L'FBI gli trova porno sul PC, e lui denuncia MS

Un uomo, già in carcere per aver giocato troppo con le armi da fuoco, decide di rivalersi su BigM dopo che l'FBI ha scoperto che conservava filmati porno auto-prodotti e visitava siti web a luci rosse
Un uomo, già in carcere per aver giocato troppo con le armi da fuoco, decide di rivalersi su BigM dopo che l'FBI ha scoperto che conservava filmati porno auto-prodotti e visitava siti web a luci rosse

Accade negli States, precisamente nel Connecticut: Michael Alan Crooker, in galera per aver venduto armi da fuoco modificate illegalmente e attrezzatura per la creazione di ordigni esplosivi, è andato su tutte le furie dopo aver dovuto subire lo scorno, il “grande imbarazzo” dice lui, di vedersi spiate le peculiari abitudini di navigazione dagli agenti del Federal Bureau of Investigation .

Il fattaccio verte su un PC Compaq Presario acquistato dall’uomo nel 2002, messo in vendita dalla catena Circuit City, specializzata in elettronica. Il computer gli era stato fornito con XP precaricato e diverse utilità di sicurezza, che secondo il personale dello store avrebbero dovuto fornire una difesa adeguata alla sua privacy . Il PC era stato poi sequestrato dal Bureau of Alcohol, Tobacco and Firearms (ATF), durante un raid per sospetto commercio illegale di armi da fuoco non autorizzate nel giugno del 2004.

Ma l’ATF, mancando delle adeguate skill per analizzare a dovere il personal del criminale, lo ha inviato all’unità specializzata della FBI. Qui gli agenti hanno penetrato le presunte barriere difensive gestite dal software DriveLock di Compaq e, attraverso analisi forensi, hanno scoperto la presenza di file video ritraenti incontri sessuali “fatti in casa” tra Crooker e la compagna, oltre alla prova della predilezione dell’uomo per i siti pornografici, presenti in grande quantità nella cache e nella cronologia di Internet Explorer.

Crooker, stando a quanto dichiara lui stesso, ha raggiunto un accordo con HP, attuale proprietaria del marchio Compaq, e con lo store Circuit City, e si prepara ora a perseguire, da dietro le sbarre, il colosso dei sistemi operativi. Obiettivo: 200mila dollari di risarcimento per i danni morali che la mancata efficacia delle misure pro-privacy messe in atto sul PC gli hanno comportato.

Internet Explorer era infatti programmato per cancellare i file in locale della navigazione web ogni cinque giorni e l’uomo, sconvolto per il recupero messo in atto dai cybercop federali, sostiene che “con questi parametri si suppone venga permanentemente cancellato e non si suppone possa essere recuperabile”.

La parola ora passa alla corte alla Corte Superiore del Massachusetts interessata del caso, anche se, suggerisce qualcuno, Crooker farebbe bene ad approfondire concetti quali l’importanza del data wiping , oltre alle magie del metodo Gutmann e la sovrascrittura dell’HD con dati pseudo-casuali crittograficamente forti .

Alfonso Maruccia

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07 03 2007
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