Linux: le regole di Linus

In una lettera ad una frequentatissima mailing list, il padre di Linux spiega quali sono i principi da seguire per chi vuole utilizzare il termine Linux nei propri progetti


Web (internet) – “Io non voglio, come tanti altri, che Linux sia un nome associato a comportamenti inaccettabili o estremi ed è importante che Linux non venga associato a truffe, ad azioni di cybersquatting e via dicendo. Una simile situazione la odierei per ovvie ragioni. A me piace essere orgoglioso di Linux e della strada che ha fatto. Non vorrei dovermi scusare per Linux”: così Linus Torvalds, il padre di Linux, inizia una lettera inviata alla mailing list linux-kernel per spiegare la propria posizione rispetto ai tentativi di alcune aziende di registrare il nome Linux. Per spiegare che se c’è un possessore di trademark questo è lui, come d’altra parte da sempre gli viene riconosciuto dall’intera comunità Linux.

Torvalds, che ha scelto come sua consuetudine una strada alternativa per far conoscere il proprio pensiero (“ho pensato che una mail pubblica fosse la risposta migliore per i tanti che mi scrivono”), quella della mailing list, ha anche sottolineato che se lui si considera proprietario del marchio “non è perché io ami vedere il mio nome sulla stampa ma soltanto perché mi occupo di controllare l’uso del nome”. La legge sui trademark, ha osservato nella sua mail, Torvalds “richiede” a chi possiede un trademark di occuparsi dell’uso che se ne fa: “al contrario, per esempio, della legge sul copyright, dove chi lo possiede è il proprietario sempre e comunque a meno che non ceda la proprietà, e anche in quel caso conserva dei diritti”.

“Anche in situazioni che non sono truffe o cose del genere, ha scritto Torvalds, usi VALIDI di Linux possono rivelarsi negativi se significano bloccare altri utilizzi validi di Linux. Queste credo che siano le regole di fondo e credo che tutti potremmo essere d’accordo su di esse”. In altre parole: sì all’uso di Linux da parte di tutti ma non all’uso di Linux quando questo uso inibisce qualcun altro da fare lo stesso.


Il padre del sistema operativo open source ha anche tenuto a spiegare che “se lo scopo dell’uso della parola linux è quello di realizzare un progetto Linux, questo non significa automaticamente e in senso assoluto che si debba ottenere un mio permesso. Questa è l’ultima delle cose che vorrei. Io voglio che Linux, come termine, sia il più libero possibile e la vera ragione per possedere il marchio è quello di proteggerlo piuttosto che di utilizzarlo come una sorta di grimaldello legale”.

“Ma, ha poi continuato, se lo scopo è quello di registrare, per esempio, mylinux.com, solo per cercare di venderlo poi in cambio di dinero (così nell’originale, n.d.r.), allora questo è uno scopo che io, ma credo chiunque, non troverei accettabile perché l’uso di Linux, in questo caso, sarebbe quello di bloccare qualcun altro dall’uso dello stesso e di ottenere da Linux dei soldi”.

Torvalds “assolve” invece l’uso del termine per specifici brand, come Red Hat Linux, perché “non tolgono ad altri la possibilità di crearne di propri”.

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