LimeWire, gli editori ripongono il coltello

Trovato un accordo tra i publisher musicali statunitensi e il popolare software P2P. Nessun problema per il founder Mark Gorton, che rimane ora in attesa di capire quanto dovrà sborsare alle etichette a stelle e strisce
Trovato un accordo tra i publisher musicali statunitensi e il popolare software P2P. Nessun problema per il founder Mark Gorton, che rimane ora in attesa di capire quanto dovrà sborsare alle etichette a stelle e strisce

Ad annunciarne l’ufficialità sono stati gli stessi rappresentanti legali di circa 30 editori musicali a stelle e strisce: LimeWire potrà proseguire sulla sua strada, liberato dalle grinfie della National Music Publisher Association (NMPA). Le due parti in causa hanno infatti trovato un decisivo accordo, che pone dunque fine ad una battaglia durata quasi un anno.

Ulteriori dettagli sono però rimasti avvolti nell’ombra . Un giudice di Manhattan ha sottolineato come le due parti debbano ora dividersi equamente tutte le spese legali . Il founder di LimeWire Mark Gorton potrà ora togliersi dalle spalle un peso particolarmente gravoso, in precedenza scagliato da publisher musicali come Universal, Sony e Warner/Chappel.

Il coltello degli editori si era abbattuto alla metà dello scorso giugno su uno dei software P2P più popolari degli ultimi anni. LimeWire veniva così accusato di violazione del copyright su larga scala, in particolare di quei diritti appartenenti ai cosiddetti songwriter , agli autori e compositori. La causa era stata intentata parallelamente a quella delle varie etichette, che aveva portato alla chiusura dei download per il servizio di Gorton.

Proprio quest’ultima causa rappresenterà ora il palco principale su cui andrà in scena il futuro di LimeWire. Una decisione del giudice è prevista per il prossimo maggio , quando sarà deciso quanto succo colerà dalla spremitura del software P2P. I rappresentanti della Recording Industry Association of America (RIAA) avevano ipotizzato una mega-sanzione pari a 1 miliardo di dollari. Si attendono maggiori dettagli sull’accordo strappato ai publisher statunitensi.

Mauro Vecchio

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09 03 2011
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