Lettere/Peacelink rettifica su Grauso

Peacelink ci ha scritto ritenendo fuorviante un articolo apparso su Stand By sulla questione domini. Ecco la rettifica e la replica dell'autore del pezzo


Web (internet) – “Solo ora leggo il titolo del tutto fuorviante di un vostro articolo relativo alla campagna di PeaceLink sulla tutela del non profit in rete, Domini, PeaceLink se la prende con Grauso ; vi chiedo pertanto una dovuta pubblicazione della presente rettifica.

Ci tengo in primo luogo a precisare che in nessun articolo o editoriale di PeaceLink si indica la persona in questione come un responsabile dell’anomalia domini in Italia. Speravo che, in particolare, il nostro editoriale “Grauso e l’incetta domini: una storia già scritta” fosse già chiaro ed esplicativo, ma a questo punto ritengo sia doveroso chiarire.

Sono almeno due anni che denunciamo una anomalia tutta italiana sulla gestione del Top Level Domain .it sia a livello di regolamenti (la Naming Authority) che di organizzazione della struttura e dei costi di registrazione (Registration Authority). Il caso Grauso è pertanto da considerarsi solo un effetto (ampiamente prevedibile), e non certo una causa di una gestione del TLD .it che in questi ultimi anni ha teso a favorire in maniera più o meno consapevole le speculazioni commerciali sulla rete a danno delle realtà deboli presenti sulla stessa.

In tale ottica la lettera aperta Cara PeaceLink stavolta ti sbagli (di cui avrei avuto il piacere di leggere almeno il nome del mittente) non ha molto senso, visto che manifesta solo una lettura piuttosto superficiale ed approssimata dei nostri articoli ed editoriali: in quella lettera del resto si denunciano esattamente le stesse cose di cui parliamo da almeno due anni. La maggiore inesattezza di quella lettera è poi nella valutazione del peso minimo dato al nostro interesse in questi anni per la questione domini: inesatta sia nella ricostruzione dei fatti, perché da due anni siamo l’unica associazione telematica presente in Italia a trattare questi temi; sia nella valutazione del peso della nostra campagna, che ha già a nostro avviso suscitato dovute attenzioni in campo politico (non è certo un caso l’essere presenti su senato.it), anche presso coloro che dovranno occuparsi di una piu’ attenta verifica della gestione dell’Internet in Italia; sia infine per aver impedito, con la forza delle nostre denunce, violazioni ancora più palesi e pesanti del principio del “pari diritto in rete”.

<a href="mailto:v.moccia@peacelink.it]
Responsabile [PeaceLink[http://www.peacelink.it” target=”ontop”>Vittorio Moccia campagna tutela non profit in rete


Caro Vittorio,
la lettera è firmata da me, come puoi vedere alla fine del testo che hai criticato. Ho, leggendo quanto scrivi, il sospetto che tu abbia letto soltanto la prima pagina di quella lettera e forse per questo tu non abbia visto la firma del mittente (qui trovi la seconda pagina ).

Sostieni di non aver voluto accusare Grauso, ma nel tuo editoriale hai sostenuto che l’operazione condotta da Grauso equivale ad un “sequestro di persona virtuale”. Questo non significa indicarlo come “causa”, come peraltro evidenziato nella mia risposta, quanto invece prendersela con l’operazione che ha compiuto, opinione che ritengo naturalmente legittima ma che non condivido per i motivi che ho esposto.

La mia risposta a te e all’ottimo Carlo Gubitosa verteva su questo “nodo” visto che sul resto della questione domini, come ben sai dalla lettura di altri miei commenti alla cosa, siamo in totale sintonia, come evidenziato anche nella mia lettera aperta. Ho, ma forse non l’hai letto, affrontato anche il ruolo di associazioni come la tua, del no-profit e dell’e-commerce. Per questo mi spiace che tu abbia avuto l’impressione di una sottovalutazione del ruolo di Peacelink, perché al di là delle considerazioni che in quel pezzo ho formulato su Peacelink stessa, il tuo commento occupava la posizione principale nel nostro settimanale.

Quanto all’essere l’unica associazione telematica ad aver fatto campagne in materia questo è essenzialmente vero, proprio come Punto Informatico per anni è stato l’unico organo di informazione italiano ad occuparsi della materia. Ma ritengo che se ora della cosa si parla e se si fanno interrogazioni in Parlamento “il merito” sia di Grauso e non sia ascrivibile se non in minima parte a Peacelink o a Punto Informatico e a quanti altri sul problema dei domini hanno voluto investire proprio tempo ed energie.

Un caro saluto,
Paolo De Andreis

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