Linux è standard. Parola di LSB

Dopo quasi due anni di lavoro il Free Standards Group ha rilasciato la nuova versione 2.0 della Linux Standard Base, specifica che mira a standardizzare la piattaforma Linux e garantire interoperabilità fra distribuzioni
Dopo quasi due anni di lavoro il Free Standards Group ha rilasciato la nuova versione 2.0 della Linux Standard Base, specifica che mira a standardizzare la piattaforma Linux e garantire interoperabilità fra distribuzioni


San Francisco (USA) – “Un componente essenziale per il successo sul mercato di Linux”. Così il Free Standards Group (FSG), organizzazione indipendente e non profit con sede a San Francisco, ha definito la nuova versione della specifica Linux Standard Base (LSB) 2.0, standard appoggiato da diversi soggetti chiave del mercato Linux.

L’obiettivo dell’FSG è quello di sviluppare e promuovere un insieme di standard che incrementino la compatibilità fra le varie distribuzioni Linux e garantiscano che le applicazioni possano installarsi e girare indifferentemente su ogni sistema conforme allo standard. L’organizzazione sostiene che queste specifiche vanno a beneficio sia degli utenti, che possono migrare con più facilità da una distribuzione all’altra, sia degli sviluppatori di software, che possono tagliare i costi di sviluppo creando una sola versione delle proprie applicazioni capace di girare sulle maggiori distribuzioni di Linux, fra cui quelle di Red Hat, Novell/SuSE, Mandrakesoft, Conectiva, e Turbolinux ( qui un elenco dei software certificati).

Oltre ai nomi appena citati, fra i membri della LSB compaiono quelli di tre fra i più importanti produttori di server al mondo, IBM, HP e Dell, e del distributore cinese Red Flag.

“Le distribuzioni che acquisiscono la conformità a LSB ottengono l’interoperabilità con le applicazioni software scritte per lo standard. Questo è di importanza cruciale per il crescente successo di Linux, soprattutto perché semplifica lo sviluppo e il porting delle applicazioni da parte dei venditori indipendenti e garantisce che gli utenti finali non siano obbligati a legarsi ad una piattaforma operativa chiusa”, si legge in un comunicato dell’FSG. “Altrettanto importante, il supporto allo standard LSB assicura che Linux non si divida in progetti derivati e incompatibili (fork), ma continui ad essere il sistema operativo a più alto tasso di crescita dell’industria. I venditori di applicazioni salveranno milioni di dollari basando le proprie applicazioni su di un insieme di standard ben definiti”.

Fra le maggiori novità di LSB 2.0 il supporto ai moduli, un tipo di aggiornamento che in futuro consentirà all’FSG di estendere il nucleo delle proprie specifiche con nuovi standard che, pur essendo basati sulle linee guida generali, saranno dedicati a specifici segmenti del mercato.

Le nuove specifiche introducono poi una application binary interface (ABI) per il linguaggio di programmazione C++, aggiunta particolarmente importante visto che buona parte delle applicazioni odierne sono proprio scritte in tale linguaggio.

“Includere in LSB il supporto al C++ dà a centinaia di venditori di software la possibilità di portare le proprie applicazioni verso Linux in modo più semplice ed economico”, ha affermato l’FSG.

LSB 2.0 aggiunge poi il supporto alla Single Unix Specification 3.0, un insieme di API standard per Unix, e alle architetture PowerPC 64, S390, S390X e AMD64, che si affiancano così a IA32, IA64 e PowerPC 32. LSB comprende anche una vasta gamma di tool per Linux, fra cui suite di test, un ambiente di sviluppo, esempi d’implementazione e documentazione per sviluppatori.

Nel suo lavoro, FSG fa anche riferimento ad una celebre campagna pubblicitaria di Microsoft basata su quattro pinguini “mutanti” associati dallo slogan: “Un sistema operativo aperto non ha solo vantaggi”. Il big di Redmond sottolineava l’esistenza di molte varianti di Linux, condizione che l’azienda considera un grosso ostacolo alla sua implementazione. “LSB – ha dichiarato a questo proposito Jim Zemlin, executive director di FSG – è la più decisa e convincente risposta a critiche come questa”. “Uno standard forte – ha concluso – eviterà alla comunità di Linux di ripetere gli errori commessi in passato dai vendor di Unix”.

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14 09 2004
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