qualche problema di sicurezza nella gestione dei privilegi di accesso ai documenti. Google parla di “una percentuale molto piccola” di documenti affetti dal bug, ma di certo la rassicurazione non farà piacere a quelle aziende che usufruiscono del servizio (magari nella sua versione “corporate”) e che hanno visto loro malgrado rendere pubblica la condivisione dei suddetti documenti.

“Siamo dispiaciuti per i problemi che la cosa ha causato – dice Google contrita – comprendiamo le preoccupazioni dei nostri utenti (infatti il bug ha condizionato anche noi) e stiamo prendendo la cosa molto sul serio”. Basteranno le rassicurazioni di Mountain View a temperare le apprensioni dei cittadini della rete riguardo ai rischi del cloud computing ?

Alfonso Maruccia

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