Liberalizzazioni TLC, il no dei sindacati

I sindacati confederali sono contrari allo scorporo della rete fissa da Telecom Italia. Sulla loro posizione, il commento di Aduc
I sindacati confederali sono contrari allo scorporo della rete fissa da Telecom Italia. Sulla loro posizione, il commento di Aduc

Firenze – I segretari generali dei settori TLC di Cgil Cisl e Uil sottolineano, in una nota, la loro contrarietà alla cessione, da parte di Telecom Italia della sua rete fissa.
“Oggi la rete fissa rappresenta lo strumento fondamentale per la convergenza e per mantenere alta la capacità tecnologica e dunque competitiva dell’azienda. Per questo è decisiva l’unicità, se Telecom vuole rimanere un’azienda di riferimento nazionale ed internazionale”. Il riferimento è alle vicende che interessano l’incumbent e le prospettive per il suo immediato futuro.

Al comunicato diffuso dai sindacati controbatte l’ Aduc che, con una nota firmata dal presidente Vincenzo Donvito, commenta:
“Per i sindacati confederali, il forte indebitamento dell’azienda dovrebbe essere superato, per esempio, con una ricapitalizzazione. Ovviamente non ci dicono da dove dovrebbero arrivare questi capitali e, considerato che stiamo parlando di una delle maggiori aziende privilegiate dallo Stato, sotto il controllo dello stesso attraverso la golden share, non saremmo estremisti nel pensare che i nostri sindacati stiano perorando l’aiuto dello Stato in una qualche forma.

La crisi economica-finanziaria di Telecom potrebbe essere buona occasione per ripensare tutto il sistema di telefonia fissa in Italia, oggi basato su un gigantesco abuso di posizione dominante dell’operatore Telecom che, nel contempo, si ritrova con l’ultimo miglio a fornire ai suoi concorrenti gli strumenti vitali per i prodotti che offrono. Ma i sindacati, invece, siccome pensano solo alle questioni di salvaguardia occupazionale come se fossero avulse dal contesto e sopratutto dal mercato, le questioni di liberalizzazione e apertura del mercato non le considerano, anzi colgono l’occasione per ribadire che l’assetto di negazione della concorrenza che oggi vige è il migliore e per questo va difeso anche – magari – chiedendo un maggiore intervento dello Stato.

Lasciamo ad altre occasioni e ad esperti del settore (che noi, associazione di consumatori, non siamo) le valutazioni sulla ricetta occupazionale in sé fornita dai sindacati alla crisi di questa azienda.
Evidenziamo invece che il sistema si regge grazie agli alti costi (tra i maggiori in UE e nel mondo occidentale in generale) fatti pagare ai consumatori in cambio di servizi con qualità molto discutibile, e che potrebbe cambiare, aprendo i mercati alla concorrenza, proprio con la cessione ad un “primus inter pares” della rete fissa.

Su questo i sindacati confederali dicono il contrario, per cui prendiamo atto che sono contro la liberalizzazione della telefonia… a meno che non abbiano una ricetta di Stato per questa liberalizzazione… ma noi non ne siamo edotti”.

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10 09 2006
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