Legge antispamming negli USA

La chiedono due parlamentari che vogliono pene, anche carcerarie, per chi si macchia di spam sulla Rete. La proposta di legge, la seconda in materia, questa volta potrebbe ricevere un grande appoggio
La chiedono due parlamentari che vogliono pene, anche carcerarie, per chi si macchia di spam sulla Rete. La proposta di legge, la seconda in materia, questa volta potrebbe ricevere un grande appoggio

Washington (USA) – Questa potrebbe essere la volta buona. Dopo il fallimento di simili iniziative in passato, ora gli Stati Uniti potrebbero dotarsi in tempi rapidi di una legge che rende lo spamming un reato e prevede pene anche carcerarie per chi è recidivo.

A proporre una nuova legge antispamming, con l’appoggio di parlamentari di entrambi gli schieramenti, sono due parlamentari, un democratico e un repubblicano, Rick Boucher e Bob Goodlatte.

I due si dicono convinti che sia necessario porre fine ad un fenomeno che in misura crescente sta intasando le infrastrutture dei provider e inizia a costare decisamente troppo ad operatori ed utenti. La UE ha calcolato i danni da spam in 10 miliardi di euro l’anno.

L’Anti-Spamming Act 2001, che dovrà essere vagliato dal Congresso, considera un crimine l’abuso di un indirizzo di posta elettronica privato per inviare posta non richiesta. Allo stesso modo rende reato il continuare a inviare email ad un indirizzo di posta elettronica dopo che il suo intestatario ha chiesto di non ricevere più messaggi non richiesti.

Le pene prevista della legge vanno dai 10 dollari di multa per ogni email che viola la legge ad una multa “forfettaria” di 15mila dollari. Fino a 12 mesi di carcere sono invece previsti per chi “insiste” nell’inviare email non richieste.

E mentre i provider si fanno sentire per appoggiare la proposta, ci si chiede che efficacia possa avere una legge federale americana anti-spamming sul complesso dello spam che gira in tutto il mondo. Quel che appare chiaro è che, come già accaduto per altre normative Internet, se passa una legge del genere al Congresso, presto quella stessa norma potrebbe farsi largo in Europa e in Asia.

Rispetto all’anno scorso, quando una proposta approvata dalla Camera dei Rappresentanti fu bocciata dal Senato, quest’anno Boucher e Goodlatte possono contare su un appoggio bipartisan piuttosto ampio. Al punto che Boucher ha dichiarato: “Normalmente ci vogliono fino a quattro anni per far passare in Congresso una legge così rilevante. La mia previsione è che entro un anno questa proposta sarà legge”.

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18 03 2001
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